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Siamo donne sempre non solo il 25 novembre.

La data fatidica è vicina. Era il 23 novembre 2017 e l’allora Presidente del Senato Pietro Grasso affermava: “Tutto ciò che limita una donna nella sua identità e libertà è una violenza di genere. Non esistono giustificazioni, non esistono attenuanti, soprattutto non esistono eccezioni. Finchè tutto questo verrà considerato un problema solo delle donne non c’è speranza. Chiedo scusa alle donne a nome di tutti gli uomini”. Sono passati 4 anni da queste affermazioni, fatte dopo il caso di Nicolina, la quindicenne di Ischitella, uccisa dall’ex compagno della madre. Sinceramente non so neanche che fine ha fatto Grasso e di cosa si occupi oggi e poco mi interessa, ma una cosa la so, che da allora ad oggi, lockdown compreso, sono morte altre centinaia di Nicolina di tutte le età, abbiamo perso la nostra amata compaesana Roberta che chissà quando avrà giustizia, tutto solo in Italia, per mano di uomini. Tutto il parlare dura tre giorni e poi, dopo la notizia sconcertante e lo stupore iniziale finisce tutto nel dimenticatoio, parole che si porta via il vento. Come so che nessuna misura messa in atto è valsa a proteggerle e a dissuadere i loro aguzzini dal commettere gesti violenti che spesso hanno portato alla morte o delle donne stesse o, come vendetta, addirittura dei loro figli. Il paradosso è che alcuni uomini, parlamentari e non, si dissociarono da questa dichiarazione attaccando anche pesantemente con parole sessiste le colleghe sia nella stessa aula del Parlamento che fuori. Due anni fa, presa dalla rabbia e dall’intenzione di smuore gli animi e le coscienze dei nostri compaesani, organizzai una Tavola Rotonda sul tema “Femminicidio” che ebbe enorme affluenza. A fine serata tutti convenivano che per demolire il fenomeno si ha bisogno di un cambio radicale di cultura affettiva e relazionale verso l’altro sesso a cominciare dalla prima infanzia. Quest’anno sono scoraggiata e demoralizzata poichè non si vede spiraglio di soluzione in questa battaglia ma voglio lo stesso scrivere questo pensiero. Si continua sulla falsa riga e cioè che l’uomo è “essere dominante e superiore” a cui è concesso tutto e la donna non potrà mai uguagliarlo. Non c’è stato Protocollo Rosa e Codice Rosso e pene inasprite che abbia attenuato il fenomeno, anzi. Protezione alle vittime a dir poco inesistente o perlomeno inefficace, giustizia lenta e spesso non commisurata alla pena davvero meritata. Si parla di vite umane spezzate e spesso di figli che restano orfani. Secondo voi quale sarebbe la pena giusta? Per me fine pena mai, gettare la chiave e possibilmente eliminare ogni tipo di trattamento privilegiato e poi passare magari alla rieducazione affettiva di questi maschi, ove possibile. Praticamente brancoliamo nel quasi nulla. L’unica strada che ci resta è tutelarci da sole, perchè purtroppo ci vorranno decenni prima che le nuove generazioni di genitori inculcheranno nei figli maschi l’educazione al rispetto della donna e all’accettazione della sconfitta in una relazione di coppia come in tutti i campi della vita. Sì perchè molti uomini accettano tante sconfitte ma essere rifiutati o lasciati da una donna, se non la propria, no non lo accettano, non lo contemplano assolutamente: o mia o di nessuna altro. Allora non mi stancherò mai di ripetere: donne difendetevi, da sole, da subito, ma anche chiedendo aiuto, non subite mai in silenzio. Parlatene sempre e subito senza vergogna. Riconoscete e ammettete di vivere certe relazoni distorte. Allontanatevi subito e a gambe levate da uomini che sono possessivi e violenti. C’è sempre un segnale, un inizio di violenza, percettibile, psicologica prima e fisica dopo, c’è sempre un indizio di possesso travestito da falso amore. C’è sempre una via d’uscita ma bisogna volerlo e farlo prima che sia troppo tardi. In un epoca che si professa emancipata, forse troppo, che ha decretato la parità di genere, che propendeva