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Viaggiare sicuri a San Severo, si può? Il Focus nello speciale ‘Interviste’ de La Gazzetta

di Ines Macchiarola e Michele Sales

Con uno speciale interviste dedicato alla sicuezza stradale e al viagggiare sicuri in auto e moto, La Gazzetta fa il punto su un tema delicato e fortemento sentito dalla cittadinanza che si chiede se sia possibile viaggiare sicuri nella città di San Severo.

Ad accogliere l’invito della redazione, il Comandante della Polizia Locale Ciro Sacco, lo specialista in traumatologia il Dottor Emilio Amoroso, già Medico del Soccorso, ed in rappresentanza della Commissione Socio-sanitaria dell’Amministrazione comunale firmata Francesco Miglio, il Vicepresidente del Consiglio Enrico Pennacchio.

Obiettivi della campagna di prevenzione e informazione sulla sicurezza stradale

“In occasione della Giornata mondiale dedicata alla Sicurezza stradale’ – siega Pennacchio -, abbiamo dato il via ad una campagna di sensibilizzazione. L’idea, partita dalla quarta commissione presideduta da Alessandra Spada, ha cercato di coinvolgere il Comandante Ciro Sacco e tutto il personale di Polizia Locale. Spero che l’iniziativa abbia seguito anche nelle scuole per far capire ai ragazzi l’importanza della cintura. Non deve essere un obbligo, e dovranno capire che è importante per loro e per i loro cari utilizzare la cintura.”

Importanza delle cinture di sicurezza e dei dispositivi per viaggiare sicuri, Sacco: “Dati allarmanti nell’ultimo quinquennio”

Entusiasmo per l’iniziativa dal Comandante. Ma la strada è ancora tutta in salita. Se da un lato i forzati lockdown dovuti al prolungarsi dell’emergenza sanitaria hanno portato ad una drastica riduzione dell’incidentalità, è pur vero che il quadro diventa progressivamente più critico e complesso se l’obiettivo si restringe sulle diverse realtà territoriali.

Per l’esponente della Polizia Urbana Locale, “a seguito dell’evento pandemico, ci si aspettava molto meno traffico nella città di San Severo. C’è una riduzione dell’incidentalità del venti percento negli ultimi anni, però i dati sono allarmanti nell’ultimo quinquennio”, periodo in cui – evidenzia – il comando ha rilevato più di 1214 incidenti stradali con un coefficiente di lesione a circa 473 persone  e tre eventi mortali. Per la restante parte, invece, ci troviamo di fronte a incidenti stradali con danni a cose. L’aspetto che più viene evidenziato nell’analisi statistica territoriale riguarda in particolare l’incidentalità e quindi i maggiori danni sul sitema sanitario che vengono proprio dal mancato uso della cintura di sicurezza. E’ chiaro – sottolinea Sacco – che il sistema di ritenzione del passeggero e del conducente, e che è per i passeggeri obbligatorio, ha permesso di fare una serie di osservazioni che poi si riflettono su quelli che poi sono gli incidenti stradali. Porto a titolo di esempio un incidente sulla Strada Statale 16 che ha visto coinvolti due veicoli, una persona di fianco al guidatore è deceduta per mancanza di cintura di sicurezza, e i due ragazzi di 13 e 15 anni hanno sfondato il sedile posteriori della Mercedes. Non lascio immaginare quali siano stati i traumi subiti da questi ragazzi, anche con prognosi riservata. Quindi, l’utilizzo delle cinture, sia da parte dei passeggeri che da parte dei conducenti, in entrambi gli eventi avrebbero permesso di salvare rispettivamente la vita della passeggera e di evitare tutti i traumi subiti dai due ragazzini con alle spalle 50 giorni di calvario all’ospedale. Ma non è l’unico caso. Si assiste quotidianamente ad alcuni conducenti  che portano i bambini piccoli davanti allo sterzo, non osservando le norme previste dall’Articolo 172 del Codice della Strada, con l’obbligo di cinture e sediolino. E non ultimo, con le norme nuove del 6 marzo 2020,  è diventato obbligatorio un dispositivo sonoro” antiabbandono. “Come Polizia Locale – prosegue Sacco -, stiamo producendo molti atti relativi ai controlli effettuati sull’uso delle cinture di sicurezza, richiesti quotidianamente dalle Prefetture, insieme all’utilizzo del telefono cellulare” alla guida. L’esortazione sollecitata dal Comandante è quella di “usare la massima diligenza per evitare numerosi danni sul sistema sanitario”, considerando il periodo di eccezionale emergenza attuale dovuta al Covid19. Con gli Ospedali oramai al collasso a causa del Covid19 – conclude Sacco – gli incidenti stradali aggiungerebbero problemi ad altri problemi soprattutto in fase di assunzione delle testimonianze e dei referti medici”.

