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“VI FACCIO CONOSCERE L’ORIENTE CON LA FOTOGRAFIA” – INTERVISTA A LEONARDO ANTONIO AVEZZANO

Ha riscosso uno strepitoso successo di pubblico la mostra del giovanissimo fotografo di origini sanseveresi, Leonardo Antonio Avezzano, allestita presso la Galleria Comunale “Luigi Schingo” di Corso Garibaldi a San Severo fino al 29 dicembre. La rassegna è stata inaugurate lo scorso 26 dicembre alla presenza del Sindaco della Città, avv. Francesco Miglio, dell’Assessore alla Cultura, avv. Celeste Iacovino e dei due collaboratori Andrea Giuliani e Ilaria Primavera. La serata è stata presentata dal giornalista Michele Pistillo, dell’emittente locale 99 TV (vedi foto). Abbiamo incontrato il giovane fotografo che, in esclusiva, ha risposto alle nostre domande:

COME È NATA LA TUA PASSIONE PER LA FOTOGRAFIA? COSA SIGNIFICA PER TE FOTOGRAFARE?

La passione per la fotografia mi è stata passata da mio padre. Sono sempre stato affascinato dalla macchina, ma soprattutto dall’attesa nel vedere le foto una volta scattate. Il dosare gli scatti, le attese per aspettare il momento perfetto e le attese nello scartare la busta contenente le foto rivelate ha sempre suscitato in me un’emozione. Anche nel digitale, dove disponiamo di migliaia di scatti, cerco di mantenere una cerca filosofia, quella di evitare “spray and pray”, ma invece aspettare il momento che non si ripeterà piu. Per me la fotografia è un sinonimo della vita. Dal latino, “scrivere con la luce” possiamo ritrarre la realtà che vediamo, oppure disegnare la nostra realtà, utilizzando gli elementi della fotografia. Innanzitutto bisogna scegliere e leggere la luce (gli ISO), poi bisogna stare attenti all’apertura del diaframma, che per me significa aprirsi (dentro e fuori) al soggetto. Poi ci sono i tempi, nel senso quali sono i tempi di esposizione necessaria per imprimere sulla pellicola (o sensore) il soggetto interessato. Al di la della tecnica, per me fotografare e’ fermare il tempo, un istante che non si ripeterà mai più. Per questo preferisco la fotografia al video, perché il tempo si ferma, si ferma il soggetto, si ferma il fotografo, si ferma il fruitore della fotografia. E se si fa un bel lavoro, si ferma la felicità di tutti questi personaggi in uno scatto, e il mondo, almeno per un istante e’ stato felice.

QUANDO E PERCHÉ HAI DECISO DI INTRAPRENDERE QUESTO VIAGGIO NEL MEDIO ORIENTE? COSA TI HA SPINTO? COME È STATA QUESTA TUA ESPERIENZA?

