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TE PIACE ‘O PRESEPIJE? L’EUROPA E LA RISCRITTURA DELLE TRADIZIONI: MA A CHE TITOLO?

E’ dei giorni passati l’invito dell’Unione Europea a sostituire l’augurio di Buon Natale con quello più generico ed aperto di Buone Feste, per non urtare la sensibilità di chi non festeggia la ricorrenza religiosa perchè di altra fede o per diverso motivo personale.
Un ‘uscita piuttosto infelice e subito ritirata, parte di un piano di linee guida per la comunicazione, Union of Equality, definito immaturo dagli stessi autori e su cui si dovrà ancora lavorare.
L’obiettivo della Commissione Europea sarebbe quello di favorire l’integrazione tra persone di diversa cultura ed idee, e non di imporre divieti: piuttosto indirizzare con “consigli”.
Pur considerando l’importanza del dibattito sociale che ne è scaturito e le diverse esigenze individuali da contemperare, rimane la natura intrusiva dell’iniziativa, propria di un’ Europa che ritiene di dover rieducare le persone secondo nuovi punti di vista: ma stabiliti da chi? L’Unione Europea è una organizzazione con base economica: il suo baricentro sono il libero mercato e la finanza, non certo la storia e la cultura degli Stati che devono incontrarsi e convivere con le loro diverse identità.
Per essere autentici, i cambiamenti che ci saranno nei comportamenti, nel pensiero e nelle tradizioni degli europei dovranno essere frutto di relazioni spontanee, della quotidianità, del vissuto, con l’intervento “ex machina” solo se e quando strettamente necessario.
E’ giusto pensare ad una regia dall’alto per agire sul modo di sentire e di vivere il mondo da parte di liberi cittadini?
Nelle tradizioni poggiano le radici dei popoli, l’identità profonda, sedimentate in secoli e millenni, e che nulla hanno a che fare con la realtà attuale e i meccanismi finanziari e tecnologici che la dominano.
Le tradizioni vengono da altre epoche e bisogna rispettarne l’antichità, la posizione e anche la lentezza nel cambiare, rapportata alla loro mole storica: non si può pensare di mutarle con alcune “linee guida”.
Riguardano l’animo collettivo, il rapporto con i nostri antenati, con i ricordi personali e familiari: è giusto considerare tutto questo una semplice questione di comunicazione? Far rientrare il vissuto profondo di ognuno in un sistema comportamentale e di linguaggio dettato dall’alto?
Difendere il Natale e l’augurio di Buon Natale a questo punto non significa tanto difendere un’espressione religiosa (che ognuno, insieme al rito, vivrà in cuor suo come sente) ma il diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi e a maturare da sè i cambiamenti necessari alla storia a cui partecipa, mettendo al muro la volontà di riscrivere l’idea di società, di famiglia, di natura e di vita che sembra attraversare come una seconda febbre questa Europa.

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