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SUGLI ANNUNCIATI RICORSI AL ‘TAR’ E’ ASSORDANTE IL SILENZIO DELL’ AMINISTRAZIONE COMUNALE

di DESIO CRISTALLI

Probabilmente le idee non sono chiare a Palazzo Celestini su cosa significhi un ricorso al TAR in materia di (ipotizzati e comunque tutti da dimostrare) ‘brogli elettorali’, non tanto sul piano pur importante politico-amministrativo quanto sul piano del rapporto TRASPARENTE e RISPETTOSO da tenere SEMPRE con  l’opinione pubblica locale. Non si può consentire a nessuno di

gettare fango sul Palazzo di Città senza che i vertici comunali sentano il DOVERE di rispondere ufficialmente, con un manifesto, un comunicato, una conferenza stampa spiegando di essere tranquilli (o preoccupati…) e per quali motivi. Buona parte della Città ha votato per chi amministra e non ha certo piacere da giorni di sentirli accusare di essere possibili “imbroglioni elettorali”. Quando il sottoscritto era Addetto Stampa di Palazzo Celestini in casi del genere – anche meno clamorosi – chiedeva un immediato incontro col Sindaco e una dichiarazione ufficiale per un comunicato stampa che, in ogni caso, ricacciasse in gola alle opposizioni le gravi accuse, anche ipotetiche e tutte da dimostrare davanti alla magistratura amministrativa. Mi dicono che numerosi amministratori di maggioranza hanno risposto, qualcuno anche con tono guascone e/o scherzoso, su Facebook, che fino a prova contraria non è un atto ufficiale della municipalità (protocollato per la storia) ma un modo come un altro di dibattere pubblicamente (spesso inutilmente!) con chicchessia, quindi anche con anonimi in libera uscita. Un atto ufficiale del Comune è ben altro e deve portare in calce la firma del Sindaco o di chi per Lui o del suo Portavoce o dell’Addetto Stampa municipale. La Cittadinanza deve sentirsi tutelata nella sua onorabilità di Città capofila dell’Alto Tavoliere e a ruota del Capoluogo in Capitanata. Un esempio per capirci: chi scrive chiese al Sindaco ing. Giuseppantonio Belmonte, qualche decennio fa, di querelare per diffamazione e calunnia un giornalista di un quotidiano napoletano che dopo che gli era stata rubata l’auto a S. Giovanni Rotondo, scrisse che non poteva che succedere ciò in questa zona, atteso che a 30 chilometri esisteva un paese di ladri d’auto di nome San Severo. La querela non partì neppure perchè quel giornalista nel giro di 48 ore, dopo un nostro comunicato stampa, chiese scusa pubblicamente e si pentì di aver scritto in un impeto d’ira per il furto subìto. Ciò intendiamo dire con questo Editoriale. A Palazzo riflettano sui loro DOVERI nei confronti di chi li ha votati ma anche di chi non li ha votati (e che in questo momento sono mortificati per un verso e gaudenti per l’altro verso…!).


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