Mi sono appassionato del medio oriente nel momento in cui la curiosità ha vinto sulle informazioni che mi venivano fornite da TV, giornali, web e conoscenti. Tutti noi abbiamo un GPS interno che ci dice “quando non e’ più abbastanza”. Gia’ nel 2016 mi sono recato in Israele e Palestina per un progetto fotografico “Guns’n Moses: it’s not black or white”, dove ho scoperto che fin quando ci si chiede chi ha torto o ragione nella questione israeliano palestinese, il conflitto non sarà mai vinto. Ma soprattutto quando ho pranzato con hummus a Gerusalemme con un arabo, un ebreo e un cristiano, dove ho capito che e’ impossibile capire qualcosa che non si conosce, utilizzando le nostre lenti occidentali. A gennaio 2018 ho deciso di voler effettuare The Abraham Path, il percorso di Abramo, che parte dal sud della Turchia, passando la Syria, Libano, Giordania e terminando in Egitto nel Sinai. Per ovvie ragioni non ho potuto effettuarlo, la Syria era impenetrabile. Anche se il governo siriano mi aveva garantito un virtual path (una truppa militare) non ho voluto precludermi la possibilità di avvicinare i locali. Quindi ho deciso di effettuare questo cammino di pace e speranza nel territorio giordano, che mi aveva già ospitato per 10 giorni nel 2013. Allora ho iniziato a raccogliere informazioni e stringere relazioni con i Giordani ancor prima di partire, con l’aiuto della NGO Jordan Trail. Sono partito il 2 marzo 2018, il mio compleanno, da Um Quais, nel nord, a confine con la syria. Il giorno stesso mi sono reso conto che il jordan Trail e’ una delle vie più antiche del mondo, percorsa da pastori, re, mercanti, profeti e viaggiatori. La notte di quel giorno, accanto al fuoco, condividendo lo shisha (nargile’) e il flauto con dei pastori, avevo capito che il mio GPS interno non aveva fallito. Il mio cuore, le mie orecchie, i miei occhi si stavano nutrendo di ciò che avevo bisogno: rispondere alle mie domande mosse dalla mia curiosità. L’esperienza e’ stata unica perche mi sono sentito accolto e amato dalla gente, che mi accompagnava nei wkend, che mi ospitava nelle loro case, nelle loro tende, che condivideva il cibo, che mi raccontava la loro vita e chiedeva della mia. Da li ho attraversato i territori delle decapoli romane, tra le quali Jerash, Pella. Poi arrivare ad Iraq Al Amir, dove risiede un’antica rovina del periodo ellenistico macedone, l’antica Tyros. Poi attraversare i 3 wadi, le 3 valli a ridosso del Mar Morto, il punto più basso del mondo. Arrivare a Karak dove risiede uno dei castelli dell’epoca crociata più antico, e scoprire la grandezza di Saladino. Arrivare a Petra, nell’impero nabateo, la porta perfetta prima del deserto del Wadi Rum. Come Lawrence d’arabia la mia destinazione era Aqaba, ma non prima aver vissuto per una settimana con i beduini che mi hanno insegnato il valore del tempo, del silenzio e dell’essenzialità. La Giordania mi ha regalato le più belle relazioni umane mai vissute. Sono stato ribattezzato Atije Buteje dai beduini che prima di me hanno attraversato il crocevia del Levante.

QUALE È IL PAESAGGIO ORIENTALE CHE HAI VISTO CHE TI HA AFFASCINATO DI PIU?

È difficile rispondere a questa domanda. L’Oriente è una terra ancora da scoprire per me, ho appena iniziato. Sogno un giorno di percorrere la via della Seta a piedi, come Marco Polo. Quindi se proprio devo rispondere, sognando, il paesaggio orientale che mi ha affascinato di più e’ il prossimo che visitero’. Se devo attenermi alla domanda, il Deserto del Wadi Rum e i suoi abitanti e’ stata la mia casa, il nord e’ stato il mio Gargano.

DURANTE IL TUO VIAGGIO HAI TROVATO DIFFICOLTÁ, PERICOLI, HAI AVUTO INCERTEZZE?

Ad essere sincero la difficolta più grande è stata separarmi dai miei amici giordani. Ali, Tareq, Mohammedin, Abdul, Heba, Lina e la Regina Rania. Quello che mi conforta e’ che a febbraio li rincontrerò tutti. Le incertezze in un cammino del genere si esauriscono nel momento in cui bisogna prendere delle decisioni. La Giordania e’ un paese fantastico e accogliente, non mi sono mai sentito in pericolo.

HAI IN MENTE ALTRE REALTÁ DEL MONDO CHE VORRESTI IMMORTALARE NEGLI SCATTI FOTOGRAFICI?

Ho un grande sogno, forse più grande di me. La sfida sarà trasformare questo sogno in un piano, senza il quale il sogno non potrà essere eseguito. Ho Voglia di attraversare l’himalaya da ovest a est, partendo dal pakistan, attraversando il Nepal e concludere in buthan. Nel percorso dei 1800km tra i passi himalayani, dove incontrero i popoli delle montagne, gli sherpa e Gurung, voglio scalare la mia montagna del cuore, l’Ama Dablam. Sembrerebbe che mai nessuno ha effettuato questa spedizione cosi articolata. Questo è il mio sogno, questi saranno i miei scatti.

QUALE MESSAGGIO VUOLE TRASMETTERE ALLA CITTÁ DI SAN SEVERO L’ALLESTIMENTO DELLA TUA MOSTRA FOTOGRAFICA?

Il messaggio che ho voluto dare è la forza che mi muove in queste imprese: essere curiosi. Spero di aver suscitato curiosità verso questa parte misteriosa del mondo, a volte conosciuta solo per conflitti. È anche un messaggio di pace e integrazione. Non bisogna essere spaventati del diverso, che poi diverso non e’. Siamo cosi simili dagli arabi, soprattutto noi del sud. Bisogna essere curiosi e fantasiosi, rispettosi del prossimo. Bisogna credere nei miracoli, perche’ credendo, i miracoli cominciano ad accadere.

                                                                                              MARIO BOCOLA

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