Cronaca

Termoli: Depuratore rotto da un anno, liquami in mare “siamo in emergenza”

Se l’impianto del porto andasse fuori controllo, Termoli rischierebbe un disastro ambientale. Ma già così la situazione è critica: il depuratore del porto ha subito un guasto irreparabile nella condotta che arriva al largo, e ora scarica sotto la banchina. “Quando piove l’acqua finisce in mare senza essere filtrata” ammettono i tecnici della struttura. Tra omissioni e responsabilità, via allo scaricabarile. La Crea sta per appaltare i lavori da almeno 100mila euro scavalcando il Comune che ha atteso invano una risposta dall’Egam e che sta dando priorità al nuovo impianto del Sinarca. Che è ancora in ritardo: difficilmente entrerà in funzione prima di maggio. Centinaia di cittadini inferociti per le utenze in sospeso ora minacciano di denunciare l’ente per interruzione di pubblico servizio.

Termoli. La chiazza scura e maleodorante, che si allarga tra gli scogli che costeggiano la banchina esterna del porto di Termoli nei giorni di pioggia ma spesso anche quando è bel tempo, ha una spiegazione. Non è un “antico problema del depuratore”, come si affannano a ripetere i responsabilidei vari enti interpellati di volta in volta sul fenomeno. Proprio no. Quella chiazza non è dovuta allo sporadico malfunzionamento dell’impianto, bensì alla rottura dell’impianto stesso. Una questione diversa, e ben più seria. Significa che ormai da un anno, nel silenzio generale, il depuratore del porto scarica i liquami in mare.

«Poiché Termoli non ha un sistema di separazione tra acque bianche e nere – spiega un tecnico addetto all’impianto, che preferisce restare anonimo visti i pessimi rapporti che in questo momento intercorrono tra il Comune e la Crea, la società che gestisce l’acqua a Termoli e di conseguenza il depuratore – succede che quando piove l’impianto non riesce a contenere l’acqua, che tracima senza venire filtrata e finisce dove vedete…». E indica il punto in prossimità del torrino, proprio quello dove la chiazza è stata avvistata ripetutamente e spesso anche immortalata e denunciata da questo giornale.

La Crea lo sa, visto che è responsabile dell’impianto. «Siamo responsabili solo per quanto attiene la manutenzione ordinaria» precisa il responsabile tecnico Paolo Santini, che messo alle strette conferma: «L’impianto? E’ rotto, è vero. Ma non è mica un segreto. Però attenzione, non significa che in mare sgorghino direttamente i liquami. E comunque stiamo per appaltare i lavori di sistemazione».

Visto che la manutenzione straordinaria è appannaggio del Comune, e che la riparazione dell’impianto rientra appunto fra gli interventi straordinari, è abbastanza strano che l’appalto lo dia direttamente la Crea invece del Comune. Santini alza le spalle: «Non lo so, di sicuro si aprirà un contenzioso su questa storia perché il costo lo deve sostenere l’Amministrazione, e parliamo di importi tra 100 e 200mila euro. Ma intanto noi appaltiamo i lavori, perché non si possono lasciare le cose in questo modo. E’ una situazione di emergenza».

Non solo disgusto per l’odore nauseabondo che sale fino al Borgo Vecchio ormai con frequenza quasi giornaliera, ma emergenza, appunto. Perché, tanto per fare un esempio, se il depuratore dovesse andare fuori controllo comincerebbe a riversare in mare – sottocosta, in acque balneabili – gli scarichi dei bagni di 15mila cittadini, in aggiunta a massicce dosi di detersivo. «Già oggi – prosegue il tecnico manutentore – questo accade in caso di piogge abbondanti, quando l’impianto non riesce a trattenere l’acqua. E’ un rischio sempre in agguato». Ipotesi disastro? «Non è così fantasiosa. Certo, nessuno se lo augura» conclude.

«I lavori di riparazione li facciamo apposta per fronteggiare il problema – avverte ancora Santini – entro metà aprile, ormai ci siamo, daremo in appalto l’intervento e in temi rapidi il tubo sarà ricostruito e lo scarico avverrà a oltre due chilometri, come da prassi». Intanto però una considerazione è inevitabile: per quasi un anno lo scarico è rimasto fuorilegge, e l’inquinamento si è trasformato da mera ipotesi a fenomeno concreto.

