SAN SEVERO: Maria Pia Montemitro, digiuno di protesta per Gaza, «Mio marito bloccato nella Striscia non riesce a uscire».

Ha appena 34 anni e un passato da data analyst, ma da ieri Maria Pia Montemitro ha scelto un gesto estremo: lo sciopero della fame. Una protesta che vuole accendere i riflettori sulla drammatica situazione umanitaria di Gaza e, al tempo stesso, sulla sua vicenda personale.
Nella Striscia è infatti intrappolato il marito, un giovane palestinese di 25 anni di cui Maria Pia preferisce non rendere nota l’identità. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 12 agosto scorso, ha riconosciuto il suo diritto al ricongiungimento familiare. Ma a oggi quella decisione resta sulla carta: «Nonostante i continui contatti con il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme – spiega – ricevo solo risposte sempre più dilazionate e poco rassicuranti».
Montemitro non è nuova alla solidarietà verso la popolazione di Gaza, con la sua ODV Project Alegria ha promosso iniziative di fundraising e crowdfunding, contribuendo nel 2023 anche a inviare fondi a sostegno della Gaza Circus School. Ma, nonostante l’impegno civile, oggi si scontra con la chiusura delle frontiere e la lentezza delle procedure internazionali.
Le uniche operazioni di evacuazione concluse finora, infatti, hanno riguardato gli studenti, grazie a un corridoio preferenziale attraverso Amman, in Giordania. Per gli altri civili, come il marito di Maria Pia e la sua famiglia, restano solo notizie frammentarie e sempre più razionate.
La giovane donna non nasconde la sua preoccupazione e il suo disappunto per questa triste vicenda familiare: «Israele esercita un ruolo neocolonialista e continua a bloccare gli aiuti umanitari, anche tramite la Gaza Humanitarian Foundation, che ostacola concretamente ogni azione a favore della popolazione gazarina».
E aggiunge: «Tutelare la vita è la necessità più impellente. In questo momento, nella Striscia di Gaza, non è possibile una vita dignitosa».
Nelle ultime ore Montemitro ha scritto al prefetto di Foggia, Giovanni Grieco, per informarlo della situazione e sollecitarne un intervento amministrativo presso il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme, al fine di sbloccare l’impasse. Nelle settimane precedenti, inoltre, aveva già indirizzato una lettera alla presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, per chiedere un impegno diretto del Governo sul suo caso e su quello di tante altre famiglie divise dalla guerra.
Il suo digiuno, iniziato da appena 24 ore, vuole essere un atto simbolico ma deciso: un modo per costringere le istituzioni italiane e internazionali a non dimenticare i civili rimasti intrappolati nella Striscia e i diritti sanciti
dal diritto internazionale.



