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San Severo, la Presidenza perde il profilo super partes: scoppia il caso politico-istituzionale

Le cariche istituzionali non sono un’estensione della maggioranza di turno né un megafono politico da utilizzare quando conviene. Sono funzioni di garanzia. Rappresentano l’intera comunità, anche chi non ha votato quella maggioranza. Per questo motivo richiedono equilibrio, misura, imparzialità e soprattutto coerenza.

Non sono qualità accessorie: sono il fondamento stesso della credibilità istituzionale. Quanto sta accadendo a San Severo solleva una questione politica e istituzionale che non può essere liquidata come una normale polemica.

Solo poche settimane fa la Presidente del Consiglio comunale richiamava con fermezza tutte le forze politiche alla responsabilità, invitando a non trascinare le istituzioni nello scontro e a mantenere toni consoni al ruolo. Un appello condivisibile, che sembrava voler segnare un confine chiaro tra il legittimo confronto politico e la tutela delle istituzioni.

Oggi, però, quella stessa linea viene clamorosamente smentita dai fatti. L’intervento pubblico contro un ex consigliere comunale di maggioranza non è un gesto neutro: è una scelta politica. E quando a compierla è chi presiede l’aula consiliare, il messaggio che passa è inevitabilmente diverso. Non si tratta più di un’opinione personale, ma di una presa di posizione che coinvolge il prestigio e la neutralità dell’istituzione.

Non si può chiedere sobrietà agli altri e poi abbandonarla nel momento in cui si decide di entrare direttamente nella contesa. Non si può invocare il rispetto dei ruoli e poi confondere il piano istituzionale con quello politico. Questo doppio registro — garantista a parole, parte in causa nei fatti — mina la credibilità del ruolo ricoperto.

Non può inoltre passare inosservato come, nei commenti al proprio post pubblicato, la Presidente del Consiglio abbia assunto toni apertamente critici e deliberatamente rivolti verso una parte dell’opposizione. Anche questo aspetto non attiene più alla sfera della legittima opinione personale, ma incide direttamente sulla percezione di imparzialità che la funzione richiede. È proprio da atteggiamenti di questo tipo che, inevitabilmente, discendono poi l’innalzamento dei toni e il clima di tensione che si registrano durante le sedute consiliari.

Quando chi è chiamato a garantire equilibrio e misura entra direttamente nella contesa politica, il rischio concreto è quello di alimentare dinamiche conflittuali che finiscono per riflettersi sull’intero funzionamento dell’aula, con un danno che non riguarda le singole parti ma l’istituzione nel suo complesso e la comunità che essa rappresenta.

La Presidenza del Consiglio comunale non è una carica politica qualsiasi: è una funzione che dovrebbe garantire tutti, maggioranza e minoranza. Quando questa funzione perde il suo profilo super partes, il danno non è circoscritto a una polemica momentanea.

Si incrina la fiducia dei cittadini nell’imparzialità e serietà delle istituzioni. La coerenza non è una virtù retorica, è una responsabilità. E chi richiama gli altri al senso delle istituzioni deve essere il primo a incarnarlo, soprattutto nei momenti di tensione. Diversamente, ogni appello alla responsabilità rischia di suonare come una formula vuota, buona per le dichiarazioni ufficiali ma smentita dai comportamenti concreti.

I consiglieri comunali di opposizione: Carrabba Felice, Cataneo Ciro, Damone Anna Maria, Florio Loredana, Irmici Leonardo, Masucci Angelo, Sderlenga Francesco, Spada Alessandra, Vene Raffaella.

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