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Tancredi NPSI: “Gli agricoltori tornano con i trattori in strada”

Antonio Tancredi

Parlo a nome di Luana Palmieri Fulgenzio, in qualità di Segretario Cittadino del NPSI Liberali e Riformisti, a nome del Segretario Provinciale Antonio Tancredi e di tutto il NPSI Liberali e Riformisti, ci uniamo alla protesta degli agricoltori di Capitanata che
Da diversi giorni, è in fermento il mondo agricolo di Capitanata che trova fin troppo poco spazio sui media nazionali e internazionali. Ma il problema ci riguarda più di quanto possiamo immaginare perché sembra contrapporre la sopravvivenza di migliaia di aziende del nostro Paese alla qualità di cosa mangiamo (e alla nostra salute). Le ragioni del malcontento sono molteplici e affondano le radici in una serie di fattori che stanno mettendo a dura prova il settore agroalimentare italiano e
soprattutto della Capitanata.
Al centro delle proteste c’è la nuova Politica Agricola Comune (PAC), l’ambizioso piano dell’Unione Europea per rendere il settore più sostenibile e competitivo. Le misure previste, come la riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti e l’obbligo di destinare parte dei terreni a colture non produttive, sono viste da molti agricoltori come un ostacolo alla loro attività. A complicare la situazione ci sono l’aumento dei costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo, e la concorrenza ritenuta
sleale dei prodotti importati da paesi come l’Ucraina o addirittura Cina e Canada, dove i costi di produzione sono inferiori e si usano pesticidi per portare il grano a maturazione.
In Capitanata, gli agricoltori sono stanchi.
Dopo la scorsa protesta, gli agricoltori sono costretti a scendere di nuovo in strada per contrastare l’aumento del prezzo del gasolio e mettendo in luce le sfide che il settore agroalimentare sta affrontando. Da un lato, c’è la necessità di rendere l’agricoltura più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Dall’altro, c’è l’esigenza di tutelare il reddito degli agricoltori e la competitività del settore.
La Commissione Europea e il Governo sono chiamati a trovare un equilibrio tra queste due esigenze.
L’Europa ha bisogno di un’agricoltura forte e resiliente. Le proteste degli agricoltori sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato. È necessario un impegno comune per trovare soluzioni concrete che tutelino il futuro di questo settore strategico per l’economia italiana e soprattutto per il nostro Paese. Siamo sicuri che ci saranno progressi per soddisfare i nostri agricoltori

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