Comunicati

VINCENTI O PERDENTI – RIFLESSIONI DI CULTURA SPORTIVA

di VANNI PELUSO CASSESE

Tra gli insegnamenti da elargire ai giovani che scelgono d’impegnarsi nelle attività sportive, uno in particolare dovrebbe sfuggire a quell’inquietante principio che sovente viene esibito da istruttori, mister, allenatori della domenica. Infatti, lo spingere a vincere ad ogni costo, spesso adoperando anche comportamenti isterici, non proviene da alcun presupposto pedagogico e, pertanto, formativo. Nell’ambito sportivo, i preparatori di giovani leve dovrebbero insegnare che oltre a provare a vincere, si può anche perdere e che da ogni sconfitta s’impara qualcosa per vincere domani. L’inventore THOMAS EDISON affermava dopo ogni insuccesso nelle sue ricerche: non mi scoraggio, perché ogni tentativo sbagliato è un altro passo avanti. Bisognerebbe dire ai ragazzi: <voi dovete cercare di vincere il più possibile. E per questo, dovete prepararvi, allenarvi, sacrificarvi>. E’ verosimile, di conseguenza, che chi gronda sudore faticando così tanto nell’esercitarsi su un campo da gioco o su una pista o in una palestra, non lo fa certo con il dichiarato intento di voler, poi, perdere. Ma bisognerebbe dir loro anche: <non crediate, come vi viene raccontato, che il mondo si divide in vincenti e perdenti>. E subito dopo aggiungere: <il mondo si divide soprattutto tra brave e cattive persone. Questa è la divisione più importante. Poi può succedere che tra i vincenti ci siano delle cattive persone, così come tra i perdenti possono esserci brave persone. La vita è un’altalena tra vittorie e sconfitte, e dunque, se qualche volta si fallisce, non per questo si diventa inevitabilmente un perdente>. Ecco, allora, che l’insuccesso può e deve essere visto come una tappa del percorso verso i bramati progressi, ed ancor più come uno strumento per sviluppare una coscienza nella quale alberghi una maggiore sicurezza in proiezione di un prossimo tentativo. Quando ci tocca di perdere, in una sconfitta molto dolorosa, da quel momento ci si dovrà preparare con ancora più impegno e intensità. Per vincere la volta successiva. In tal guisa la ‘voglia di vincere’ non potrà mai essere confusa, come certe incomprensibili teorie didattico-scolastiche hanno tentato di affermare, con la ‘colpa di vincere’. La cosa più bella è che voi ragazzi in questa storia siete persone che sognano. Sì è vero, persone che sognano di vincere una gara, una partita. E farete sicuramente di tutto per realizzare il vostro sogno. Un sogno che potrebbe anche non avverarsi. Ma che sicuramente v’invoglierà a sognare, a sognare ancora una volta. Tante altre volte.

 

 

 

 

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