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SEMPLIFICARE È UN’AZIONE ASSAI COMPLICATA

Con il celebre ossimoro “simplifier est une tache assezn compliquee”, Tocqueville, alla vigilia della rivoluzione francese del 1789, descriveva la complessità e farraginosita’ del sistema amministrativo rilevando che la lentezza della macchina burocratica è così mortificante da “non aver mai visto passare meno di un anno prima che una parrocchia potesse ottenere il permesso di rialzare il campanile o di restaurare il presbiterio”.
In Italia, solo con la legge del ’90 sul procedimento amministrativo si fa largo l’idea secondo cui la
“semplificazione amministrativa” sia elemento dirimente di una riforma dell’amministrazione pubblica:
ritardi e inefficienze sono, infatti, le principali cause di arretratezza della macchina pubblica.
Ed è di pochi giorni fa (21 maggio 2021), la bozza con cui il legislatore ha rimodulato una storica materia espressione della tanto agognata semplificazione procedurale: il “silenzio amministrativo”.
Il silenzio è un comportamento omissivo, un ‘inerzia della P.A.,che può assumere significato di accoglimento (silenzio-assenso) o di reiezione (silenzio-diniego) dell’istanza del privato.
L’istituto nasce per evitare ulteriori lungaggini processuali, attribuendo un valore significativo al
comportamento inerte della P.A.
Ad onta di ogni fine semplificativo, il nuovo disegno di legge prevede che, in caso di mancata adozione di un provvedimento espresso della P.A. nei termini di legge, il privato debba inviare una “nuova istanza” per ottenere l’attestazione dell’avvenuto accoglimento implicito della domanda.
Non solo, decorsi 10 giorni (entro i quali la PA dovrebbe emettere l’attestazione di cui sopra) il privato
deve provvedere alla sostituzione dell’eventuale mancata emissione dell’attestazione con una
“dichiarazione sostitutiva” dell’atto di notorietà.
È parsa evidente la macchinosita’ del nuovo progetto che nasce per tutelare maggiormente il privato il quale potrà sì, ora, disporre di una certificazione scritta nonostante il comportamento omissivo della P.A., ma raddoppierà l’iter burocratico per ottenerla.
Nel bilanciamento di interessi tra effettività della tutela giurisdizionale del privato e semplificazione
amministrativa, è certamente la seconda a soccombere.
Ad essere leso è così un valore che solo negli ultimi anni ha ottenuto un riconoscimento quale bene rilevante della vita: il tempo.
L’ulteriore aggravio burocratico comporta un inutile perdita di tempo e una conseguente disattesa opera di semplificazione.
La giurisprudenza ha riconosciuto che il ritardo nella conclusione di un procedimento amministrativo è sempre un costo, visto che il tempo costituisce
“un’essenziale variabile nella predisposizione e nell’attuazione di piani finanziari relativi a qualsiasi intervento, condizionandone la relativa convenienza economica”: la bozza di riforma non sembra accordare, però, tutela al bene-tempo.
Resta così, sullo sfondo, l’idea che rendere ancor più complesso il già farraginoso iter burocratico sul silenzio amministrativo per aumentare l’effettivita’ della tutela del privato (cui ora si riconosce un certificato comprovante l’assenso della P.A) sia contrastante coi principi costituzionali di buon andamento, efficienza ed economicità della macchina pubblica e non persegua gli ideali di semplificazione della procedura di matrice francese.

AVV. MAURO CASILLO

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