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Vieste: sangue e omertà, arrestato Iannoli per l’omicidio di Fabbiano

Nell’anniversario del “quadruplice omicidio di San Marco in Lamis”, avvenuto il 9 agosto 2017,
quando, tra gli altri, persero la vita gli innocenti fratelli Luigi ed Aurelio LUCIANI, i Carabinieri
del Nucleo Investigativo di Foggia e personale della Squadra Mobile della Questura di Foggia
hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari
nei confronti di IANNOLI Giovanni, classe 1986, ritenuto responsabile dell’omicidio di
FABBIANO Antonio, classe 1993, e del contestuale tentato omicidio di NOTARANGELO

Michele, classe 1996, commessi il 25 aprile 2018 in Vieste.
Quel giorno, alle ore 22:00 circa, in via Tripoli di Vieste (FG), Antonio FABBIANO si trovava a
piedi insieme a Michele NOTARANGELO, alias “Cristoforo”, quando un commando composto da
almeno due soggetti, l’uno armato di AK-47, arma da guerra comunemente conosciuta come
Kalashnikov, e l’altro armato di pistola, sparava in direzione dei due ragazzi, colpendo in maniera
fatale il FABBIANO, mentre il NOTARANGELO rimaneva miracolosamente incolume.
Le serrate indagini condotte sinergicamente dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato,
direttamente coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di
Bari, con l’importante contributo di un magistrato della Procura di Foggia, applicato alla DDA,
hanno permesso di individuare uno degli autori dell’efferato delitto, che si inquadra in una lunga
scia di sangue che ha visto Vieste (FG) ed i comuni limitrofi teatro di numerosi e gravissimi omicidi
e tentati omicidi nel periodo 2015-2019, iniziata con l’omicidio di Angelo NOTARANGELO, detto
“cintaridd”, ucciso nel gennaio 2015 in un agguato di mafia.
La perfetta collaborazione investigativa tra le due Forze di Polizia ha infatti permesso di raccogliere
gravi ed univoci elementi di colpevolezza nei confronti di IANNOLI Giovanni, classe 1986,
attualmente detenuto presso il carcere di Siracusa a seguito dell’indagine antimafia “Scacco al Re”,
svolta anche in questo caso congiuntamente dalla Squadra Mobile e dal Nucleo Investigativo di
Foggia, in relazione alla quale era stato arrestato anche il cugino IANNOLI Claudio, ma anche
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ristretto in conseguenza della precedente operazione antimafia “Agosto di Fuoco”, sempre della
Squadra Mobile di Foggia.
La mole di attività investigative, anche di natura tecnica, attivate dagli inquirenti proprio per
contrastare e reprimere gli innumerevoli fatti di sangue che hanno colpito il Gargano negli ultimi
anni, ha dunque permesso di far luce su diverse dinamiche delittuose di Vieste (FG).
È ormai noto, infatti, che proprio a seguito dell’assassinio di NOTARANGELO Angelo, il potere
criminale sulla nota città turistica garganica era passato nelle mani di RADUANO Marco,
attualmente detenuto presso il carcere di Badu e Carros di Nuoro dopo l’operazione antimafia “Neve
di Marzo” dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia. L’omicidio di VESCERA Giampiero
ha poi sancito la scissione netta del clan e la conseguente creazione di due distinte fazioni
organizzate: da una parte il gruppo “RADUANO-DELLA MALVA” e dall’altra il gruppo “PERNAIANNOLI”, la cui contrapposizione ha dato vita ad una sanguinosa guerra intestina finalizzata al
raggiungimento del pieno ed assoluto controllo di tutte le attività illegali nell’area garganica
costiera: dalle estorsioni in danno dei locali imprenditori turistici, ai reati contro il patrimonio e la
persona, al traffico degli stupefacenti, settore quest’ultimo enormemente fiorente e remunerativo,
con proiezioni da e verso l’estero.
Sotto la direzione e il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, il Nucleo Investigativo del
Comando Provinciale Carabinieri di Foggia e la Squadra Mobile della Questura di Foggia sono
quindi riusciti a raccogliere i vari elementi emersi dalle numerose intercettazioni telefoniche ed
ambientali massivamente sviluppate, integrati solo in minima parte dalle reticenti dichiarazioni rese
dai parenti delle vittime e da alcune persone informate sui fatti interessate a vario titolo alla
vicenda, a conferma del radicato clima di omertà nell’ambiente viestano ed in generale in quello
garganico. L’operazione antimafia portata a termine è stata convenzionalmente denominata
“Bohemian Rapsody”, poiché IANNOLI Giovanni si confidava apertamente con la madre
sull’efferato delitto commesso, come dimostrato dalle intercettazioni ambientali.
Un’importante conferma di natura tecnico-scientifica è pervenuto dalle analisi specialistiche
eseguite dalla Sezione Balistica del R.I.S. di Roma su 14 bossoli di AK 47 repertati dalla Sezione
Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo Carabinieri di Foggia sulla scena del crimine, a
seguito delle quali è emersa la compatibilità dei bossoli con il fucile mitragliatore con il quale, il
precedente 21 marzo 2018, lo stesso IANNOLI Giovanni aveva già attentato alla vita di
RADUANO Marco, vicenda per la quale – come è noto – è stato poi condannato in primo grado a
14 anni e 6 mesi di reclusione, unitamente al cugino Claudio. Sempre i cugini IANNOLI, in primo
grado, sono stati condannati a 20 anni di reclusione a testa nell’ambito dell’inchiesta “Agosto di
fuoco”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, il GIP del Tribunale di Bari ha riconosciuto la sussistenza
dell’aggravante mafiosa, sia con riferimento al c.d. “metodo mafioso”, sia riguardo all’agevolazione
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della compagine organizzata facente capo a PERNA Girolamo, nell’ambito della guerra di mafia
intercorsa con la fazione contrapposta facente capo a RADUANO Marco.
In ultimo, si sono aggiunte le importanti dichiarazioni rese dai primi collaboratori di giustizia
dell’area garganica, dapprima SURANO Giovanni, alias “lupin”, seguìto dall’ormai ex capo clan
DELLA MALVA Danilo Pietro, alias “u’ meticc”. La collaborazione fornita da entrambi è risultata
difatti assolutamente aderente agli elementi probatori già raccolti dagli investigatori dell’Arma e
della Polizia di Stato.
La volontà di collaborare con la giustizia manifestata dai due neo collaboratori ed i conseguenti
interrogatori resi di fronte ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia barese, rappresentano
uno sviluppo rilevante dell’azione di contrasto alle mafie pugliesi, ottenuto grazie alla enorme
pressione che la “Squadra Stato” sta esercitando su tutto il territorio foggiano. E ciò appare ancora
più significativo in una giornata come quella odierna.
Proprio a partire da quel 9 agosto 2017, lo Stato ha incrementato il suo impegno, investendo in
maniera straordinaria sul territorio della provincia di Foggia, rafforzando i presìdi delle Forze di
Polizia e istituendo altri Comandi. E così la Magistratura, in particolare la Direzione Distrettuale
Antimafia di Bari, con un pool dedicato di Pubblici Ministeri assegnati stabilmente a quel territorio,
in sinergia con i magistrati della Procura di Foggia, spesso applicati alla DDA in indagini antimafia.
Va ricordato, infine, che nel provvedimento restrittivo è stato confermato il concorso nei reati
contestati a IANNOLI Giovanni anche di PECORELLI Gianmarco, ucciso a sua volta in un agguato
di mafia il 19.06.2018.
Bari, 09.08.2021

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