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San Severo: IL PRINCIPE-SACERDOTE DEI SALESIANI

(di MICHELE MONACO)

Il campo di mattonelle dei Salesiani ebbe un principe del calcetto negli anni ’60, un piccolo campione capace di grandi prodezze balistiche con il pallone tra i piedi: FERDINANDO PELLINO, oggi sacerdote in quel di Cerignola. Un ragazzo brevilineo, capelli rossi, lentiggini, ciuffo al vento e sguardo fiero. Cresciuto su quel campo particolare, possedeva una tecnica speciale nel saltare l’avversario. Sia il muretto che il marciapiede servivano per un rapido uno-due, una specie di dai e vai: tocco contro il muretto, come un colpo di biliardo, avversario saltato in controtempo e la palla che tornava davanti a lui pronta per essere scaraventata in rete. Quelle prodezze balistiche erano il frutto di tanti giorni trascorsi sul campo ad allenarsi, ma anche per crescere sempre di più nei valori dell’amicizia, della solidarietà e dell’accoglienza. Valori spirituali e umani con i quali si sono formati tanti ragazzi che hanno popolato il campo e la storia dei mitici <<Salesiani>>. Negli anni ’60 il Direttore dei SALESIANI era  DON LUIGI SAUCHELLI (successore dell’altrettanto autorevole don FRANCESCO STANCO), coadiuvato nel tempo da sacerdoti rimasti altrettanto famosi a San Severo e che si chiamavano don FLORAN, don ABATE, don PETRUCCELLI, don LEMMA e don MARZIA; questi ultimi due curavano i campionati di calcio e le accademie teatrali del circolo ‘DON BOSCO’, presieduto a lungo dal mite e indimenticato NICOLA BALDASSARRE. In quei lontani pomeriggi feriali e nei tornei di calcio della domenica, il campo delle “mattonelle” pullulava di fior di ragazzi-calciatori. Era particolare quel rettangolo di gioco (lo si può vedere ancora adesso):  aveva le linee laterali segnate non da normali strisce di gesso ma delimitate una da un muretto di circa 50 centimetri d’altezza e l’altra da marciapiedi alti circa 10 centimetri. Solo le linee di fondo erano segnate col gesso. Una porta era collocata quasi a ridosso del muro della villa comunale e l’altra verso la cancellata di Viale 2 Giugno. Gli spettatori, sempre numerosi, si dislocavano lungo i marciapiedi e sopra (o dietro) il muretto laterale formando un rettangolo umano a stretto contatto con i calciatori, dei quali sentivano il minimo respiro e verso i quali riversavano le loro più svariate e colorite espressioni di incoraggiamento o di sfottò.Per il piccolo principe FERNANDO PELLINO c’erano solo elogi.Così andava nei Salesiani negli anni’60.

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