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La memoria violata. Il Comune di San Severo cancella la tomba dell’eroe Michele Lacci e del padre morto di crepacuore.

San Severo, estumulata la tomba di Michele Lacci: l’A.N.C.R. chiede chiarezza sulla sorte dei resti

La professoressa Marina Villani, commissario straordinario della Federazione provinciale A.N.C.R. di Foggia, denuncia l’estumulazione della sepoltura del giovane militare sanseverese, morto nel 1944 dopo la prigionia in un lager nazista, e di suo padre, sepolto con lui. In una lettera aperta al commissario straordinario del Comune, Francesco Antonio Cappetta, chiede di verificare dove si trovino le spoglie e di restituire a Lacci una collocazione d’onore:

“Gentile Direttore,

Scrivo questa lettera mossa da un profondo senso di sconcerto, dolore e indignazione istituzionale, nella mia duplice veste di docente, da anni impegnata nella divulgazione della storia degli Internati Militari Italiani, nonché di Commissario straordinario della Federazione provinciale di Foggia dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (A.N.C.R.).

Il 27 gennaio 2022, in occasione della giornata della Memoria, il mio impegno civile per la città di San Severo aveva portato alla posa, davanti a Palazzo Celestini – sede dell’antico Municipio, di tre Pietre d’Inciampo dedicate a tre ragazzi di questa terra che pagarono con la vita gli orrori della Seconda Guerra Mondiale: i miei zii, Vincenzo e Paolo Villani, e il loro compagno di destino Michele Lacci.

Oggi quella memoria fisica è stata brutalmente calpestata. Ho dolorosamente scoperto che i resti mortali del Caduto in Guerra Michele Lacci sono stati estumulati, nell’ambito di un’operazione ordinaria eseguita dagli uffici cimiteriali, senza considerare che quei resti appartengono ad un Eroe registrato nella Banca Dati ufficiale del Ministero della Difesa (Onorcaduti). Una figura protetta da leggi nazionali che impongono l’intangibilità e gli onori perpetui per chi è caduto servendo la Patria.

La storia di Michele Lacci grida giustizia. Nato a San Severo il 27 gennaio 1922, Michele fu chiamato alle armi nel 1942 e destinato al Rep. “Genova Cavalleria” di Roma. Successivamente venne trasferito in Francia e poi in Croazia dove, a seguito dell’Armistizio, fu catturato dai tedeschi e deportato a Luckenwalde – Stalag IIIA – per essersi rifiutato di collaborare con la Wermacht e aver tenuto fede al giuramento prestato alla Patria. Durante la durissima prigionia nel lager tedesco, Michele contrasse la tubercolosi polmonare. Fu rimpatriato tramite Croce Rossa Internazionale e ricoverato nell’Ospedale Militare di Bergamo, Successivamente trasferito all’Ospedale Militare di Gallarate, dove morì il 25 luglio 1944, a soli 22 anni. A Gallarate ebbe una prima sepoltura.

Nel 1946 la sua salma fu traslata a San Severo e accolta con i massimi onori. Il Comitato nazionale Reduci di Prigionia annunciò con manifesti il rientro dell’Eroe, e l’allora Vescovo Mons. Francesco Orlando, celebrò un funerale d’onore con tanto di picchetto militare. Un mese dopo quel tragico rientro, il padre di Michele morì di crepacuore per la perdita del figlio. Furono sepolti insieme. Per ottant’anni, la loro unica lapide ha raccontato a chiunque passasse la storia commovente dell’Eroe morto per la Patria e del padre che non era riuscito a sopravvivere a quel dolore.

Tutto questo patrimonio storico, umano e morale di San Severo è stato smantellato e distrutto da un’estumulazione ordinaria d’ufficio. Il paradosso è intollerabile: mentre sul selciato davanti al portone del Comune la città rivendica il valore del ricordo con la Pietra d’Inciampo, tra le mura del cimitero l’organizzazione amministrativa cancella la tomba e distrugge la testimonianza visiva di quel sacrificio. Da docente, mi chiedo: con quale credibilità entrerò domani nelle aule scolastiche a spiegare ai nostri ragazzi il valore del Ricordo, se la burocrazia dimentica di tutelare i resti fisici di chi ha fatto la nostra storia?

Come Commissario straordinario dell’A.N.C.R. di Foggia, associazione che ha il mandato statutario e morale di vigilare sul decoro dei simboli e delle spoglie dei combattenti, e come cittadina, nonché docente impegnata nella formazione delle future generazioni, non posso e non voglio tacere. La normativa nazionale (Decreto Legislativo n. 66/2010) affida i Caduti in Guerra alla tutela perpetua dello Stato, vietando la dispersione o il collocamento dei loro resti nell’ossario comune anonimo.

Attualmente il Comune di San Severo è guidato da una gestione commissariale straordinaria, slegata dalle inerzie politiche locali e chiamata a garantire la legalità ed il corretto funzionamento dell’ente. Mi appello pubblicamente e con la massima urgenza al rigore istituzionale del Commissario Straordinario, il dottor Francesco Antonio Cappetta, affinché disponga un’immediata verifica interna per fare piena chiarezza su questo gravissimo episodio.

Esigiamo di sapere dove si trovino in questo preciso momento i resti di Michele Lacci e del padre. Chiediamo la certezza assoluta che le spoglie siano state riposte in una cassetta ossario individuale identificata e che non siano state avviate a soluzioni promiscue. Chiediamo, infine, che a Michele Lacci venga restituita subito una collocazione d’onore definitiva all’interno del cimitero di San Severo, all’altezza del debito di gratitudine che la città ha nei suoi confronti, così come lo Stato prevede per i suoi figli più valorosi.

La Memoria non si celebra solo nelle ricorrenze ufficiali con la retorica delle corone d’alloro, ma si difende ogni giorno proteggendo i resti e le storie di chi si è sacrificato per la nostra libertà.”

Prof.ssa Marina Villani
Commissario straordinario della Federazione provinciale A.N.C.R. di Foggia

( le foto storiche del funerale del 1946 fanno parte dell’archivio della famiglia Lacci.)

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