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Si è conclusa con successo la quarta edizione del Progetto “Alla Luce dei Falò”

La Consulta delle Associazioni e il Comune di San Severo, lunedì 16 dicembre 2019, presso Spazio Ripoli, sito in via San Gerolamo 12, con la collaborazione di alcune associazioni cittadine afferenti al progetto “Alla Luce dei Falò”, quali l’Archeoclub di San Severo, l’International Inner Wheel- Club di San Severo C.A.R.F. Distretto 210 Italia, La Strada dei Sapori e il Touring Club Italia- Club di Territorio di San Severo, oltre alla CRI ed a Radio Club per il supporto sociosanitario e la protezione civile, hannocontribuito a sollecitare, come avviene ormai da alcuni anni, ai principi di coesione sociale e tutela del territorio attraverso alcune nostre tradizioni.

La serata, intitolata “Prima che spunti il Sole. La simbologia del falò: dall’antropologia alla tradizione”, con relatore il filologo Carmen Antonacci, è stata l’ultimo passo, per questo anno, del lungo percorso intrapreso dalla Consulta delle Associazioni a partire dal 2016.

A seguito dei saluti del Sindaco di San Severo, Francesco Miglio,che ha sottolineato l’importanza di conservare tradizioni che rappresentano l’estroflessione della, coniando un neologismo, “sansevresità”, e di quelli dell’Assessore alla Cultura, Celeste Iacovino, ha porto i suoi il Presidente della Consulta delle Associazioni, Zelinda Rinaldi che ha affermato che “fu nel 2016, infatti, che nel quartiere denominato “Luisa Fantasia”, il 3 gennaio, comparve la prima luce legata a tale progetto importante per la nostra Città e per la nostra comunità. La luce che sfavillò quella sera diede inizio all’idea ed al desiderio di una integrazione tra centro e periferie, un apertura al superamento della solitudine e dell’abbandono. L’Amministrazione Comunale si mostrò immediatamente sensibile a questo proposito delle Associazioni, coordinate dalla Consulta, tanto da sostenere tale importantissimo collante delle tradizioni in quanto testimoni dell’identità collettiva ed il relativo progetto, a cui, da quella fredda sera di gennaio, molte associazioni hanno aderito e continuano entusiasticamente ad aderire, ciascuna nel pieno rispetto della propria specificità. È palpabile ancora l’emozione dei bambini del quartiere “Luisa Fantasia” alla vista dei reperti nel MAT come la loro accettazione a lasciarsi guidare dagli adulti di riferimento nell’allestimento del falò del loro quartiere. Molto importante è stato nel 2017 anche ilprimo allestimento della Casa di Babbo Natale, a cui si accompagnava un angolo dove potere imbucare i propri desideri. Il tutto sempre sotto l’occhio vigile della polizia locale, della Protezione civile e dei volontari della CRI. Nel 2018 il Progetto ha subito un ulteriore evoluzione, perché dal momento di convivialità e animazione presso la Parrocchia di S. Giuseppe Artigiano, con l’accensione dei falò coinciso con quella del Falò della Concetta presso l’Istituto Salesiani, si è giunti a un incontro sulla tutela e legalità promossa grazie al sostegno dell’Inner Wheel, del Rotary Club e del  RotarAct di San Severo. Oggi, nel 2019, La Consulta delle Associazioni, ha compiuto un ulteriore passo avanti sul cammino della creazione di una rete di relazioni che non può che essere positiva soprattutto in vista, della creazione di una comunità forte”.

Dopo la narrazione della Presidente della Consulta, sono intervenuti i Presidenti delle associazioni cittadine coinvolte nella realizzazione del Progetto non solo per salutare i presenti, ma per dare il loro fattivo contributo, uniti dal filo rosso delle tradizioni e dei valori che i falò rappresentano per la nostra comunità.

