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San Severo: L’ADDIO AD ANTONIO LUIGI GRIMALDI

di ENZO VERRENGIA

Con il dottoreGRIMALDI San Severo e un ambito ben più grande perdono non solo un luminare della medicina, che tante vite ha sottratto all’incubo materializzato della malattia, ma anche e soprattutto una personalità di rilievo sociale che non avrà sostituti. La caduta a picco del territorio, caratterizzata dalla crescita incontrollabile della criminalità più barbara, risente moltissimo del venire meno di figure come la sua, perfetto modello d’intelligenza, preparazione e signorilità.«Medico, sportivo dilettante, poeta» è scritto sul risvolto di copertina della sua più conosciuta raccolta di liriche, UN’ESTATE D’AMORE. In quei versi, GRIMALDI esprime una cultura che travalica ad ampio raggio il suo pur notevole bagaglio professionale. E rileggendoli oggi che lui non c’è più, si riascolta la voce dolce, argentina e del tutto avulsa dal dialetto con cui contrappuntava le sue visite, lunghe, approfondite ed esaurienti, nel corso delle quali ripeteva di continuo ai pazienti: «Ti voglio bene». Era un sincero afflato. Lui voleva bene a un’umanità verso la quale provava empatia, la dote indispensabile per chi ha l’onere di curare l’organismo, così fragile e sfuggente.Forse quell’estate d’amore del titolo allora può essere una metafora dell’intera esistenza del dottore GRIMALDI, solare, ricca di calore umano e per certi versi irripetibile.Un uomo come lui incarnava, da sincero progressista qual era, lo spirito borghese che negli anni aveva reso San Severo un faro della Capitanata, un luogo di produttività, di idee e professioni. Retaggio ormai del tutto scomparso, nell’ascesa di un proletariato che ha avuto accesso alla laurea grazie all’università di massa voluta dai due grandi partiti popolari adesso fusi in uno solo, peraltro fallimentare nell’ultimatornata elettorale.Non è una divagazione polemica. Il dottore GRIMALDI fu un ottimo Sindaco di San Paolo di Civitate, la sua città natale, e lo sarebbe stato anche di San Severo, se qui la politica avesse riacquistato l’eccellenza di una volta,portando in augedegni eredidei monumentaliamministratori rimasti nella memoria di chi ha raggiunto e superato la maturità,anziché un misto di giovanilismo incongruo e opportunismo.Checché ne dicesse TOTÒ, la morte non è una livella. Le differenze rimangono anche sulle lapidi. E se ci sono i peggiori e i migliori, il dottor ANTONIO LUIGI GRIMALDI era al di sopra dell’ottimo.

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