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TERRA VIVA, CITTÀ VIVA. Il coraggio di restare e il ruolo delle istituzioni per fermare l’emorragia giovanile

 La presentazione del movimento civico “Terra Viva: le tue coordinate nel DNA” ha restituito alla città un segnale di speranza tangibile. Nato da un fermento social che da mesi discuteva dell’abbandono dei giovani, il progetto si è concretizzato in un’associazione che riunisce professionisti, commercianti e giovani imprenditori rientrati dall’estero e altri animati dalla volontà di invertire la tendenza. Nell’incontro di presentazione del progetto i relatori che hanno illustrato obiettivi chiari: valorizzare l’identità locale come motore di crescita, partecipazione e coesione sociale. Le testimonianze di chi ha scelto la “restanza” – rientrando da altre realtà italiane ed estere per avviare imprese qui – hanno colpito nel segno. Storie di creatività, resilienza e attaccamento alle radici che dimostrano: restare non è rassegnazione, ma scelta consapevole. Terra Viva si propone di creare un ecosistema fertile per idee, imprese e percorsi professionali, contrastando l’emorragia demografica che minaccia San Severo. In cantiere, incontri di approfondimento e una festa dell’accoglienza per gli universitari di ritorno a Natale, a conferma di un’attività già concreta. Tuttavia, l’entusiasmo da solo non basta. Per trasformare questa energia in realtà durature servono condizioni strutturali: lavoro qualificato, spazi di aggregazione culturale e un territorio attrattivo. Le scuole devono mostrare ai giovanissimi che oltre al pubblico impiego esistono opportunità nel privato, capaci di garantire indipendenza economica e famiglia. Ben vengano i concorsi comunali per il ricambio generazionale negli uffici, ma il vero motore del futuro è il settore privato: industrie, opifici, start-up. Per fare un esempio, la città di Trento ha istituito da alcuni anni l’Osservatorio della Gioventù, che raccoglie dati annuali su occupazione, formazione e mobilità dei giovani tra i 15 e i 34 anni, generando report per politiche proattive come borse di studio mirate e incentivi alle startup. Questo approccio ha consentito di ridurre il tasso di emigrazione giovanile del 15% in un decennio, grazie a decisioni data-driven – basate su analisi quantitative e metriche oggettive – anziché su intuizioni soggettive o supposizioni. Ma Trento è solo un modello tra tanti: altre realtà comunali hanno attivato progettualità analoghe con risultati tangibili. Non si tratta, infatti, solo di contrastare l’emigrazione dei giovani. In molti casi, una volta sistematisi in altre città – spesso al Centro-Nord Italia – sono i genitori stessi a lasciare San Severo, dapprima per brevi periodi annuali e poi in via definitiva. Così la città si svuota non solo di nuove generazioni, ma di interi nuclei familiari, senza orizzonti di ritorno. Qui assume un ruolo cruciale la pubblica amministrazione. A San Severo, in sinergia con Terra Viva, il Comune e l’Università di Foggia (Unifg), si potrebbe lanciare un Osservatorio low-cost, utilizzando risorse del PNRR, dati Istat locali e analisi social sul fermento giovanile. Inoltre, rendere il territorio sicuro, accogliente e competitivo richiede politiche mirate: incentivi fiscali per insediamenti produttivi, semplificazione burocratica, investimenti in formazione tecnica e rigenerazione urbanistica. Gli amministratori hanno il dovere di prendere posizione, delineando azioni concrete per ampliare l’offerta lavorativa e scongiurare il declino verso una città di soli anziani e pensionati. Questo potrebbe essere per gli amministratori tutti uno dei buoni propositi con cui iniziare il nuovo anno all’insegna della rinascita.  La scintilla è accesa: tocca a istituzioni e cittadini alimentarla, tessendo un dialogo tra radici e futuro per una comunità vitale. Perché San Severo merita l’allegria e l’entusiasmo delle giovani generazioni.

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