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Zëjà m’hà fa trascì ? Quando a San Severo eravamo tutti zii e nipoti.

Lettera alla Gazzetta.
Cosa fa un sanseverese con una sigaretta spenta tra le labbra in cerca di fuoco ? Semplice : quando incrocia un compaesano con la sigaretta accesa gli chiede “ Zëjà m’hà fa ppëccià ? “.
Così, quand’ero ragazzino ( ahimè temporibus illis ), i minori non accompagnati, ma intraprendenti, stazionavano davanti ai cinema e agli adulti che stavano per entrare chiedevano : “Zëjà m’hà fa trascì ? “
Allora i minori non pagavano il biglietto purché sotto tutela di qualche zëjà, vero o presunto, e talvolta era qualche coppia di anziani, senza figli e nipoti, a calarsi nostalgicamente nel ruolo di genitori nonni … oppure di semplice zëjà.
Erano i miei fratelli e le mie sorelle che mi accompagnavano al cinema e quando toccava a Romana, la sorella più piccola, e si aggregava la sua amica Iolanda, nascevano discussioni a non finire. Loro desideravano film d’amore, io di avventura : pirati all’arrembaggio, duelli dei gladiatori nell’arena del Colosseo, cariche della cavalleria …
Appena vedevo sul cartellone pubblicitario esposto all’ingresso del cinema un Lui abbracciato ad una Lei che si baciavano, mi imputavo ostinatamente come un mulo e alle mie accompagnatrici non restava loro che sciropparsi l’ennesima carica della cavalleria tra grida e squilli di tromba.
Nei pressi dei cinema, ricordo, c’erano delle piccole bancarelle che offrivano stuzzichini di vario genere : fave e ceci secchi abbrustoliti, lupini e nucëllinë, taralllùccë … e anche bottigliette di gazzosa per dissetarsi. Chi lo desiderava, poteva anche fumarsi una sigaretta. In caso di interruzione dello spettacolo per qualche guasto tecnico o per sottolineare maliziosamente qualche scena all’epoca giudicata osé, il pubblico fischiava sonoramente, ma La gran parte del pubblico, però, si limitava a godersi tranquillamente il doppio spettacolo : il film sullo schermo e quello in sala.
Mia sorella Romana era appassionata anche di teatro, soprattutto di musica lirica ( aveva una bella voce di soprano ) e dopo lo spettacolo cercava sempre di contattare qualche artista per congratularsi e informasi sulla loro vita “ brillante”.
Ma si era in tempo di guerra e a “brillare” , oltre alle bombe, c’era solo la fame e, quando Romana venne a sapere che anche loro soffrivano la fame, si attivò : sempre accompagnata dall’amica Iolanda e da me, andò al forno dove avevamo un conto aperto e prese del pane e della pasta a “ borsa nera” e tutti e tre ci avviammo, trionfanti, verso il Giuseppe Verdi.
Davanti all’ingresso del Teatro c’erano degli uomini “ in nero “, la Milizia fascista, che ci fermarono, fecero molte domande a mia sorella, ma non fecero verbale, semplicemente sequestrarono il pane e la pasta : avevano fame anche loro !
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Alfonso Foschi – Genova

(riproduzione riservata)

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