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TANTO PER FARE CHIAREZZA SU MARINA DI LESINA

Le “PALMIADI” di Marina di Lesina

In risposta agli articoli ed al dibattito del tuttologo ing. Antonio Palma, presidente dell’Associazione Pro Lesina Marina pubblicati sulla Gazzetta di San Severo del 16 e 23 novembre 2019 e dell’intervista rilasciata su Norba-on-line della fine di agosto 2020, oltre alle varie comunicazioni a mezzo Facebook inoltrate ai propri associati.

TANTO PER FARE CHIAREZZA.

E’ doveroso preliminarmente precisare che i nuovi proprietari dei terreni boscati in agro di Marina di Lesina hanno tutto l’interesse a conservare il soprassuolo forestale vegetante nei propri fondi nonché a migliorarlo per accrescerne la biodiversità.

Facendo un escursus storico è bene chiarire che le Pinete costiere di PinusHalepensis Miller furono impiantate negli anni ’50 del dopoguerra con i Cantieri Scuola di Rimboschimento da parte dell’allora Amministrazione Forestale (Corpo Forestale dello Stato), per fissare le dune costiere, rendere salubre l’abitato della vicina cittadina di Lesina e alleviare la fame di lavoro delle genti locali, per cui ad oggi questi boschi artificiali e coetaneiformi hanno all’incirca 70 anni.

Da indagini esperite presso i Comandi dei Carabinieri Forestali locali e provinciali, risulta che dall’epoca di impianto e sino al 2018 non sono mai state sottoposte ai prescritti interventi di diradamento intercalare del soprassuolo, tendenti a ridurne la densità iniziale d’impianto ed a lasciare lo spazio vitale per lo sviluppo dei migliori soggetti d’avvenire. Difatti, secondo la tecnica selvicolturale, da circa 1100 piante ad ettaro a 35-40 anni la densità andrebbe ricondotta a 400-500 piante/Ha dimodocché i soggetti migliori possano espandere la loro chioma e avere un buon portamento e condizioni di stabilità statico-strutturale ottimali, essendoci lo spazio disponibile per il loro sviluppo futuro.

Purtroppo gli interventi di diradamento precoce non sono mai stati attuati, pertanto ci si ritrova oggi con una densità di impianto quasi identica a quella iniziale, quindi con gli Interventi di Diradamento Selettivo e Fitosanitarioprogettati ed autorizzati dai competenti Uffici: del Servizio Foreste della Regione Puglia, del Settore Ambiente della Provincia di Foggia, dell’Ente Parco Nazionale del Gargano nonché dell’Ufficio Demanio e Contenzioso della Capitaneria di Porto di Manfredonia, ci si è ritrovati a dover ovviare a quanto non è stato effettuato nel passato dalla vecchia proprietaria  delle aree boscate ( Società Resta s.r.l.) ovvero attuare anche i diradamenti precoci non eseguiti all’età di 35-40 anni, cosicché l’intensità del taglio è aumentata considerevolmente andando ad individuare ed eliminare tutti quegli esemplari: seccagginosi, morti in piedi, a rischio crollo, deviati vistosamente dalla verticale, concresciuti a due-tre fusti etc., al fine di lasciare il popolamento residuale nelle migliori condizioni di sviluppo futuro e spazialmente distribuito.

Ma entriamo nel vivo del discorso per chiarire inequivocabilmente i fatti tecnico-legislativi.

Bisogna consentiteci evidenziare che i Dottori in Scienze Forestali ed Ambientali unitamente ai colleghi Agronomi, con la loro Laurea, l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Libera Professione e l’Iscrizione all’Ordine Professionale, sono i tecnici competenti e specializzati per la progettazione di interventi selvicolturali.

Ciò è comprovato dalla vigente normativa di settore (Reg. Reg.len. 19/2017-Tagli Boschivi) che bisognerebbe che qualche tuttologo si legga prima di parlare (n.d.r.), ma è ignorato dall’uomo della strada, cosa del tutto normale. Quando, invece, l’ignoranza in materia è di altri liberi professionisti (es. ingegneri), la cosa assume un aspetto prettamente strumentale.

Infatti, si assiste a frequenti “invasioni di campo” di altre categorie di professionisti senza alcuna preparazione nelle specifiche materie (Ecologia, Botanica, Zoologia, Selvicoltura, Economia e Politica Agraria e Forestale, Contabilità dei lavori, Estimo etc.), o che ritengono di averla acquisita in corsi della durata di un fine settimana oppure frequentando qualche convegno. Oppure, caso limite, può accadere che a porsi come supervisori o progettisti siano gli iscritti alle associazioni ambientaliste o di altra tipologia, con i quali noi simpatizziamo avendo in comune il rispetto per la Natura. Ma con gli ambientalisti di facciata o i saccenti non abbiamo certo in comune la professione, perché essi svolgono a tempo pieno altre attività (bancario, barbiere, macellaio, pensionato, coreografo, scenografo, professore, rivenditore di vernici, etc.).

