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Triste storia: Lavoro fermo, papà morto di cancro. La madre: «Mio figlio non ce l’ha più fatta»

Michele, 22 anni, sanseverese trovato senza vita in casa, gestiva un “furgoncino dei panini” con i genitori Luigi e Isabella originari di San Severo. Raccolta fondi per aiutare la famiglia.

TREVISO. Il fulcro della sua vita era comporre i panini più buoni e creativi con gli ingredienti Dop, chino sulle piastre roventi del suo food truck, quello che gestiva con la mamma Isabella e prima ancora con il papà Luigi, mancato anche lui troppo presto, a fine estate, per un cancro.

Poi è tornato il Covid, il lockdown, le chiusure, il blocco delle attività e le difficoltà che pesavano come macigni.

Il cuore di Michele Pagniello, 22 anni, non ha retto a tanta sofferenza, piano piano è diventato sempre più chiuso nonostante l’aiuto degli amici e della famiglia. Il suo sorriso che faceva innamorare le ragazze, ha iniziato a spegnersi, fino a che giovedì si è tolto la vita.

È la mamma, Isabella, tra le lacrime, a raccontare mandando giù i singhiozzi, quel suo figlio che non c’è più. Lei che ha cercato si salvarlo e di sorreggerlo, prima che fosse troppo tardi, dopo averlo trovato quasi esanime.

Ma non c’è stato nulla da fare. “Fuoco & Fiamme”, bistrot take away on the road, era la sua vita, la passione che condivideva con il padre. Non c’era fiera dove il truck non fosse presente, a Treviso e nella Marca. A 22 anni appena compiuti, ce la metteva tutta per sbarcare il lunario.

La notizia della sua morte, ha fatto il giro di Istrana, delle tantissime persone che lo conoscevano, per non parlare dei ragazzi che andavano da lui solo per un super panino. E adesso sulla pagina del paese, è stata lanciata una raccolta fondi, una gara di solidarietà per aiutare mamma e sorella piegate dal dolore, da sempre il suo primo pensiero.

La sofferenza più grande, quella che il ragazzo non ha retto, è forse la malattia del padre, mancato a fine estate di cancro. «Lavoravamo tutti per il truck, che aveva molto seguito anche nel settore delle fiere, poi per via del Covid si è bloccato tutto», racconta la mamma.

«C’è stata la malattia fulminante di mio marito, siamo rimasti io, mio figlio e mia figlia. Michele si era fatto carico dell’attività, la portavamo avanti nonostante fosse tutto bloccato, andavamo nelle cosiddette piazze pubbliche, servizio pranzo e cena». Da maggio dell’anno scorso, la famiglia se la cavava come poteva, c’era una affezionata clientela.

«Michele era famoso per i panini eccezionali, usava materia prima di qualità, era un fanatico di queste cose: la gente il sabato e la domenica faceva la fila per venire a prendere la roba da noi».

I due punti fissi erano Istrana, la rotonda del capitello, e Paese, vicino alla Castellana. Quel truck, Michele lo aveva fatto con le sue mani, reso splendente.

La madre, non se lo sa spiegare: «Lo stress, il papà che non c’era più, il calo del fatturato smisurato, tante cose che andavano storte. I problemi economici, la banca che aveva rifiutato il finanziamento a fondo perduto perché non potevano investire su un settore in perdita a causa della pandemia, i ristori che arrivano col contagocce, attrezzature rotte».

Continua: «Siamo sempre andati avanti a testa alta, mai chiesto nulla a nessuno, con onore, ma forse il peso sulle spalle era troppo e ha ceduto». La mamma non si capacita di essere arrivata tardi. «Gli dicevo: se dobbiamo lasciare lasciamo, non farti carico di tutto. Ma amava troppo quello che faceva e lo voleva fare a tutti i costi».

Il funerale martedì alle 10, in chiesa a Istrana. —

fonte la tribunatreviso

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