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SAN SEVERO: Maturità…che delusione. La lettera di una studentessa penalizzata in sede di votazione.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una giovane ragazza, Ludovica, neo-diplomata presso un istituto di istruzione superiore di San Severo, le cui pagelle hanno sempre “brillato” durante gli anni del Liceo, ma che racconta di aver ricevuto un trattamento poco ragionevole in sede d’esame di Maturità:

«A cosa serve l’impegno, se nessuno lo riconosce?

Fin dalla più tenera età, ci viene insegnato che lo studio, la dedizione e l’impegno costante rappresentano i pilastri su cui costruire il nostro futuro.

La scuola, ci è stato detto, è il luogo della giustizia, in cui il merito viene riconosciuto, valorizzato e premiato. Tuttavia, cosa accade quando questa promessa viene disattesa? Quando l’eccellenza nei risultati scolastici, l’impegno quotidiano e i sacrifici non sono sufficienti a garantire pari opportunità? Quando, di fronte alla valutazione più importante del percorso formativo, altri, con risultati oggettivamente inferiori, vengono inspiegabilmente favoriti?

Questo è quanto mi è accaduto, ed è ciò che intendo oggi portare all’attenzione pubblica: una profonda disillusione nei confronti di un sistema che predica il merito, ma talvolta lo ignora a favore di dinamiche soggettive e opache, che nulla hanno a che vedere con l’equità e la valorizzazione reale della preparazione individuale.

Sono Ludovica, ormai ex studentessa di un Liceo di San Severo. Scrivo questa lettera con la volontà di condividere l’amarezza profonda maturata al termine del mio percorso scolastico, e in particolare in seguito agli esiti dell’Esame di Stato 2025. Ho concluso l’anno scolastico 2024/2025 con media dei voti conseguiti nello scrutinio finale di 10.00, ottenendo il massimo dei crediti scolastici nel triennio, i punteggi più elevati nelle prove scritte dell’Esame e conseguendo anche il diploma EsaBac, un riconoscimento internazionale che certifica una doppia maturità, italiana e francese, simbolo di un percorso d’eccellenza e di impegno linguistico e culturale.

Vale la pena sottolineare che sono stata selezionata, insieme ad altri sei studenti, per rappresentare il mio Liceo in una visita ufficiale al Parlamento Europeo di Bruxelles, su invito di un europarlamentare. Una scelta basata su criteri di merito accademico, approvati dal Collegio Docenti. Eppure, a distanza di pochi mesi, mi ritrovo a dover constatare come quello stesso merito non sia stato riconosciuto nel momento più importante del mio percorso scolastico: l’esame di Maturità.

Il mio intento non è sollevare una questione personale, bensì denunciare una mancanza di meritocrazia che ritengo non più tollerabile all’interno del sistema scolastico italiano. Un sistema che dovrebbe promuovere il merito, riconoscere l’impegno costante e valorizzare la preparazione, ma che talvolta sembra cedere a logiche soggettive, poco trasparenti e, in alcuni casi, penalizzanti proprio nei confronti di chi si è distinto.

È legittimo, credo, interrogarsi su quale messaggio venga trasmesso agli studenti: ha ancora senso investire tutte le proprie energie nello studio, se poi i risultati non vengono pienamente riconosciuti? Quale valore si attribuisce realmente all’eccellenza, se non viene equamente premiata? Credo sia doveroso aprire una riflessione seria su questi temi, affinché la scuola possa tornare ad essere un luogo in cui il merito non solo è riconosciuto, ma rappresenta il fondamento stesso della formazione e della crescita personale e civile.

Non chiedo privilegi. Chiedo giustizia. Chiedo che l’impegno, la fatica, le notti passate sui libri e la passione per lo studio non vengano calpestati da decisioni arbitrarie o da logiche che nulla hanno a che vedere con il merito. Perché il merito non è un’opinione: è misurabile, visibile e tangibile. E quando viene ignorato, non è solo uno studente ad essere tradito: è l’intero senso della scuola a venire meno.

Oggi parlo per me, ma so di parlare anche per tanti altri studenti e studentesse che, come me, hanno creduto nella scuola come strumento di riscatto, come spazio di equità, come palestra di futuro. A loro e a me stessa devo questa denuncia. Affinché mai più l’eccellenza venga taciuta, svilita o lasciata indietro. Perché se la scuola smette di premiare chi vale, allora chi resta a credere nel valore?»

  • Ludovica Niro

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