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Torremaggiore… La politica, i cafoni e il virus!

La parola “cafone” proviene dal verbo scavare, zappare, il grande scrittore Ignazio Silone la usava spesso nei suoi romanzi per indicare il contadino ingenuo, appena possibile cattivo, ma più facilmente beffato a sua insaputa. Dai primi del ‘900 ad oggi le cose non sono cambiate poi tanto; ieri si usava la zappa, oggi trattori con tecnologie avanzate. Un tempo c’erano i padroni che facevano il prezzo del raccolto, oggi ci sono i grandi marchi, speculatori travestiti da benefattori del popolo, che dalla vetta più alta attendono l’inizio del raccolto. Nel periodo che viviamo a causa del virus gli unici due settori dell’economia che hanno retto l’urto della recessione sono l’agroalimentare e il digitale. Ebbene in Puglia – e più precisamente in Capitanata-  l’agricoltura, caposaldo della nostra economia, è ai minimi storici. Le previsioni indicano una stagione agraria lacrime e sangue, vista la mancanza assoluta di una seria strategia commerciale. Un pensiero va a coloro che con il politichese stanno trasformando gli agricoltori pugliesi nei “clochards” dell’agroalimentare Europeo. Mentre la Puglia naviga senza bussola, la Capitanata è in autostrada a fari spenti. Ricordiamo ai nostri politici che l’agroalimentare pugliese è il polmone verde d’Italia a cui non si può rinunciare. L’agricoltura ha bisogno di risorse, competenze e strategie, ad oggi gemme rare. Sconfiggere un virus non è cosa facile ma per competere c’è bisogno di forza che ha origine nella dignità di un lavoro e soprattutto di un guadagno certo. In agricoltura il dilemma da sciogliere affinché avvenga il cambiamento è semplice: essere “cafoni” o agricoltori?

NECESSITAS FACIT IUS.                                                                                        

LA NECESSITA’ CREA LA LEGGE.

Luigi Marangi.

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