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San Severo: Rigurgiti di micro criminalità

Di Beniamino PASCALE

Rigurgiti di micro criminalità dei giorni scorsi, fanno riemergere disagio e malumore tra i cittadini.

Capita sempre più spesso ascoltare lamentele sull’aumento della macro e micro criminalità, che ha come conseguenza un aumento del bisogno di sicurezza. Che sia cresciuto il numero di coloro che delinquono è un dato oggettivo che rafforza la convinzione dei cittadini sulla necessità improrogabile dell’adeguamento del sistema di prevenzione e protezione in città “urbi et orbi”. C’è una sorta di rigurgito della micro criminalità legata a furti nei locali e nelle abitazioni, box compresi. Restando ferme le competenze istituzionali in tema di sicurezza, che vedono quella assoluta degli organismi statali, spetta al “governo” locale assumersi il compito di promuovere e sollecitare azioni, di effettuare direttamente interventi sia dal punto di vista delle dotazioni strutturali che sul versante operativo, attraverso la Polizia Locale, ad esempio, o tutto ciò che comporta un lavoro di equipe, di rete, che vede come capofila i Servizi sociali e l’assessorato di riferimento che sta muovendosi nella giusta direzione. Per ciò che concerne il sindaco, il D.L. n. 267/00, dispone che egli, quale ufficiale di governo, sovrintenda all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalle leggi e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza e la legge nr. 128/08, attribuisce ancora maggiori poteri al Primo cittadino. Ogni amministratore ha il sacrosanto dovere civile e morale di perseguire, in primis, l’obiettivo sicurezza e tendere alla sua piena realizzazione perché dev’essere una certezza e non solo una percezione! Spetta ai cittadini rispettare le regole e stare nelle regole. I buoni esempi devono essere messi in corrispondenza biunivoca. Tanti i quesiti mossi dalle persone, come: Che cosa viene offerto ad un bambino che vuole giocare in uno spazio sicuro? Quale agibilità hanno i disabili, gli anziani? Cosa viene offerto ai giovani? Quali messaggi riceviamo noi cittadini? Quando si entra nel sociale, il lavoro diventa certosino, complesso e non immediato. La laboriosa comunità sanseverese si sente minacciata ma, allo stesso tempo, si deve organizzare per farsi vedere unita e compatta, in un momento storico-sociale in cui sembra chiudersi in sé stessa, si lamenta di quello che accade davanti al bar, o nei salotti, mentre poi, chiusa la porta blindata di casa, guarda dallo “spioncino” quello che accade. Ad ognuno le proprie competenze, ci mancherebbe, ma il cittadino deve chiudere il triangolo compreso tra istituzioni e forze dell’ordine. C’è legittimo malcontento ma resta il pericoloso silenzio a far da cornice a questi atti delinquenziali, visto che, alla fine, dopo l’indignazione non accade niente. Quindi, citando Martin Luther King: “Non temo le urla dei violenti, ma il silenzio degli onesti”.

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