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Sempre attuale la commedia di De Filippo: “Gli esami non finiscono mai!”

È tempo di esami: da quelli conclusivi del primo ciclo d’istruzione a quelli del secondo ciclo d’istruzione, ossia i famigerati esami di maturità. Quelli di maturità rimangono impressi nella mente di tutti gli studenti per l’ansia, l’attesa, la paura, il terrore della commissione esterna, ma “un tempo” essi plasmavano veramente la personalità dello studente che si preparava ad affrontare le vere sfide della vita. Ora anche maturità è una tappa per “immaturi”, ossia di ragazzi con poca capacità di discernimento e fragili di fronte alle difficoltà che la vita presenta loro davanti.  Ci sono scadenze che dettano il ritmo dell’anno: il Natale, Capodanno, la Pasqua; altre che segnano le tappe della nostra vita: il primo giorno di scuola, il primo bacio, il primo viaggio, la prima volta che abbiamo considerato l’idea della morte. Il passaggio più importante della giovinezza forse sono gli esami di maturità. Bisogna superare quel valico, andare dall’altra parte, proseguire con una nuova consapevolezza. Ma sul valico può esserci di tutto, gelo, mostri, paura, bisogna essere forti per reggere e non cadere indietro. Naturalmente i nemici sono solo creature partorite dalla mente del ragazzo: nessuno gli vuole male, in realtà soffia una brezza tiepida e i professori ormai sono dei San Bernardo pronti a soccorrere chi scivola, chi trema, chi ammutolisce. Ma per ogni ragazzo questa è la prova decisiva, quella che lo libererà dalle magliette di lana della mamma, dal cortile sotto casa, dalle abitudini strette dell’adolescenza. Grandi pensieri hanno bisogno di grandi draghi con cui misurarsi. Dunque non bisogna fallire. Anche se le energie non sono tante, ora vanno tutte raccolte, usate al meglio per raggiungere l’obiettivo. E l’obiettivo assolutamente irrinunciabile non è la vittoria esaltante, non è il bacio accademico, le congratulazioni, gli applausi, il drago trafitto e stramazzato. Certo, bisognerebbe puntare sempre al trionfo, “verso l’infinito e oltre”, ma ogni ragazzo in cuor suo sa che deve innanzitutto evitare la figuraccia. Ecco il vero mostro, quello che non se ne andrà più, che sveglierà la notte il candidato sconfitto, che farà rabbrividire anche quarant’anni dopo il giorno dell’esame. Credo di aver incamerato molta fiducia in me stesso proprio in quell’ora in cui, diciottenne traballante, parlai a ruota libera di Sofocle e dei surrealisti, di Kant e di tutto. E credo altresì che molti dei ragazzi che ho visto annaspare penosamente durante gli esami di maturità avranno assorbito inevitabilmente misere impressioni sul proprio presente, sul proprio futuro, sul proprio valore. Riporto quanto afferma il prof. Marco Lodoli, pedagogista e giornalista: “In italiano ho scelto Pavese, tanto per iniziare.” “Bene, che libri hai letto di Pavese?”. Il ragazzo impallidisce, forse non si aspettava che il drago gli ponesse questa domanda a tradimento. Che libri ho letto? In che senso? Ma questa non è solo una tesina che si copia da Internet? Non fanno così tutti? Ma che davvero Pavese ha scritto dei libri e qualcuno li ha letti? “Nessuno, non ne ho letto nessuno”. Che pena, che squallore, quanto volava basso quello studente, quanto poco si aspettava da se stesso! Durante gli esami ho assistito a tante figuracce meschine, a vuoti che poi sarà difficile colmare, perché hanno scavato a fondo nell’autostima, nell’idea di se stessi di fronte al mondo e al proprio destino. Il drago è stato più forte, perché chi doveva combatterlo aveva una spadina di latta e il pannolone. Insomma: l’esame conta solo per chi lo fa. É un transito fondamentale verso l’oceano, non fate che si riduca a un rivo strozzato. Anche la nostra città deve superare l’esame di maturità, un esame molto più difficile di quello che gli studenti stanno affrontando in questi giorni, perché i cittadini sono i “professori” che esaminano gli amministratori. Certo la città sta passando un periodo poco felice: i cittadini non sono affatto contenti della gestione amministrativa: il problema del randagismo, il mercato giornaliero, la piaga della delinquenza minorile, il degrado sociale sono tutte prove d’esame che la nostra città stenta a superare. San Severo non può tollerare più le mille ferite che da tempo languono. È tempo di maturità ed è bene che chi governa Palazzo Celestini si dia una mossa ad affrontare i gravi problemi!

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