ComunicatiPrima pagina

CRISI DELL’OLIO IN CAPITANATA, PREZZI SOTTO I COSTI DI PRODUZIONE. IL PRI LANCIA L’ALLARME: «AGRICOLTORI COSTRETTI A LAVORARE IN PERDITA»

Crisi del comparto olivicolo in Capitanata: produrre e raccogliere le olive non può trasformarsi in una perdita economica per gli agricoltori

Il PRI di Foggia chiede interventi urgenti su prezzi, costi di raccolta, organizzazione della filiera e valorizzazione dell’olio del territorio.

FOGGIA, 29 ottobre 2026 – La Consociazione Provinciale di Foggia del Partito Repubblicano Italiano, per voce del coordinatore provinciale, ing. Orazio Buonamico, esprime forte preoccupazione per la crisi che sta investendo il comparto olivicolo della Capitanata, dal Gargano al Tavoliere, proprio mentre entra nel vivo la campagna di raccolta delle olive da olio.

Il problema è ormai evidente: il prezzo riconosciuto ai produttori non è più in grado, in molti casi, di coprire i costi sostenuti per la coltivazione, la raccolta e il conferimento delle olive al frantoio. Carburanti, manodopera, potature, concimazioni, trattamenti fitosanitari, manutenzione delle attrezzature e costi di molitura gravano sui bilanci aziendali, mentre le quotazioni del prodotto finito registrano una forte flessione.

Le rilevazioni confermano la pressione sul mercato: nella piazza di Foggia l’olio extravergine di oliva risulta quotato al di sotto di 4,00 euro/kg. Si tratta di prezzi all’origine dell’olio, non delle olive, ma che contribuiscono a spiegare le difficoltà della filiera e la riduzione dei margini riconoscibili agli olivicoltori.

«Non possiamo accettare che il lavoro di un’intera annata agricola venga vanificato proprio al momento del raccolto. L’olivicoltore sostiene spese certe durante tutto l’anno, ma al momento della vendita si trova spesso davanti a prezzi che non remunerano neppure il lavoro necessario per raccogliere le olive. Quando il costo della raccolta, sommato alle altre spese aziendali, supera il ricavo ottenibile, l’impresa è costretta a lavorare in perdita», dichiara l’ing. Orazio Buonamico.

La situazione interessa territori con caratteristiche differenti, ma accomunati dal valore economico, paesaggistico e sociale dell’olivicoltura. Sul Gargano, dove l’olivo rappresenta anche un elemento identitario e un presidio del paesaggio rurale, le difficoltà operative di alcune aree possono incidere ulteriormente sui costi. Nel Tavoliere, dove sono presenti anche aziende con superfici più estese e raccolta meccanizzata, la sostenibilità economica dipende in larga misura dalla produttività degli impianti, dall’efficienza delle operazioni e dal prezzo riconosciuto al prodotto.

Il rischio è che molti agricoltori, non riuscendo a recuperare i costi sostenuti, rinuncino a parte delle operazioni colturali, rinviino gli investimenti o arrivino a mettere in discussione la stessa convenienza della raccolta. Le conseguenze non riguarderebbero soltanto le singole aziende, ma anche i frantoi, i lavoratori stagionali, le imprese di servizi agricoli e l’economia dei comuni rurali.

Le proposte del Partito Repubblicano Italiano

Di fronte a questa situazione, il PRI ritiene necessario passare dalla semplice denuncia a un programma di interventi concreti, compatibili con le regole nazionali ed europee e orientati a garantire la continuità produttiva delle aziende.

1. Un tavolo urgente per la filiera olivicola della Capitanata

Chiediamo alla Regione Puglia, alla Provincia di Foggia e alle organizzazioni agricole di promuovere un confronto operativo con olivicoltori, frantoi, cooperative, organizzazioni dei produttori e rappresentanti della distribuzione. L’obiettivo deve essere quello di verificare i costi effettivi di produzione e raccolta, distinguendo le diverse tipologie di oliveto, le rese, le condizioni territoriali e le modalità di raccolta, così da individuare le principali criticità e definire interventi mirati.

