In evidenza

“S.O. S. stiamo chiudendo tutti”, è il telegrafico messaggio di soccorso di Cozzoli

Claudio Cozzoli, presidente associazione commercianti Agorà, gli ambulanti del mercato di piazza Allegato, lancia un “My-day” socio-economico. Chi scrive ha redatto molti articoli a carattere economico e questo di Cozzoli è un vero S.O.S, avvalorata nelle ultime ora da ciò che trapela dal Governo, dato che il PIL scende ancora e ci troviamo in recessione. Tanto

 

dichiara Cozzoli a La Gazzetta on line: “Adesso basta, mi sono stancato. Stancato di vedere tutti i giorni attività commerciali che chiudono o che arrancano a stare sul mercato, a causa, dell’impari lotta contro le grandi strutture di vendita. Stancato di vedere, almeno nella mia città (ma penso in tante altre città italiane), decine di imprenditori, e di loro dipendenti, che si danno ad altre attività sicuramente meno remunerative, oppure ad ingrossare l’esercito dell’abusivismo, attività questa già praticata, al Sud Italia, da moltissimi disoccupati di altra provenienza lavorativa. E tutto perché in Italia si deve dare ascolto a chi, ancora oggi, non si accorge che grandi superfici di vendita, con relativi vantaggi fiscali e deregulation, altro non fanno che cercare di monopolizzare l’intero mercato italiano – continua Cozzoli – Tutto questo si compie, come da sempre ho spiegato, con le ‘vendite sottocosto’ e le vendite svolte nei giorni festivi.

Sulle loro grandi superfici di vendita, possono ‘svendere’ tutta la merce che le altre attività, di molto più piccole, non riescono a vendere a prezzi di realizzo. Alla lunga, i piccoli imprenditori abbandonano la ‘battaglia’ del sottocosto, oberati di debiti contratti per far fronte alla sleale concorrenza e chiudono, a breve distanza l’una dall’altra, le serrande o, se ambulanti, si trasformano in abusivi”. Le considerazioni del presidente di Agorà, sono concrete ed il discorso della “domenica al centro commerciale” è un argomento che riguarda anche la stabilità delle famiglie. “Il tutto avviene nel totale silenzio dei mèdia e nell’indifferenza dei consumatori, dei politici e dei loro dirigenti amministrativi – riprende Cozzoli –  A questo punto, le grandi catene monopolizzano centinaia di prodotti che fino a poco tempo prima erano accessibili a tutti i consumatori e il gioco è fatto (ai lettori il compito di ricordare quali prodotti che prima si compravano a buon mercato girando fra i negozi e le bancarelle, e che ora costano un occhio della testa). Ovviamente quest’aspetto non è il solo che sta ingigantendo la crisi, tenuta colpevolmente in sordina dal Governo che giornalmente sparge notizie soporifere sui guasti della globalizzazione che il grosso capitale ha creato negli ultimi anni. La sanguinosa concorrenza con altri Paesi, perlopiù emergenti – conclude il presidente di Agorà – sta vedendo il nostro Paese non più all’altezza di esportare prodotti finiti ed alimentari a prezzi competitivi, mentre importa gli stessi a prezzi di gran lunga inferiori, causati dal costo del lavoro impàri rispetto agli altri Paesi e dal costo di una politica e di una classe dirigente a questo punto insopportabile per la popolazione, alla quale si chiedono sempre sacrifici. La macchina dello Stato e dei suoi Enti locali periferici, si sta mangiando, da anni, risorse finanziarie che altri paesi del mondo dedicano alla collettività e alle imprese, vere ‘fabbriche di lavoro. Spero che qualcuno, magari ‘rappresentante di popolo’ legga attentamente e si muova presto!” Ciò che Cozzoli dice, trova riscontro anche in diversi rapporti statistici. “L’anacronistico divario tra Nord e Sud riguarda anche l’export dei beni. Il Mezzogiorno italiano esporta solo il 13% dei propri beni, a testimonianza, secondo Confcommercio, della mancanza di politiche adeguate a sostenere il turismo, fonte di export fondamentale per il meridione. Il Nord Italia, con Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, esporta il 35% dei propri beni tuttavia, l’Italia in generale è in affanno rispetto alla media Europea, esportando circa un terzo dei beni olandesi”. Anche da un punto di vista delle tasse che si pagano, la situazione, al di là degli slogan di certa parte politica, così viene indicata dalla Svimez: “Italia spaccata in due nell’andamento della pressione fiscale: i territori più ricchi riducono i tributi, mentre i più poveri li aumentano. Secondo la Svimez, che cita dati dello studio: Le entrate tributarie dei Comuni italiani dal 2007 al 2012: crisi economica, federalismo e Mezzogiorno, nel 2012, a fronte di un reddito di 29.477 euro pro capite, in media ogni cittadino del Veneto ha versato al proprio comune di residenza 532 euro, contro gli oltre 550 di un campano (che però ha un reddito di oltre 13mila euro più basso). Inoltre dal 2007 al 2012 l’Ici/Imu al Nord è crollata del 39%, mentre al Sud è scesa soltanto dell’1,1%. E al crescere del Pil, per ogni 1.000 euro pro capite in più, il prelievo nei Comuni del Nord si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi”.

Beniamino PASCALE

Altri articoli

Back to top button