Il Presidente dell’Inner Wheel-Club di San Severo, Maria Grazia Cristalli, ha posto la sua attenzione sull’importanza che il falò ricopre nelle relazioni sociali: “il fuoco ha in sé una componente etno-antropologica fondamentale, in quanto intorno al focolare, che sia domestico o indotto da altre cause, l’uomo incontra il suo simile. Pensiamo al fuoco domestico che ci stringe intorno agli affetti più cari o ci rievoca ricordi, che ci fa compiere gesti di solidarietà; ma non trascuriamo il fuoco indotto, che spesso, causa gravi danni che solo l’amore dell’uomo, la sua passione e il suo lavoro congiunto a quello degli altri può riparare”. Proprio collegandosi al focolare domestico, il presidente della Strada dei Sapori, Paki Attanasio, ha affermato che “il fuoco è la grande invenzione dell’umanità, intesa proprio nel senso puro della parola invenio ossia che improvvisamente balena nella mente dell’uomo per non solo difendersi ma per cuocere i cibi. Il focolare improvvisamente mostra all’uomo cos’è la famiglia, cos’è un gruppo sociale che si riunisce intorno al calore di un cibo, che lo condivide con l’altro, che crea relazioni e legami. Il fuoco è, dunque, passione e amore”. E il concetto di fuoco come purezza, come affetto, è stato il leitmotiv dell’intervento del Console del Touring Club Italia e Coordinatore di Territorio di San Severo, Amalia Antonacci, la quale attraverso le belle immagini legate a eventi nazionali in cui il protagonista è il fuoco, ha mostrato che “il fuoco è il simbolo della passione ma anche della purezza in quanto attraverso esso si compiono riti in ogni parte del nostro territorio nazionale legati alla sua azione benefica. Spesso il fuoco, il falò, è utilizzato anche per “sostenere l’opera del Sole” durante i solstizi, nelle giornate più lunghe o più brevi dell’anno. Inoltre, la presenza di queste pire accese in ogni parte del territorio regionale e poi nazionale, fa sì che si crei una rete che unisce e che genera il Noi comunità, il nostro andare oltre i nostri limiti umani e fisici”. Subito dopo ha preso la parola il Presidente dell’Archeoclub San Severo, Armando Gravina, il quale, dopo i saluti, ha fatto compiere un viaggio nel tempo a tutti i presenti riportandoli alla scoperta del fuoco. “Nel paleolitico antico, mezzo milione di anni fa, l’ominide riuscì in un atto straordinario: controllare e conservare il fuoco. Questo gli permise di difendersi, riscaldarsi, cuocere i cibi e dunque, di conseguenza, di creare comunità, perché il miglioramento delle condizioni di vita significò anche incremento demografico e, pertanto, incivilimento. Il fuoco, non dobbiamo dimenticarlo, è stato, da ogni civiltà così come in ogni religione, interpretato come presenza divina, come sua manifestazione. Non solo rappresentazione della purezza, ma anche della sacralità, come è inteso il fuoco sacro che arde nel braciere dedicato alla nostra Patria”.

L’ultimo intervento della serata è stato affidato a Carmen Antonacci, che collegando i precedenti, unendoli idealmente, si è soffermata sul fondamentale passaggio dal rito alla tradizione, ossia: “la tradizione dell’uso del fuoco è davvero antichissima, come abbiamo ascoltato. Purificazione, difesa, costruzione, passione, illuminazione sono tutte giustissime attribuzioni al fuoco, che nel suo significato teofanico più profondo ci conduce a esse. Il fuoco, che un istante prima non c’è e un istante dopo divampa, è sicuramente la manifestazione dell’incontro con la divinità e con l’altro “noi”. È teofanico perché è voce e immagine di Dio, come ci insegnano le scritture, ma rende divini anche noi che utilizzandolo diventiamo costruttori della nostra esistenza, e non parlo solo di oggetti materiali quali utensili o statue o gioielli, ma anche di rapporti sociali intensi e duraturi. Intorno al fuoco si riunisce, infatti, tutta la comunità; si parla con lo sguardo del calore, della familiarità; si abbraccia colui che prova freddo nell’anima; si avvicina colui che appare diseredato o bistrattato dalla comunità. Il nostro fuoco, il falò dell’Immacolata Concezione, ha, inoltre, un valore aggiunto importantissimo: è identitario della nostra comunità. La ritualità dei gesti, codificata nel tempo e diventata tradizione nella nostra città, ci insegna che anche quando vaghiamo nel buio più pesto, preda di smarrimenti originati da tante cause, possiamo, sollevando il capo, trovare una lampada, una luce che ci indica la via per andare verso il centro, nel luogo in cui non solo incontrare la purezza del fuoco, quindi della presenza di Dio, ma anche lo sguardo materno della Madonna, Madre Celeste, che con il suo immacolato manto avvolge e abbraccia tutti, indistintamente, in attesa che spunti il Sole Invitto, che nasca in noi il Cristo. Il falò è, dunque, lampada che arde soave su ognuno e che ci indica la via del Noi e della comunità”.

In conclusione della serata, il segretario della Consulta delle associazioni, Lia Pedata, ha ribadito un concetto fondamentale “la comunità è forte quando si lavora, per il bene comune, tutti insieme. Oggi abbiamo portato, come disse Stazio a Virgilio nel Purgatorio, in un incontro intenso ed emozionante, la luce, il fuoco, la lampada per tracciare una nuova via. Superando noi stessi possiamo davvero giungere al NOI comunità”.

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