SAN SEVERO: L’associazionismo, volontariato o professione?

In un periodo storico nel quale fare impresa in maniera concorrenziale è diventato sempre più difficile ed oneroso, nel nostro territorio si impongono sempre più nuove forme – molto più subdole e camaleontiche – di speculazione, trainate dalla logica genuina e gentile del volontariato.
Ed è in questo modo che si è arricchita la galassia delle piccole e medie associazioni del territorio che, se da un lato suppliscono in maniera sussidiaria ad un vuoto di welfare lasciato dallo Stato e dalle Amministrazioni locali, dall’altro lato si stanno imponendo sempre più come centri occulti di interesse e di movimentazione asserviti a questa o a quella corrente politica.
Due sono le caratteristiche comuni a tutte queste realtà emergenti: la capacità di fornire sostegno economico alla politica compiacente e di autoriprodursi grazie alla partecipazione massiccia a bandi di finanziamento pubblici ed ai Piani Sociali di Zona, ed in secondo luogo l’abilità di fungere da vere e proprie casse di risonanza di slogan e nuove tendenze politiche, visto l’affidamento e la buona reputazione di cui godono tra i cittadini. Questo non senza conflitti d’interesse ed incompatibilità da parte delle tecnostrutture amministrative a tutti i livelli, spesso legate a doppio filo con questi enti del terzo settore.
Devo dire che però non mi sconforta del tutto l’ingresso della logica aziendale anche nel mondo dell’associazionismo: l’emersione di nuovi “professionisti del volontariato”, spesso ben più remunerati degli appaltatori di opere pubbliche, sta creando un nuovo mercato di lavoro per tanti giovani e miei coetanei che vogliono inserirsi in un mercato sostanzialmente capitalistico ma senza accollarsi particolari oneri fiscali.