2. Sostegni temporanei alle aziende in maggiore difficoltà

Riteniamo opportuno chiedere al Governo e alla Regione di verificare la possibilità di attivare misure temporanee per le aziende che dimostrino perdite economiche significative, attraverso gli strumenti nazionali ed europei disponibili. Tra le priorità proponiamo il ricorso, ove ammissibile, a strumenti di garanzia per il credito agrario, agevolazioni finanziarie per la liquidità aziendale e misure mirate per contenere i costi energetici e dei carburanti. Gli eventuali aiuti diretti dovranno essere definiti sulla base delle risorse disponibili e nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato.

3. Rafforzare il potere contrattuale degli olivicoltori

Una parte rilevante del problema riguarda la frammentazione dell’offerta e la difficoltà delle singole aziende a negoziare condizioni di vendita adeguate. Il PRI propone di favorire l’aggregazione tra produttori, il conferimento organizzato alle cooperative e alle organizzazioni di produttori, nonché la stipula di accordi commerciali che assicurino maggiore trasparenza sui criteri di determinazione dei prezzi. Occorre inoltre promuovere, nel rispetto della normativa vigente, contratti che tengano conto dei costi di produzione e prevedano condizioni di remunerazione più equilibrate. La soluzione non può consistere nell’imporre amministrativamente un prezzo di mercato, ma nel rafforzare la capacità dei produttori di contrattare e di valorizzare il proprio prodotto.

4. Trasparenza del mercato e tutela dell’origine

È necessario intensificare i controlli sulla tracciabilità, sull’etichettatura e sulla corretta indicazione dell’origine delle olive e degli oli commercializzati, contrastando le frodi e ogni forma di concorrenza sleale. Le importazioni regolari non devono essere considerate, di per sé, un illecito; è però indispensabile che siano rispettate le regole previste e che il consumatore possa distinguere chiaramente l’olio ottenuto da olive italiane dai prodotti di diversa provenienza. La qualità dell’olio della Capitanata deve essere riconoscibile e adeguatamente remunerata lungo tutta la filiera.

5. Promuovere il consumo di olio locale e il valore della qualità

È necessario rafforzare le iniziative di promozione dell’olio prodotto in Capitanata, favorendo la vendita diretta, i rapporti con la ristorazione, il commercio locale, il turismo enogastronomico e i canali digitali. Le produzioni di qualità, comprese quelle biologiche e certificate, devono poter contare su strategie commerciali efficaci e su una comunicazione capace di far conoscere al consumatore il valore del lavoro agricolo, della tracciabilità e della provenienza del prodotto.Parallelamente, occorre verificare la possibilità di attivare strumenti di stoccaggio e commercializzazione collettiva, laddove sostenibili e compatibili con le norme di mercato, per evitare che la necessità immediata di liquidità costringa i produttori a vendere in condizioni eccessivamente penalizzanti.

Difendere l’olivicoltura significa difendere il territorio

«La Capitanata non può permettersi di perdere progressivamente un comparto che contribuisce al reddito delle famiglie agricole, all’occupazione stagionale, alla conservazione del paesaggio e alla vitalità delle comunità rurali. Non chiediamo soluzioni miracolistiche né interventi che alterino artificialmente il mercato. Chiediamo condizioni più eque, strumenti concreti per ridurre i costi, maggiore forza contrattuale per i produttori e una strategia che restituisca prospettive economiche alle aziende», sottolinea Buonamico.

Il Partito Repubblicano Italiano ritiene che la crisi attuale debba diventare l’occasione per ripensare l’organizzazione della filiera olivicola, rafforzando il legame tra produzione, trasformazione e commercializzazione. L’obiettivo deve essere quello di evitare che il valore generato dall’olivicoltura venga disperso lungo la catena commerciale, lasciando proprio ai produttori la parte più incerta e meno remunerativa del processo.

La Consociazione Provinciale di Foggia del PRI invita pertanto le istituzioni competenti ad aprire un confronto in tempi rapidi e a definire un piano d’azione con priorità, risorse e tempi verificabili.

L’olivicoltura della Capitanata non chiede privilegi: chiede di poter continuare a produrre, raccogliere e vendere senza essere condannata strutturalmente a lavorare in perdita.

Ing. Orazio Buonamico
Coordinatore provinciale
Consociazione Provinciale di Foggia – Partito Repubblicano Italiano

 

Altri articoli

Pulsante per tornare all'inizio