Prima pagina

SAN SEVERO, MINUZIANO E LA NASCITA DELLA TIPOGRAFIA IN ITALIA

«apud Alexandrum Minutianum»

L’invenzione della stampa a caratteri mobili, accreditata al tedesco Johann Gutenberg, che tanto ha rivoluzionato la produzione e la diffusione della lettera scritta, deve al sanseverese Alessandro Minuziano un significativo contributo nel suo sviluppo in Italia.
Nato nel 1450, due anni dopo la stampa del primo libro con questa tecnica – la celebre Bibbia a 42 linee – dopo i primi studi, a circa 12 anni si trasferirà a Venezia e poi a Milano, passato per Fermo, costretto dalla condizione di esiliato a cui il padre era condannato.
Ormai allievo di Giorgio Merula, verrà scelto da Ludovico Sforza per la cattedra di storia ed eloquenza di Milano, divenendo precettore anche per l’educazione di giovani notabili, riconosciuto quale uomo di grande cultura e studi.
Ma l’amore per la conoscenza e per i libri lo porterà non solo a studiarli, ma a realizzarli, sfruttando la nuova tecnologia che proprio in quell’epoca confermava la sua valenza.
Inizierà così l’attività di stampatore con tutta probabilità nel 1485, all’età di 35 anni, da subito con edizioni di pregio, tra cui gli incunaboli di Orazio, Livio e Cicerone. Di quest’ultimo intorno al 1498 stamperà l’opera omnia, la sua opera tipografica maggiore, in collaborazione con i fratelli Le Signerre – come si evince anche da alcune lettere scritte tra il 1518 e il 1521, centrali per la sua biografia.
Insieme all’attività di docente ed educatore cresceva quella di stampatore ed editore, tanto che ancora del 1498 è una probabile edizione delle Satyrae di Giovenale, come la collaborazione con il tipografo Ambrogio da Caponago, con cui firmerà sei edizioni di prestigio, tra cui due lettere regie di Luigi XII.
Dalla sua stamperia nascono opere di Luchino d’Arezzo, di Virgilio e un’edizione del De oratore di Cicerone. Da annoverare le collaborazioni tra gli altri con l’editore veneziano Antonio Moreto e con Niccolò Gorgonzola.
La fine del XVI secolo segna un incontro particolare per Minuziano, che ospiterà nella sua casa milanese Giovan Paolo Parisio, insegnante e filologo. Con lui collaborerà attivamente ma presto giungerà ad un distacco e successivamente ad un dichiarato scontro, e quando nel 1505 darà alle stampe le Historiae di Livio, ricche delle annotazioni filologiche ad opera dello stesso Parrasio, verrà accusato di plagio.
Lo scontro che ne verrà sarà duro e si strascinerà fino al 1506, anno in cui Parrasio abbandonerà il campo per trasferirsi nella più tranquilla Vicenza.
Nel primo decennio del XVII secolo Minuziano diede vita ad una formidabile attività editoriale, con le stampe tra le altre delle opere di Livio, Sallustio, Senofonte, Floro, Orazio e Plinio il Giovane. Del 1514 un’edizione di Terenzio, curata dal figlio di Minuziano, Vincenzo.
L’editore non mancherà di collaborare con diversi stampatori e tipografi italiani, come testimonia la presenza nel colophon di molte edizioni della formula «apud Alexandrum Minutianum» ossia “con Alessandro Minuziano” proseguendo nei decenni a venire ad arricchire la produzione italiana soprattutto di opere di valore, per autori e qualità dei volumi.
Amante della letteratura soprattutto, l’attività di stampatore non lo arricchirà.
Riconosciuto umanista, editore e tipografo italiano morirà a Milano, presumibilmente nel 1532.
Numerose sono le fonti che lo ricordano, tra cui il volume “Alessandro Minuziano – Un pugliese che, nel segno degli Sforza, rese illustre la città di Milano”.
La sua città natale lo ricorda con la “Biblioteca Comunale Alessandro Minuziano”.
Nazario Tartaglione

Altri articoli

Back to top button