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Zirconia o metallo-ceramica? La scelta non è estetica, è biomeccanica

Rubrica odontoiatrica a cura del Dr Annolfi Michele

Negli ultimi anni sempre più pazienti arrivano in studio con una domanda precisa: “Dottore, mi fa tutto in zirconia?”. La zirconia è diventata sinonimo di modernità, estetica e tecnologia, e spesso viene percepita come il materiale “migliore in assoluto”.

Ma la verità clinica è un’altra: non esiste un materiale migliore in assoluto, esiste il materiale più adatto a quel paziente.

La scelta tra zirconia e metallo-ceramica non dovrebbe mai essere guidata dal marketing o dalla moda del momento, ma da criteri biomeccanici e scientifici.

La metallo-ceramica rappresenta da decenni il cosiddetto gold standard protesico. La letteratura internazionale, con numerosi studi longitudinali pubblicati su riviste come Journal of Prosthetic Dentistry e International Journal of Prosthodontics, conferma una sopravvivenza elevatissima anche oltre i 10-15 anni, soprattutto nei ponti estesi e nelle riabilitazioni complesse.

La zirconia, d’altro canto, ha rivoluzionato l’odontoiatria moderna. È un materiale estremamente resistente, biocompatibile e altamente performante, soprattutto se realizzato con protocolli CAD-CAM. Studi pubblicati su Clinical Oral Implants Research dimostrano che la zirconia moderna, se progettata correttamente, può garantire risultati clinici sovrapponibili alla metallo-ceramica in termini di durata e stabilità.

Tuttavia, la scienza evidenzia un aspetto fondamentale: nelle zirconie stratificate, cioè rivestite con ceramica estetica, la complicanza più frequente non è la rottura della struttura, ma la scheggiatura della ceramica superficiale (chipping). Questo fenomeno è stato riportato in diverse revisioni sistematiche, soprattutto nei casi di bruxismo, ponti lunghi o occlusioni non perfettamente bilanciate.

Ed è proprio qui che entra in gioco il concetto chiave: la protesi non deve essere solo bella, deve resistere alle forze della bocca.

Una grande riabilitazione implantare può generare carichi masticatori importanti, soprattutto in pazienti con serramento notturno o interferenze occlusali. In questi casi, scegliere zirconia o metallo-ceramica significa scegliere un comportamento meccanico diverso nel tempo.

La zirconia monolitica (senza ceramica stratificata) ha ridotto notevolmente il rischio di scheggiature, migliorando la predicibilità clinica, ma richiede una progettazione precisa degli spessori e una gestione perfetta della lucidatura, perché superfici troppo ruvide possono aumentare l’usura dei denti antagonisti.

Un ulteriore vantaggio della zirconia riguarda i tessuti gengivali: alcuni studi pubblicati su Journal of Periodontology hanno evidenziato un minore accumulo di placca rispetto ai materiali metallici e una buona risposta biologica peri-implantare, soprattutto nei pazienti predisposti all’infiammazione.

Ma ancora una volta, la conclusione è chiara: la scelta non è “zirconia sì o zirconia no”, la scelta è capire quale materiale garantisca il miglior equilibrio tra estetica, funzione e durata.

In un centro specializzato in grandi riabilitazioni, la protesi viene scelta con criteri rigorosi: se il caso presenta ponti lunghi, interferenza canina, possibilità di fratture o condizioni occlusali complesse, la metallo-ceramica resta una soluzione straordinariamente affidabile. Se invece il caso permette una distribuzione biomeccanica favorevole e un progetto protesico moderno, la zirconia diventa una scelta eccellente e altamente estetica.

La moderna odontoiatria non deve proporre materiali “alla moda”, ma terapie personalizzate. Perché un sorriso non deve solo essere bello: deve essere stabile, funzionale e durare nel tempo.

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