E tra i professionisti saccenti, ve ne sono alcuni che dispensano bacchettate e compilano pagelle ed esprimono pareri dati anche a persone diverse dei loro clienti-utenti, ed altri che mostrandosi contrati per partito preso (negazionisti) alla fruizione sociale di un sito pubblico, alla tutela del bene e alla sua salvaguardia da pericoli naturali (incendi), assumono un atteggiamento pregiudizialmente negativo.

Per non parlare poi di qualche Pubblico Funzionario locale che ha inequivocabilmente confuso fischi per fiaschi accrescendo il mare magno della confusione dei fatti e non essendo minimamente a conoscenza degli aspetti tecnici, normativi ed autorizzativi-amministrativi.

Tutto questo parlare a sproposito di problemi non compresi né tecnicamente né legislativamente (ovvero parlare a vanvera di Ambiente= ECOLALIA) ha ingenerato anche l’interesse e l’interpellanza di una Senatrice Pentastellata locale che, in primis ha chiesto chiarimenti agli Uffici Territoriali preposti ed in seguito,coadiuvata da un agronomo di fiducia, ha effettuato un sopralluogo congiunto in loco con i seguenti attori: Proprietari, Carabinieri Forestali Parco, Dirigente Provinciale del Servizio Foreste Regionale, Funzionario Istruttore, Progettista e D.L., Impresa Esecutrice; i quali hanno rassicurato e convinto la Parlamentare sia tecnicamente che legalmente sulle modalità di esecuzione dei lavori e perché sono stati condotti in tal modo, visto che mai in precedenza si era intervenuto a tempo debito (35-40 anni fa n.d.r.). La stessa Senatrice ha in seguito fatto un comunicato stampa, anche su Facebook, in cui tranquillizzava tutti ed in particolare gli ambientalisti di maniera che non sono addentro ai problemi tecnici, circa gli interventiposti in essere, tecnicamente progettati ed eseguiti a regola d’arte secondo i dettami della Selvicoltura Naturalistica.

L’ingegnere tuttologo ha altresì affermato che i lavori sono stati eseguiti durante la stagione autunnale-primaverile asserendo che “occhio non vede e cuore non duole” per cui si poteva far man bassa eludendo la sorveglianza dei lavori cosa smentita completamente dai controlli dei Carabinieri Forestali Area Parco. Purtroppo lo stesso IGNORA che il Reg. Regionale prima citato obbliga ad eseguire i lavori proprio in detto periodo (autunno-primavera), al fine di proteggere la nidificazione dell’avifauna (Direttiva Habitat e Uccelli) e ottemperare all’annuale Ordinanza Antincendio della Regione Puglia volta a ridurre al minimo i possibili rischi di incendio con il fermo delle operazioni di utilizzazione forestale con i mezzi d’opera (si legga i Regolamenti n.d.r.).

Anche il Rappresentante Tecnico del comune di Lesina intervistato non ha capito affatto di cosa trattasi: “le autorizzazioni di taglio vengono rilasciate ai proprietari del fondo boscato e non alla ditta esecutrice”; “i lavori non sono stati eseguiti con i P.S.R. bensì pagati dai relativi proprietari”, senza poi parlare di alcune notizie di corrispondenza riservata all’A.C. di Lesina da parte del Servizio Foreste Provinciale e trapelate dagli Uffici comunali senza che ci sia stato un formale accesso agli atti ai sensi della L. 241/90 da parte del presidente ambientalista (c’è una talpa in Comune…. Sic!!!).

Sarebbe opportuno per tutti che prima di dare fiato alla bocca o dar corso alla penna, qualcuno poco avveduto o che ignori i problemi, si informi sia tecnicamente che legislativamente dei fatti e pensi altresì a svolgere la propria mansione lavorativa o professionale che sia, senza deviare in campi che non gli competono perché come recita il detto: “Trombette e Trombettieri a ciascuno il suo mestiere”.

Tutto ciò detto: TANTO PER FARE CHIAREZZA e arginare qualsivoglia altra azione che se perpetrata potrà incorrere in risvolti sia di natura legale che risarcitoria per diffamazione.

Marina di Lesina, 1 ottobre 2020

                                                                  I PROPRIETARI TERRIERI

                                                                      della località Acquarotta

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