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Sderlenga: Oggi è impensabile che il nostro grano sia venduto a 15/16 euro al quintale.

L’attacco che stanno subendo i Produttori cerealicoli sul prezzo al quintale, non si vedeva da decenni.
Oggi è impensabile che il nostro grano sia venduto a 15/16 euro al quintale.
Facciamo dei calcoli molto semplici, per comprendere meglio la speculazione in atto: per seminare e coltivare un ettaro di grano, ci vogliono all’incirca 900 euro; su un ettaro vengono prodotti al massimo 60 quintali. Quindi, si percepiscono all’incirca € 16 x q.li 60 = 960 euro, con un guadagno finale di circa 60 euro.
Può un produttore investire le proprie risorse economiche, per una rendita di 60 euro a ettaro?
Si possono aspettare 4 mesi per la raccolta e non rientrare nemmeno con le “spese vive”?
Alpaa e Acli Terra denunciano in modo chiaro ed inequivocabile, questo sistema di gestione del comparto cerealicolo, che produce oltre il 50% del fabbisogno italiano. È impensabile che l’Italia sia il primo produttore di pasta al mondo e, contemporaneamente, secondo importatore di grano duro a livello mondiale; non possono essere trattati cosi i produttori agricoli Italiani.
Intendiamo affrontare seriamente, come sempre, e in modo inflessibile, la questione fondamentale che ormai affligge un po’ tutti i comparti agricoli (basta guardare il prezzo dell’uva nel 2015, che non superava i 14 euro). Con l’intento di non lanciare anatemi, spingiamo nella direzione della trasparenza del mercato, di una riclassificazione congrua dei parametri e dei criteri per la formulazione dei prezzi nelle Borse Merci, e che ci si confronti con tutte le associazioni di categoria, senza trascurare nessun operatore della filiera.
Le nostre proposte vanno oltre la mentalità del “puntare il dito contro” e pensiamo che per risolvere la problematica sia necessario far chiarezza sulle richieste quantitative e qualitative della controparte industriale, e perseguire politiche di controllo dei costi e dei metodi di produzione.
C’è una palese necessità di riorganizzare tutto il comparto cerealicolo e di aggregare i produttori, per avere una forte diffusione di sistemi contrattualistici che garantiscano un adeguato livello di redditività, per creare una corrispondenza biunivoca e uno sviluppo di relazioni con le industrie di produzione e trasformazione, in una logica di maggiore cooperazione e condivisione delle reciproche esigenze, per non innescare mai più forme speculative di mercato, con le accuse di supposte sovrapproduzioni del grano.
Bisogna puntare o tornare a produrre le cultivar autoctone, come per esempio la varietà “Senatore Cappelli”, che possono tranquillamente soddisfare le richieste del mercato.
In questo contesto, Alpaa e Acli Terra lavoreranno per la creazione di un nuovo soggetto che aggreghi i piccoli e medi produttori cerealicoli, in modo da poter attuare, in un percorso a medio e lungo termine, un idoneo processo di produzione per qualità e quantità.
Auspichiamo anche l’approvazione, in tempi brevi, in Parlamento del nuovo Piano Cerealicolo Nazionale, la cui discussione è appena iniziata alla Camera e che vede nostra concittadina, l’onorevole Colomba Mongiello, impegnata in prima linea per “portare a casa” un’ulteriore conquista per il mondo agricolo, dopo quella già realizzata con il nuovo Piano Olivicolo Nazionale.
Nei prossimi giorni, Alpaa e Acli Terra programmeranno una serie di incontri per anticipare le prossime campagne – pensiamo a quella vitivinicola e olivicola – in modo da monitorare l’andamento del mercato. Il 15 luglio c.a. a San Severo, le due organizzazioni terranno un convegno che illustrerà le prospettive e le opportunità derivanti dal nuovo Piano Olivicolo.
Il Presidente Provinciale Alpaa Foggia Il Segretario Provinciale Acli Terra Foggia
Umberto Porrelli Francesco Sderlenga

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