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SAN SEVERO: L’IMPEGNO E LO SFORZO DELLE CONFRATERNITE

Al di là di facili qualunquismi, di memoria corta e di interessate illazioni, è giusto prendere atto dell’attività  delle confraternite che, senza risorse, hanno l’obbligo di custodire e mantenere in buono stato anche vecchie tombe cimiteriali monumentali. A ciò aggiungiamo che tra gli scopi istituzionali degli stessi sodalizi vi è l’assicurazione di una degna sepoltura al prossimo

 

che lo richiede, fornendo a coloro che sono tumulati pulizia, servizi generali e, soprattutto, preghiere di suffragio. La pressante richiesta di loculi che sale dalla popolazione, che va di pari passo con la mancata costruzione di nuovi loculi comunali e con la mancata assegnazione di nuovi suoli, già formalmente richiesti da oltre due anni, (sin dal maggio 2011) fa sì che, compatibilmente con le norme in vigore, si ricerchino soluzioni per individuare ulteriori spazi per fornire luoghi di tumulazione.

Si deve sapere, che le offerte ricavate dall’assegnazione di tali loculi, servono per la ristrutturazione e il restauro delle altre tombe, soprattutto di quelle monumentali. Inoltre, le confraternite si fanno spesso carico della manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici di culto nei quali operano e promuovono il culto. A ciò devono aggiungersi le opere di carità, che nel nascondimento e senza etichette, le confraternite costantemente assicurano. Nè affari, nè guadagni o altro, ma solo senso di responsabilità e correttezza. Se le confraternite potessero, cederebbero le tombe nel giro di minuti, ben volentieri lasciando il tutto al Comune; con tutte le conseguenze che i cittadini ben potrebbero immaginare.

A onor del vero, operare all’interno di una galassia tutta speciale come il Cimitero non è semplice: tra norme napoleoniche e leggi urbanistiche, la discrezionalità istituzionale non può essere sottovalutata; la stessa condiziona, come nel citato caso della mancata concessione di nuovi suoli, la ricerca di soluzioni ottimali. Se a ciò aggiungiamo l’incapacità di accettare, anche da parte delle persone, di nuove soluzioni tecniche, già da tempo utilizzate in tutt’Italia, ben si comprende quando sia problematico affrontare tali questioni. E se a ciò sommiamo anche l’interessato chiacchiericcio di operatori (del cimitero) attualmente esclusi, e di altri che alimentano proditoriamente il venticello del sospetto gratuito, facendo spallucce o altro ancora, tutto è ancor più chiaro. Si deve purtroppo convivere con chi ritiene di avere diritti ma non li ha, con chi ha sempre (o millanta) il padrino che minaccia di bloccare, far revocare e altro ancora. Con chi, contrariamente all’antico detto che recita de gustibus non disputandum est, si agita per definire bello, brutto, pugno nell’occhio o altro ancora, dimenticando che vi sono ragioni, come già evidenziato, che impongono scelte, quando i diritti delle confraternite tardano a essere assicurati.

A tutto ciò devono aggiungersi le responsabilità delle confraternite per la manutenzione delle chiese, spesso grandi opere d’arte, senza la possibilità di fruire di provvidenze istituzionali.

Ma ultimo, ma primo per importanza, l’urgenza delle attività caritatevoli, specialmente in una contingenza economica come quella attuale, con l’auspicio di promuovere nell’immediato futuro attività strutturate di assistenza, integrate nei piani sanitari di zona, per offrire opportunità di lavoro, servizi alla persona e per confermare tali sodalizi nella fedeltà ai loro scopi istituzionali.

Perciò, cerchiamo di essere costruttivi e non buttiamo inutili nuvole nere avanti al sole! Iniziamo a guardare meglio alle questioni fondamentali che occorrerà affrontare per riportare ordine al cimitero, come per esempio ridurre i tempi di concessione dei loculi, riducendoli a 30 anni, con la prospettiva della collocazione negli ossari, liberando così da subito migliaia di loculi e evitando così di ricercare soluzioni di emergenza. Può il Comune avviare questa modifica di regolamenti per raggiungere soluzioni più ragionevoli, come da tempo hanno fatto migliaia di comuni in Italia, come la vicina Sannicandro Garganico? Probabilmente, un’Amministrazione di una Città come San Severo, che ha a disposizione risorse umane adeguate, potrebbe gestire direttamente il Camposanto, senza ricorrere a esternalizzazioni.

LETTERA FIRMATA

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