CON GLI STUDENTI E CON I LAVORATORI, PER LE GIUSTE PROTESTE E SULLE RESPONSABILITÀ

Laboratorio Popolare – Resistenze esprime il proprio sostegno alla manifestazione che gli studenti delle scuole superiori di San Severo hanno organizzato per mercoledì 21 ottobre.
In questi giorni si parla soprattutto di vetrine rotte ed episodi di tensione, mentre passano in secondo piano le ragioni delle centinaia di migliaia di persone scese in piazza in tutta Italia tra il 16 e il 17 ottobre. Si prova a colpevolizzare la rabbia, anziché ascoltare e capire le ragioni che la alimentano.
Ci si indigna per la violenza sui cassonetti, ma si dimentica quella quotidiana di una società che nega diritti, rende la casa sempre meno accessibile, impoverisce i salari e trasforma lo studio in un privilegio. È una violenza che fa rumore più di una vetrina rotta, ma che si decide di non ascoltare.
Noi stiamo con quegli studenti che mercoledì scenderanno in piazza, anche quando farlo è meno facile, perché crediamo che sia giusto. Sosteniamo le loro rivendicazioni: più investimenti nella scuola pubblica, il diritto allo studio e alla casa, salari dignitosi, una sanità accessibile a tutti, meno soldi alle armi e più risorse per il lavoro e i servizi pubblici, risposte concrete alla crisi climatica e alla distruzione dell’ambiente causata da guerre e interessi economici.
Proprio perché le sosteniamo, invitiamo le ragazze e i ragazzi a interrogarsi per capire dove nasce tutto questo. Il caro vita, una scuola senza risorse, salari che non bastano non sono fatalità: sono il frutto di scelte precise. È la stessa logica autoritaria con cui il governo Meloni decide le priorità del Paese, destinando quasi 34 miliardi di euro alle spese militari mentre l’istruzione resta sotto la media europea. Ed è la stessa logica con cui affronta il dissenso: con il decreto sicurezza ha reso reato perfino bloccare una strada con il proprio corpo, la forma più semplice e pacifica di protesta. Le politiche autoritarie di questo governo non sono una rivendicazione tra le altre: sono la radice da cui nascono tutte le altre.
Crediamo che la domanda che attraversa queste rivendicazioni sia una sola: quale futuro vogliamo costruire? Noi vogliamo un modello di sviluppo fondato sulla solidarietà, sulla dignità delle persone e sulla giustizia sociale, non sulla speculazione e sul profitto. dentro questa stessa crisi che si collocano anche le proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori, di cui condividiamo le ragioni. Il caro vita e l’aumento dei costi di carburanti, energia e materie prime stanno mettendo in difficoltà chi lavora, produce e manda avanti piccole imprese, con conseguenze che ricadono sull’intera collettività.
Le responsabilità politiche sono evidenti, e basta leggere i conti dello Stato per vederle. Le tensioni internazionali, le guerre e le politiche commerciali e tariffarie promosse dall’amministrazione Trump, sostenuta politicamente dal governo italiano, contribuiscono a mettere sotto pressione le economie e i cittadini.
Anche sul caro carburanti occorre chiarezza, e basta mettere in fila i fatti: è una delle dirette conseguenze del conflitto intrapreso dal presidente americano in Medio Oriente. Una guerra che il governo Meloni non ha mai avuto il coraggio di condannare, continuando a considerare Trump un alleato da non contraddire. Non si possono scaricare i costi delle crisi sempre sulle famiglie e sui lavoratori, mentre si rinuncia a intervenire con decisione sui grandi interessi economici. Servono misure efficaci per sostenere chi subisce gli aumenti e una tassazione adeguata degli extraprofitti energetici.
Ma non basta denunciare. Le crisi possono diventare occasioni per cambiare rotta. Nel nostro territorio dobbiamo sostenere l’agricoltura attraverso innovazione, cooperazione e filiere locali più forti, garantendo redditi dignitosi a chi lavora. Allo stesso tempo, è necessario rendere il trasporto delle merci più sostenibile, investendo nel trasporto ferroviario e intermodale e accompagnando gli autotrasportatori nella transizione, senza scaricarne i costi sulle loro attività.
Studenti, agricoltori e autotrasportatori esprimono bisogni diversi, ma pongono una questione comune: il diritto a vivere e lavorare con dignità.
Mercoledì 21 ottobre saremo con gli studenti a San Severo, perché la rabbia sociale non si cancella criminalizzando chi protesta. Contro politiche che alimentano disuguaglianze e precarietà.
Meno armi, più scuola, sanità e lavoro. Più diritti, salari dignitosi e investimenti per il nostro territorio. Un futuro in cui le persone valgano più dei profitti.
Laboratorio Popolare – Resistenze



