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TRESSETTE SANSEVERESE

di MICHELE MONACO

AMEDEO abita in via Borgo Casale. Nella sua casa a pianterreno, dove vive la sua vita da pensionato, conduce una esistenza autonoma da arzillo ottantenne. Vive solo, non ha voluto seguire sua figlia e suo genero al terzo piano di in un anonimo condominio di via Fortore. Non vuole fare la fine di quei pensionati che si aggirano come fantasmi nei centri commerciali per trascorrere la giornata al caldo o al fresco dei condizionatori d’aria. Anni fa, lavorava in una bottega di falegnameria ed era un artigiano molto apprezzato. Aveva cominciato nel dopoguerra a fare il garzone presso un bottaio dove aveva imparato la difficile arte di costruire botti di legno pregiato per la conservazione del vino nelle cantine situate nei palazzi settecenteschi del centro cittadino. E’ contento di non aver mai lasciato il suo sottano, né il centro storico dove è nato e cresciuto. Adesso, tutti i giorni, segue sempre lo stesso rituale: dopo aver consumato una abbondante colazione, fuma un mezzo sigaro e aspetta i suoi amici, anch’essi pensionati, per una partita a carte. Il loro gioco preferito è il “tressette”. Partite interminabili, fatte di strane parole. Un gergo che i sanseveresi conoscono bene come: “liscio e bus”, “ho per te”, “stringi a te”. AMEDEO, come il “don ERSILIO” del film “L’Oro di Napoli” – (il personaggio interpretato da EDUARDO che insegnava la tecnica del “pernacchio” a degli astanti increduli) – è fonte di saggezza. Tra una partita e l’altra si rivolge ai suoi amici e dice: <Nel nostro centro storico abbiamo assistito progressivamente alla chiusura della bottega sotto casa, dell’alimentare all’angolo, i negozi di vicinato sono spariti, alcune vetrine storiche hanno abbassato la saracinesca, alcune vecchie insegne che hanno caratterizzato via Soccorso si sono spente da tempo. Persino l’ex piazzetta coperta ristrutturata come contenitore socio-culturale è inutilizzato da 7 anni. E intanto si insediano centri commerciali a ripetizione. Dove non è arrivato l’assalto dei centri commerciali molti commercianti hanno chiuso a causa della pandemia. Avete notato che un negozio viene sostituito da tutta un’altra cosa? Mi dicono che i vuoti si riempiono, sì ma bisogna vedere di cosa. Se un negozio di fornaio, o quello di fruttivendolo vengono sostituiti con delle sale-scommesse, con locali pieni di macchinette-mangiasoldi, allora abbiamo i ludopatici . Chi si occupa di loro? Non me ne vogliano i gestori di queste attività, non è colpa mia se sono dannose, NON TUTTO QUELLO CHE GENERA PROFITTO È PROGRESSO. Vorrei soprattutto far notare che per tanti anziani il fornaio, il fruttivendolo, l’alimentare, erano anche importanti punti di riferimento, di relazioni sociali.>>. Detto questo, AMEDEO si accende il suo mezzo sigaro e avverte il suo compagno di tressette che la partita, a questo punto, è finita. Passano dei ragazzini su un motorino senza targa e senza casco… Urlano per la loro bravata nell’impennare la moto. Poi è la volta di due adolescenti su un monopattino a tutta velocità. I pensionati inviano all’indirizzo dei giovani scapestrati epiteti irriferibili. Per il proseguimento del tressette se ne parlerà un‘altra volta…

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