per l’approvazione del DDLZan, di parità ed emancipazione non c’è proprio nulla. Vogliamo fare gli evoluti invece senza accorgercene stiamo lentamente tornado all’età della pietra. La maggior parte degli uomini di ogni ceto sociale pensa ancora che la donna sia una sua proprietà; la frustrazione che provano nel realizzare che la donna è un individuo a sè, scisso da lui, con una sua testa pensante, che ragiona, e che può anche decidere di lasciare un uomo, il marito o fidanzato, per qualsivoglia motivo è talmente grande che sfocia in omicidio, sì io non lo chiamo neanche più femminicidio per me è omicidio e basta, e non è più accettabile. C’è da fare tanto, solo le leggi non bastano a quanto pare. Si deve cominciare presto, da tutte le parti, e su tutti i fronti se vogliamo abbassare i numeri delle morti delle donne. Nel frattempo difendetevi da sole, azionate i vostri radar, noi donne siamo brave in questo e a tutte le donne dico che la miglior difesa messa in atto verso questi uomini violenti è il rispetto per se stesse, l’autostima e l’amor proprio. Ai neogenitori che sono invece impegnati ad educare le nuove generazioni, maschi e femmine, alle istituzioni in genere mi sento di dire: Educhiamo i maschi soprattutto  e cresciamo le femmine insegnando loro l’indipendenza emotiva. Insegniamo alle donne che possono vivere anche senza un uomo, che l’amore è fatto di rispetto e che la felicità è un diritto. Mostriamogli l’importanza del cervello, della buona istruzione e non di un bel sedere o un bel decoltè o un visetto ben truccato. Che la donna è donna anche senza figli e senza un uomo, che può fare lo stesso lavoro di un uomo e che a cucinare, rassettare e stirare può sempre imparare a farlo dopo. Che il sesso è una gioia non un dovere o un ricatto perpetrato da un uomo o un mezzo di scambio per fare carriera. Insegniamo alle donne a riconoscere i mostri, a chiudere i rapporti malati, perchè seppur doloroso il fallimento di una relazione non giustifica la sottomissione e l’umiliazione che ne deriva rimanendoci dentro. Nel contempo educhiamo i figli maschi al rispetto per le donne a cominciare dalle proprie madri per poter avere, in futuro, rispetto per le proprie compagne. Insegniamogli che avere una donna non significa avere una serva tuttofare, che le donne, come loro, hanno il diritto di essere indipendenti e avere i loro hobby, di cambiare idea, di non amare più e di cambiare strada  e non è con la violenza o i soprusi che si tiene legati una persona a se. Insegniamo agli uomini del futuro che se vogliono sesso non è violentando che appagano le loro pulsioni, che l’amore deve essere reciproco per essere soddisfacente, che ad un rifiuto di una donna bisogna fermarsi perchè non credo che loro desidererebbero essere violentati, offesi e umiliati  da chicchessia  Iniziamo dalle basi: la famiglia. Un padre e una madre hanno il dovere morale e giuridico di sorvegliare, mettere in guardia dai pericoli e di proteggere e insengare a proteggere. Tutto questo poi deve proseguire nelle scuole istituendo anche giornate a tema, “l’ora delle relazioni”  o “l’ora del rispetto di genere”, la butto lì, educare al sentimento e non alla sopraffazione. Sarebbe troppo chiedere questo? Forse un barlume di speranza per iniziare a vedere i risultati.  Care donne, madri, mogli, figlie, se vi amate e rispettate voi per prime non potete non riconoscere i segnali e potrete evitare di cadere nella rete di chi vuole manipolarvi e distruggervi fino a togliervi la vita. Solo se vi volete bene riuscirete a fuggire da chi vi vuole male. Perchè possiamo istituire mille giornate in memoria ma se non ci adoperiamo a risolvere il problema sarà sempre tutto inutile. Non alimentate con i vostri comportamenti accondiscendenti e sottomessi l’idea del maschio dominante che, alla fine, è sempre colpa delle donne che se le cercano. Non dobbiamo ricordarci di essere donne solo il 25 novembre.

Angela Mennella

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