Le implicazioni sanitarie e il ruolo dei Medici nell’ambito della campagna di prevenzione e informazione sostenuta dal Ministero della Salute: Il Focus con lo specialista in traumatologia, il Dott. Emilio Amoroso

“I presìdi come le cinture di sicurezza possono salvare la vita a chi è vittima di un incidente. In che maniera? Il problema – spiega Amoroso – sta nel passaggio da una determinata velocità, a velocità zero, e di conseguenza da un impatto della macchina, del mezzo, della moto, o bicicletta, vuol dire che tutto il corpo viene interessato da traumi: dalla testa, al torace, il collo, l’addome, gli arti. Per cui, l’impatto è sempre qualcosa di grave, molto grave, se non ci sono questi presidi che servono per salvare la vita alle persone. A titolo di esempio – dettaglia lo specialista -, se una macchina va a 50 chilometri all’ora e impatta contro un muretto, un albero, un palo, è come se il conducente o il passeggero, cade dal terzo piano sull’asfalto. Se poi ci spingiamo oltre i 70 chilometri orari, anche fuori dalle mura cittadine, è come se uno cadesse sull’asfalto dal tredicesimo piano. Sono traumi che sicuramente conducono a morte. Infatti – sottolinea Emilio Amoroso – gli incidenti a più elevato tasso di mortalità si verificano in strade urbane, in città. E’ un problema che coivolge tutti. In un incidente i traumi possono essere da uno a tre o quattro. A partire dalla testa: trauma cranico, trauma della colonna cervicale, trauma toracico, trauma addominale, rottura di milza che potrebbe portare a rottura ed emorragia imponente all’interno dell’addome. I traumi degli arti: le fratture. Sono tutti eventi che possono condurre a morte o a invalidità permanente. Il che significa che dobbiamo avvalerci della invalidità con conseguente aggravio di spese per il sistema sanitario”.             

Ma cos’è ‘La Scienza che studia gli incidenti stradali’?

Lo specialista, tracciando il quadro dei rischi cui sono esposti i cittadini di fronte all’incidentalità, entra nello specifico approfondendo l’aspetto che riguarda ‘La scienza che studia gli incidenti stradali’. “Si chiama Biomeccanica dell’impatto”. Afferma. “E’ quella scienza che studia le linee di forza che intervengono in un impatto da parte degli ingegneri. E non certo dai Medici che studiano, invece, la parte sanitaria dei traumi che intervengono all’impatto”. 

Sul piano educativo, come comportarsi?

Per Amoroso, gli interventi formativi ed educativi dovrebbero essere estesi a tutta la popolazione, con particolare riguardo alle fasce più giovani in rapida crescita. In particolare, puntualizza Amoroso, “a partire dalle Forze di Polizia, ed in seguito in tutte le scuole. Lo dico perché lo studio della Biomeccanica degli impatti si affianca a quello dell”Ergonomia della guida’.

Ovvero come una persona deve guidare per non stancarsi ed evitare gravi incidenti stradali”. In caso di stanchezza, conseguente da una non corretta portura di guida, aumentano i rischi di incidentalità e occorrerebbe fermarsi e recuperare.

“In occasione di un Congresso di traumatologia tenutosi a Vietri sul Mare – ricorda Amoroso – , ho portato l’esempio di due coniugi cinturati con due figli passeggeri conturati, un bambino di 5-6 anni non cinturato e al centro del sedile posteriore. Percorrevano l’Autostrada A14 San Severo-Foggia, ed in seguito ad un colpo di sonno del papà, l’autovettura è finita in una profonda cunetta di cemento ai bordi della strada a veloce percorrenza”, proiettando il bambino fuori dall’abitacolo, deceduto sul colpo. Mentre, gli altri hanno subito ferite lievi perché erano cinturati.

Più in generale, continua Amoroso “l’incidente stradale in Italia e nel Mondo è come se fosse una guerra. Si parla di 285 mila persone all’anno. I mezzi di ritenzione a bordo non si basano soltanto sulla cintura di sicurezza, ma si basano anche sui seggiolini che devono essere obbligatori per i bambini al di sotto dei due anni, con alcune particolarità: si devono agganciare, devono essere cinturate, posizionate sul sedile posteriore e mai anteriore, non portare il bambino davanti allo sterzo  con il rischio di schiacciamento. Con il Professor Andrea Costanzo dell’Ortopedia de La Sapienza di Roma, abbiamo fatto in modo che anche i motociclisti avessero un airbag. Si tratta di un dispositivo di nuova adozione che i conducenti portano sulle spalle. Perché, deve essere protetta la colonna vertebrale. Tutta la Biomeccanica dell’inpatto, infatti, si basa sui crash test. Grazie a dei manichini simili al corpo umano a bordo di auto li esponiamo a velocità diverse contro muri e pali, alternando crash test laterali, frontali, o roll bar  con capovolgimento della macchina. Esperimenti effettuati a Roma, che hanno consentito di registrare tutti gli eventi e i traumi subiti dal prototipo in determinate condizioni. Senza di dispositivi di protezione, le percentuali di rischio che l’evento diventi mortale aumentano. Perché il corpo è spinto in avanti, il torace si ferma sullo sterzo, la testa sul lunottto e il parabrezza, le gambe spingono sotto. Alla luce di questi dati, facendo un corso con gli americani sulle assicurazioni e le invalidità, se il soggetto sopravvive potrebbe subire invalidità fino al 100 percento”.

L’appello

“Usare le cinture di sicurezza e, soprattutto, quando si ha l’aibag in macchina, usare la cintura. Senza, l’airbag può provocare danni gravi al volto e al torace.”

(Ines Macchiarola e Michele Sales per La Gazzetta di San Severo, 24 marzo 2021)

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