TRAGEDIA SENZA FINE NEI GHETTI: CARITAS E MIGRANTES LANCIANO L’ALLARME DOPO L’ULTIMO DRAMMA

CARITAS E UFFICIO MIGRANTES DI SAN SEVERO SU NUOVA TRAGEDIA GHETTO TORRETTA ANTONACCI
Dopo l’ennesima tragedia consumatasi nei ghetti nel territorio di San Severo (FG), dove vivono in condizioni disumane centinaia di immigrati, si leva ancora una volta forte la voce della Caritas e dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di San Severo.
«A distanza di pochi giorni dalla morte di Mamina Nyassy, ucciso nel corso di una lite nel ghetto dell’Arena – dice don Andrea Pupilla, Direttore della Caritas Diocesana di San Severo – nel pomeriggio del venerdì santo, mentre molti di noi Cristiani eravamo impegnati a vivere i riti che caratterizzano quella giornata, nel ghetto di Torretta Antonacci, Aladji Singath si è tolto la vita impiccandosi. Tutti e due erano cittadini del Gambia. I loro corpi e i loro nomi devono ricordare a noi tutti che essi non sono numeri o cronoprogrammi da rispettare, ma volti, persone, storie, drammi. È questo che dovremmo far capire anche agli attori istituzionali. Non posso tacere l’amarezza che mi porto nel cuore di fronte a queste tragedie e la grande responsabilità che abbiamo noi e le organizzazioni che rappresentiamo»
A don Andrea Pupilla fa eco don Nazareno Galullo, direttore dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di San Severo e fino a pochi mesi fa missionario in Benin.
«Come Caritas Diocesana e Ufficio Migrantes – aggiunge don Nazareno – siamo presenti nei luoghi della marginalità con le unità di strada del progetto Polo Su.Pr.Eme e siamo accanto alle persone per aiutarle a districarsi nelle farraginose procedure burocratiche e legali, nell’accesso ai servizi sanitari e nelle difficoltà quotidiane che la vita nei ghetti comporta. Incontriamo non solo povertà materiale, ma anche una sofferenza più profonda, spesso invisibile: depressione, isolamento, mancanza di lavoro dignitoso, residenze negate, difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie. È qui che riconosciamo il cuore del Vangelo: Cristo che continua a farsi presente nei crocifissi del nostro tempo, nei ghetti di Torretta Antonacci e dell’Arena e nei casolari sparsi nei comuni di Serracapriola, Poggio Imperiale, Lesina, San Paolo di Civitate, Rignano Garganico, Apricena…».
Il grido di allarme della Caritas e dell’Ufficio Migrantes di San Severo è rivolto soprattutto alle istituzioni.
«Purtroppo – dicono don Andrea e don Nazareno – le risorse destinate dal PNRR al superamento dei ghetti, per un totale di circa 28 milioni di euro, che avrebbero potuto incidere concretamente sulla vita delle persone più fragili del nostro territorio, non sono state utilizzate e sono ritornate al mittente: questa scelta ha contribuito a lasciare incompiuta la promessa di superare le condizioni di marginalità che affliggono i ghetti del territorio. L’auspicio è che tutte le autorità lavorino concretamente per il superamento reale dei ghetti e per una sanatoria dei permessi di soggiorno, che consenta a chi vive ai margini di esistere come cittadini, con diritti e dignità, e non come fantasmi lontani dagli occhi e dal cuore di tutti».
Al loro impegno concreto, i due organismi della Diocesi di San Severo affiancano ovviamente la preghiera. Previsto, infatti, per le ore 18,00 di Mercoledì 8 aprile, presso il ghetto dell’Arena e alla presenza del Vescovo Giuseppe Mengoli, che Sabato Santo, ha visitato il ghetto di Torretta Antonacci, il momento di preghiera interreligiosa a ricordo di Mamina Nyassy, programmato nei giorni scorsi e rinviato per le pessime condizioni meteo, nell’occasione sarà ricordato anche Aladji Singath, per il quale ci sarà anche un altro momento di preghiera prossimamente nel ghetto di Torretta Antonacci.
San Severo, 04 aprile 2026
don Andrea Pupilla don Nazareno Galullo
direttore Caritas direttore Migrantes