E’ necessario fare un passo indietro e tornare alla primavera del 2015 per capire bene in che razza di impiccio si trovino i termolesi. In quel periodo si è rotto – in maniera irrimediabile – il tubo principale del depuratore sotto il porto, quello che serve il centro di Termoli, il Borgo e il popoloso quartiere di Porticone. Il tubo convoglia l’acqua in ingresso, sottoposta a un ciclo di depurazione a sei rulli («dei quali però uno è rotto da un pezzo, quindi non assolve alla sua funzione…») a due chilometri e più dalla costa e a 20 metri circa di profondità. In pratica in mare aperto, dove l’altezza dell’acqua consente un ulteriore ciclo di autodepurazione e abbatte il rischio.
In ogni caso,oggi la condotta è inutilizzabile. Da un anno lo scarico del depuratore avviene molto più vicino, proprio sotto la banchina. Dove la profondità del mare non raggiunge nemmeno i tre metri e non è possibile alcun moto di autopulizia, oltre al fatto che i liquami finiscono in acqua non depurati o depurati in maniera sommaria, a seconda delle condizioni meteo e della quantità di acque in entrata.

E’ tollerabile tutto questo? E soprattutto, una cittadina che fa del mare la sua principale forza turistica, può permetterselo? Evidentemente sì, visto che la questione depuratore è rimata impigliata per mesi nella fitta rete della burocrazia e del rimpallo di competenze. L’Egam, l’ente di governo dell’ambito del Molise che ha competenza per il servizio idrico integrato, fognature e depurazione delle acque reflue comprese, non ha dato risposta positiva ai solleciti, come dice Santini della Crea: «A tutela dell’ambiente, visto che l’Egam non ha risposto, non posiamo più aspettare. Stiamo aspettando le varie autorizzazioni, dalla Provincia alla Dogana, e poi partiremo».
Il Comune di Termoli, dal canto suo, ha provato a inserire i lavori di riparazione della condotta sottomarina nei lavori di dragaggio del porto, quelli finanziati dalla Regione Molise che sono stati appena ufficializzati. Ma senza successo, perché poi non se n’è fatto più niente. La priorità – chiariscono dal Municipio – è stata data ai lavori di completamento del nuovo depuratore, quello del Sinarca. L’impianto infatti consentirà di alleggerire moltissimo il carico di scarichi che finora ha sopportato il depuratore del porto, piccolo e malmesso, prendendosi la maggior parte delle utenze in aggiunta a quelle nuove, che sono state bloccate da mesi proprio perché l’impianto non è adeguato e si rischierebbe il collasso per straripamento.
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Ma anche qui c’è un problema. Anzi, un ritardo. Di due anni rispetto alla previsione di completamento lavori (gennaio 2014) e di svariati mesi rispetto alle promesse dell’Amministrazione di Angelo Sbrocca. Che ha dato per imminente almeno 4 volte l’apertura del nuovo depuratore nell’ex mattatoio, e che per almeno 4 volte è stata smentita. «Entro un mese l’impianto sarà finito e potrà entrare in funzione, se non succederà scatteranno le penali» ha scandito il primo cittadino nel Consiglio Comunale di metà marzo. Il mese sta per scadere, ma il nuovo depuratore difficilmente potrà entrare in funzione prima di maggio.

«Ci sono stati imprevisti dovuti ai nubifragi di novembre che hanno fatto slittare il completamento dell’opera. Il terreno è smottato, e non è certo colpa nostra». Il clima, nel cantiere, è a fior di nervi. Si lavora col fiato sul collo, consapevoli dei forti ritardi finora accumulati e di centinaia di utenze in attesa di essere riattivate. «Sì, lo sappiamo che c’è gente che non può trasferirsi nella casa nuova o che non può affittare appartamenti perché non si possono aumentare le utenze nel vecchio depuratore – continuano gli operai della Dondi di Rovigo e delle ditte minori che lavorano in subappalto – ma noi non c’entriamo con questo problema. Il nuovo depuratore è quasi pronto e a breve tutto filerà liscio». Non tutti sono d’accordo con le previsioni ottimistiche della ditta, che parla di «qualche tubo da collegare e basta».

E basta dare un’occhiata alla zona e alle opere realizzate per rendersi conto che mancano parecchi “dettagli”, a cominciare dalla strada. «Prima di un paio di mesi non se ne parla» commenta un esperto chimico che il depuratore l’ha seguito nelle varie fasi. «Anche se è stato predisposto per i nuovi collegamenti, bisogna fare il rodaggio. I macchinari di filtraggio e depurazione sono stati fatti ormai anni fa ma non hanno funzionato nemmeno un giorno. I tempi tecnici per il collaudo sono almeno di due mesi…».

Il rischio è duplice. Da un lato l’impianto centrale del porto, rotto e in attesa di lavori a un anno dal disagio sfociato in un fenomeno di inquinamento. Dall’altro un impianto nuovo di zecca che stenta a entrare in funzione, sui cui tempi incombe ancora l’incognita del collaudo. In mezzo centinaia di persone inferocite, rimate senza possibilità di avere l’acqua in casa e dunque senza il diritto a prendere possesso «delle nostre case nuove» oppure di affittare appartamenti nelle zone dove gli allacci sono fermi per motivi di sicurezza. Che minacciano di rivolgersi alla Procura della Repubblica per «interruzione di pubblico servizio».
(Pubblicato il 11/04/2016)

da primonumero.it

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