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UNIVERSITA’ DI BARI, L’ODISSEA DEI NON FREQUENTANTI

Caro Direttore,
per gli studenti lavoratori non frequentanti dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, iscritti al corsi di laurea, i tempi sono molto duri, in quanto essere uno studente lavoratore presso l’Ateneo barese è visto come un qualcosa di puntivo, con un’evidente discriminazione rispetto agli studenti frequentanti. Lo studente lavoratore deve essere, invece, visto (soprattutto se in possesso di altri titoli di studio) come un’arricchimento e una risorsa per il sistema universitario. A Bari, al contrario, di quanto accade nelle altre Università italiane, lo studente lavoratore che non può frequentare perché appunto lavora ed è in possesso di un’Attestato che certifica la sua condizione di lavoratore, viene visto come uno studente di serie B, come un qualcuno cui dare un programma per non frequentanti che ha un sapore “punitivo”. Lo studente lavoratore deve essere invece incentivato dall’Università attraverso un’opera di pomotore della cultura e del sapere scientifico e non di discriminatore perché trovasi in una condizione di “non frequentante” per validissimi e giustificati motivi. Occorre, quindi, rivedere il Regolamento di Ateneo e dare il giusto peso e la giusta considerazione a chi, dopo aver conseguito già una robusta formazione professionale intenda iscriversi (in età adulta, sposato e con prole anche!) ad un ulteriore corso di laurea per conseguire altri titoli che vanno a potenziare il suo bagaglio culturale. Non è possibile che lo studente lavoratore debba essere considerato uno studente di serie B, esige quel rispetto che, pare, ormai certo che in tutti i campi della vita sociale e lavorativa manca del tutto.​​​​​

MARIO BOCOLA

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