Cultura

TRESSETTE IN CENTRO STORICO

di MICHELE MONACO

AMEDEO abita in via Ospedale Vecchio, una stradina che collega via Roma con largo Sant’Antonio Abate. Nella sua casa a pianterreno, dove vive la sua vita da pensionato, conduce un’esistenza autonoma da arzillo ottantenne. Vive solo, non ha voluto seguire sua figlia e suo genero nell’abitazione di un affollato condominio di via Fortore. Lavorava in una bottega di falegnameria ed era un artigiano molto apprezzato. Aveva cominciato nel dopoguerra a fare il garzone presso un bottaio dove aveva imparato la difficile arte di costruire botti di legno pregiato per la conservazione del vino nelle cantine situate nei palazzi settecenteschi del centro cittadino. E’ contento di non aver mai lasciato il suo sottano, né il centro storico dove è nato e cresciuto. Adesso, tutti i giorni, segue sempre lo stesso rituale: dopo aver consumato un pasto frugale, fuma un mezzo sigaro e aspetta i suoi amici, anch’essi pensionati, per una partita a carte. Il loro gioco preferito è il TRESSETTE. Partite interminabili, fatte di strane parole. Un gergo che i sanseveresi conoscono bene come: “liscio e bus”, “ho per te”, “stringi a te”. AMEDEO, come il “don ERSILIO” dell’Oro di Napoli, è fonte di saggezza. Tra una partita e l’altra si lascia andare in considerazioni molto interessanti con i suoi amici. “Vedete – dice – nel nostro centro storico abbiamo assistito progressivamente alla chiusura della bottega sotto casa, dell’alimentare all’angolo, i negozi di vicinato sono spariti, alcune vetrine storiche hanno abbassato la saracinesca, alcune vecchie insegne che hanno caratterizzato il quartiere si sono spente da tempo. Dove non è arrivato l’assalto dei centri commerciali ha colpito la crisi economica. Non voglio fare la fine di quei pensionati che si aggirano come fantasmi nei centri commerciali per trascorrere la giornata al caldo o al fresco dei condizionatori d’aria. Avete notato che un negozio viene sostituito da tutta un’altra cosa? Mi dicono che i vuoti si riempiono, sì ma bisogna vedere di cosa. Mi spiego: se un negozio di fornaio, o quello di fruttivendolo, vengono sostituiti con delle sale-scommesse, con locali pieni di macchinette-mangiasoldi, allora siamo nei guai perché il degrado è assicurato. Non me ne vogliano i gestori di queste attività, non è colpa mia se sono dannose! NON TUTTO QUELLO CHE GENERA PROFITTO È PROGRESSO. Vorrei soprattutto far notare che per tanti anziani il fornaio, il fruttivendolo, l’alimentare, erano anche importanti punti di riferimento e di aggregazione, di relazioni sociali. Una caratteristica che non può esserci con tipologie di esercizi anonimi, senz’anima”. Sentenziato ciò, AMEDEO si accende il suo mezzo sigaro e avverte il suo compagno di tressette che la partita è finita.

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