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UNA CITTÀ INCONTROLLABILE PER UNA INVOLUZIONE MATURATA NEL TEMPO

di ENZO VERRENGIA, SCRITTORE-GIORNALISTA  CULTURALE DE ‘LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO’

Gli interventi nel dibattito sulle vicende amministrative di San Severo si dividono in tre categorie. I DETRATTORI, che imputano all’attuale maggioranza problemi di ogni genere. I SOSTENITORI, che elencano i provvedimenti fin qui attuati. CITTADINI che, a vario titolo, si lamentano. Manca una visione a largo raggio. Quelli dell’opposizione quando erano in maggioranza non hanno fatto granché per prevenire l’attuale degrado. I sostenitori della giunta si limitano a giocare in difesa. I sanseveresi sparsi riempiono le loro missive di “ke” al posto di “che”, con un’ortografia rovinata dal messaggiare compulsivo.

Resta una città incontrollabile, da cui si emigra, non sempre in cerca di lavoro, spesso anche solo di tranquillità. È l’effetto di un’involuzione maturata nel tempo. A partire da quegli orribili anni ’80 in cui le strade si riempirono di macchine comprate con i soldi di stipendi ottenuti con posti distribuiti da politici che volevano voti e non progresso civile. Quella stessa ricchezza parassitaria ha portato nei condomini, una volta abitati dalla borghesia produttiva, famiglie rumorose, maleducate e, sostanzialmente, incivili. Perciò si sbaglia a collegare mancanza di lavoro e comportamenti a rischio. La selvaticità è congenita in un tessuto umano privo di consistenza. Semmai, bisognerebbe occuparsi di quelle professioni di eccellenza che tratterrebbero in città molti giovani che portano altrove le loro competenze, maturate attraverso studi nobilitanti e qualificanti.

A San Severo non serve la retorica buonista o oltranzista. In città va elevato, e di moltissimo, il livello della comunità locale. D’altronde, lo stesso vale per l’Italia intera e molti Paesi di confine tra il primo e il terzo mondo. Quanto alla criminalità, non è compito dei sociologi e degli analisti combatterla. Da sempre, spetta alle forze dell’ordine, non certo all’esercito, che qualcuno invoca senza tenere conto del diverso grado di specializzazione dei militari rispetto a polizia, carabinieri e finanza.

Il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset scrisse in ‘La ribellione delle masse’ che il barbaro è verticale, non orizzontale. Non viene da fuori, ma sorge dall’interno di un corpo sociale in preda al sottosviluppo.

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