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UN MAESTRO DI STRADA

di MICHELE MONACO

Ogni anno, in Italia, circa 130.000 minori abbandonano precocemente la scuola (dati ISTAT). Quanti sono stati i minori di San Severo in dispersione e in abbandono scolastico prima della pandemia e durante la pandemia? Quali iniziative sono state messe in atto per la scolarizzazione di tanti adolescenti che vediamo imperversare per la città in preda al bullismo vandalico e pronti ad essere protagonisti della cronaca nera? Un fenomeno diffuso nelle periferie urbane del Mezzogiorno e allora è interessante leggere il racconto di CESARE MORENO, famoso insegnante di Napoli, che ha dato vita al movimento “MAESTRI DI STRADA”. << I Maestri di Strada operano sul territorio di Napoli EST da venti anni, con l’intento di costruire una comunità educante che combatte la dispersione scolastica e l’isolamento sociale DELLE ZONE PERIFERICHE. L’ottica che guida il lavoro dei Maestri di Strada ha permesso la costruzione di una rete collaborativa con associazioni del territorio con il Comune e con molte scuole dell’area metropolitana di Napoli. Il contrasto alla dispersione scolastica avviene attraverso la promozione nelle scuole – in orario curriculare ed extracurriculare – di laboratori cooperativi e arteducativi, promozione della cittadinanza attiva, attività di sostegno genitoriale e sostegno docenti con interventi di rigenerazione urbana e animazione territoriale per la storia locale. La presenza di un maestro di strada sul territorio permette di promuovere un processo educativo che investe tutte gli ambiti di vita dei ragazzi, che in quest’ottica non sono destinatari ma interlocutori attivi del processo di cura e di apprendimento. Durante la pandemia andavano sotto i balconi dei ragazzi chiusi in casa a leggere le favole e le storie di GIANNI RODARI. «Il mio quartiere è San Giovanni a Teduccio. Ma questo lavoro lo faccio anche a Ponticelli e Barra, quartieri disgraziati dove sentiamo ripetere sempre la stessa frase e cioè che non c’è lavoro. Lo sappiamo benissimo che il lavoro non c’è, ma la dignità e il rispetto di sé viene prima di tutto. Nel nostro quartiere in tantissimi non troveranno lavoro e quindi dobbiamo lavorare perché abbiano il rispetto di sé. In quei quartieri, i ragazzi, soprattutto in adolescenza, sono aggressivi, vivono in ambienti duri, sono poco rispettosi delle regole. Ma una cosa che dimentichiamo spesso è che la scuola deve essere fatta per chi è pieno di difetti, non per chi è già educato. Il mestiere dell’insegnante è diventato un lavoro di frontiera: deve supplire a famiglie che hanno abdicato al proprio ruolo, deve rompere la tendenza all’isolamento inebetito di molti ragazzi sedotti dal mondo degli oggetti tecnologici, dalla televisione, dal web, dai rapporti virtuali nei social, dagli smartphone. Un lavoro di frontiera – se non di trincea – anche per il tasso elevato di rischio. A questo punto mi permetto di porre un quesito a chi mi legge: in quei quartieri di Napoli (e non solo) è più necessario lo <<spettacolo>> del sedicente giornalista BRUMOTTI o il lavoro paziente del Maestro di strada CESARE MORENO?

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