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San Severo. Il vero problema del parcheggio di piazza Cavallotti

Nelle piazze, lungo i viali e soprattutto sui social non sono poi tanti gli argomenti sui quali i sanseveresi amano confrontarsi. Nelle ultime settimane, però, alcuni temi sono diventati una costante del dibattito pubblico: la recente riqualificazione di piazza Incoronazione, la possibile istituzione dell’isola pedonale in via Tiberio Solis, la mancanza di un vero cartellone di eventi estivi e, naturalmente, il parcheggio interrato di piazza Felice Cavallotti. Ed è proprio su quest’ultimo argomento che, forse, sarebbe opportuno soffermarsi un po’ di più, ma con maggiore cognizione di causa. Si è discusso molto dell’aspetto estetico, delle scelte progettuali, delle soluzioni strutturali adottate dai tecnici rispetto al progetto originario e della maggiore o minore fruibilità degli spazi. Tutti temi legittimi, sui quali è giusto che ci siano opinioni diverse. Ma c’è una domanda che rischia di rimanere sullo sfondo e che, invece, dovrebbe essere al centro del dibattito: come verrà gestito il parcheggio una volta completato? Perché realizzare un’opera è una cosa. Farla funzionare bene è un’altra. Quel parcheggio, costato circa 5 milioni di euro di soldi della collettività, potrebbe rappresentare molto più di una semplice infrastruttura destinata a ospitare automobili. Potrebbe diventare uno degli strumenti attraverso i quali rilanciare il commercio del centro storico, rendere più accessibile il cuore della città, favorire la presenza dei visitatori e accompagnare una nuova idea di mobilità urbana. Ma tutto questo dipenderà soprattutto da come sarà gestito. Chi lo gestirà? Il Comune direttamente? Una società specializzata? Una cooperativa? Come sarà effettuato l’affidamento? Sarà possibile coinvolgere giovani del territorio nella gestione della struttura? Si potrebbe ipotizzare una partnership con operatori privati, garantendo al tempo stesso condizioni e obiettivi nell’interesse della città? Sono domande tutt’altro che secondarie. Anzi, forse sono proprio queste le domande che dovremmo porci oggi, prima che il parcheggio venga consegnato alla città. Perché sarebbe paradossale investire milioni di euro per realizzare una struttura e arrivare alla consegna dell’opera senza avere già definito un modello di gestione capace di valorizzarla. E qui si apre una riflessione più generale sul modo in cui una comunità affronta le proprie trasformazioni. È possibile versare litri di inchiostro — reale o virtuale — per esprimere giudizi, spesso non richiesti e talvolta persino di carattere tecnico, sulle opere pubbliche, e dedicare molto meno spazio a idee, proposte e soluzioni concrete? Non sarebbe più utile, almeno questa volta, provare a rovesciare il paradigma? Invece di chiederci soltanto se il parcheggio ci piace o non ci piace, chiediamoci come possiamo farlo funzionare al meglio. Invece di limitarci a criticare il progetto, proviamo a immaginare un modello di gestione. Una cooperativa di giovani? Un affidamento attraverso una gara pubblica? Un accordo con un operatore specializzato? Un sistema integrato con la sosta cittadina, il commercio, gli eventi e la promozione turistica? Perché il parcheggio non dovrebbe essere considerato un contenitore isolato. Potrebbe diventare un pezzo di una strategia più ampia per il centro cittadino. Si potrebbe, ad esempio, ragionare su tariffe agevolate per chi frequenta i negozi del centro, convenzioni con le attività commerciali, sistemi di pagamento digitali, abbonamenti per residenti e lavoratori, informazioni turistiche e servizi capaci di accompagnare il visitatore dalla propria automobile direttamente nel cuore della città. Sono solo idee. Ma è proprio dalle idee che dovrebbe partire il confronto. Una città cresce quando i suoi cittadini imparano a passare dalla critica alla proposta, dal giudizio alla partecipazione, dalla lamentela alla capacità di immaginare soluzioni. Il confronto pubblico, allora, non dovrebbe riguardare soltanto ciò che è stato fatto, ma soprattutto ciò che si può ancora fare. Il parcheggio di piazza Cavallotti potrebbe diventare un’occasione importante per San Severo. Ma perché lo diventi davvero non basterà aprire i cancelli e consentire alle automobili di entrare. Bisognerà avere una visione. E forse sarebbe bello che, per una volta, il dibattito cittadino partisse da una domanda semplice: non se il parcheggio sia bello o brutto, giusto o sbagliato, ma come possiamo trasformare quei cinque milioni di euro in un investimento capace di produrre valore per tutta la città? È anche da domande come questa che si misura la maturità di una comunità: dalla capacità di costruire, proporre e suggerire, oltre che criticare. Perché criticare è facile. Immaginare il futuro e contribuire a costruirlo è molto più difficile. Ma è esattamente ciò di cui San Severo ha bisogno.

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