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UN RAGAZZO DI SAN SEVERO NEL 1943

di MICHELE MONACO

Nel 1943 giunsero nella nostra città gli Anglo-Americani e mi sono sempre chiesto come fu percepito questo avvenimento da un adolescente di allora, come fu vissuta la microstoria di una comunità attraverso la testimonianza di un ragazzo. Ho cercato di documentarmi attraverso i ricordi dal compianto Notaio DINO ORSI contenuti nel suo prezioso libro “C’ERA UNA VOLTA…SAN SEVERO” ((vedi copertina)). Racconta DINO ORSI che tra settembre ed ottobre del 1943 gli Anglo-Americani requisirono (per adibirli ad alloggi per ufficiali) dei palazzi di note famiglie della grande borghesia sanseverese quali: MASSELLI, LA MONACA, DI FAZIO, MASCIA, CASILLO, FRACCACRETA, RECCA, TROTTA, DE LUCRETIIS. Il resto delle truppe si dislocò negli edifici scolastici come la scuola “ROSA MALTONI” (GIOVANNI PASCOLI), l’edificio “DE AMICIS”, l’ex monastero “SAN BENEDETTO”, il liceo classico “TONDI” e i locali attigui alla Chiesa della Libera (poi sede della scuola media “PALMIERI”). Furono requisiti gli alberghi di allora come il “MODERNO” e l’albergo “ITALIA” per farne dei circoli militari. Furono requisiti inoltre i locali dei cinema: “PATRUNO”, “IDEAL”, “UMBERTO” e il “KURSAAL”. Le sensazioni e i ricordi più intensi del Notaio si riferiscono a delle mattine nelle quali poteva condividere la colazione dei soldati americani fatta da ciambelle fritte e distribuite presso il caffè “FORMIGONE”, oppure quando rimediava il latte in polvere, dei biscotti racchiusi in scatole metalliche, uno scatolame contenente carne, fagioli, minestrone di verdure, frutta sciroppata, caffè, cacao e marmellata. Ma DINO ORSI porta alla commozione quando racconta, lui adolescente, che al latte americano in polvere non riuscì mai ad abituarsi perché aveva bevuto spesso il latte acquistato nelle stalle della famiglia CASTELLI residente presso la Chiesa di Santa Lucia. <<Lo bevevo senza bollirlo per non alterarne il sapore>>. Con questa magnifica e genuina espressione si può forse comprendere quanto fosse saporito e apprezzato quel latte nostrano e cosa provava di tanto importante un ragazzino sanseverese in quel lontano e freddo inverno del 1943. Il Notaio racconta ancora cosa accadeva con i soldati  in Chiesa durante la messa domenicale:… << a me ragazzo faceva impressione il fatto che il sagrestano girasse per la questua con il piatto metallico e che il suo incedere fosse segnalato dal tintinnare delle monete spicciole offerte da noi sanseveresi, mentre una volta raggiunte le file americane non si sentiva più nulla, in quanto vi venivano messe solo monete di carta, ovviamente di maggior valore…>>. Quanta dignità c’era nel tintinnìo delle monete spicciole fatte cadere nel piatto del sagrestano… Quella era la dignità dei Sanseveresi in quel lontano e terribile inverno del 1943.

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