Chieuti, il Tarallo di San Giorgio è patrimonio immateriale: «Si riconosca anche l’intera festa patronale»

CHIEUTI: IL TARALLO DI SAN GIORGIO NON È SOLTANTO UNA TRADIZIONE GASTRONOMICA: È PARTE INTEGRANTE DELLA STORIA E DELL’IDENTITÀ DELLA FESTA PATRONALE DI CHIEUTI
Chieuti: la Pro Loco di Chieuti APS ha istruito una pratica per il riconoscimento del Tarallo di San Giorgio nell’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale della Puglia. Una scelta che apre una riflessione: perché limitarsi al prodotto gastronomico, trascurando il patrimonio storico, religioso, culturale e popolare rappresentato dall’intera festa patronale?
Il riconoscimento del Tarallo di San Giorgio nell’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale della Puglia rappresenta certamente un’attenzione verso una delle espressioni più caratteristiche della tradizione di Chieuti. Tuttavia, dietro questo riconoscimento si nasconde una questione che merita una riflessione seria e approfondita: il Tarallo di San Giorgio non può essere considerato semplicemente un prodotto della tradizione gastronomica, perché la sua storia è profondamente legata alla festa patronale e al patrimonio culturale della comunità chieutina catalogato insieme con tutto il rispetto come TRADIZIONI GASTRONOMICHE tra le quali vi sono: le Fecazzèdde de i Murt e il Rito comunitario della commemorazione dei defunti di Turi, la Trianata di Surbo, la Faldacchea di Turi, il Pane di Triggiano e il Pane cotto a paglia di Orsara di Puglia.
La Pro Loco di Chieuti APS ha presentato la candidatura denominata «Il Tarallo di San Giorgio Chieuti», inserita tra le proposte approvate dalla Regione Puglia con l’Atto dirigenziale n. 00423 del 27 ottobre 2026, Registro delle Determinazioni della UOR 058. Il provvedimento, che richiama la Deliberazione di Giunta regionale n. 510/2025 e l’Atto dirigenziale n. 016 del 30 gennaio 2026, riguarda l’approvazione degli esiti istruttori delle candidature per l’inventariazione nella sottosezione «Tradizioni gastronomiche».
Ed è proprio qui che nasce una perplessità. Perché ricondurre il Tarallo di San Giorgio esclusivamente a una tradizione gastronomica, quando esso rappresenta una componente di un patrimonio ben più ampio, fatto di storia, fede, identità popolare e tradizioni tramandate nel tempo? Il Tarallo non è soltanto una specialità da preparare, consumare o valorizzare dal punto di vista culinario. È legato a un insieme di riti e manifestazioni che costituiscono l’anima della festa in onore di San Giorgio Martire, patrono di Chieuti.
Una festa che custodisce momenti di straordinaria importanza storica e culturale, a cominciare dall’entrata dell’alloro, elemento profondamente radicato nella tradizione locale, per proseguire con la celebre Corsa dei Carri trainati da buoi, manifestazione che rappresenta uno dei momenti più significativi e identitari della comunità. E naturalmente c’è la figura di San Giorgio Martire, santo venerato in numerose parti del mondo, al quale Chieuti dedica una devozione che si tramanda attraverso le generazioni.
In questo contesto il Tarallo assume un significato che va ben oltre quello alimentare: è parte di una tradizione collettiva, di una memoria condivisa e di un patrimonio immateriale che appartiene all’intera comunità.
La Legge regionale n. 1 del 10 marzo 2025: un’occasione da non perdere: c’è poi un aspetto normativo che rende ancora più importante questa riflessione. La Regione Puglia ha approvato la Legge regionale 10 marzo 2025, n. 1, introducendo, dopo l’articolo 24 quinquies della Legge regionale 25 giugno 2013, n. 17, un nuovo Capo IV dedicato espressamente alla: «Salvaguardia, valorizzazione, promozione e sostegno delle feste patronali».
La stessa normativa prevede, nell’ambito delle iniziative di valorizzazione delle feste patronali, anche l’inventariazione delle feste in un’apposita articolazione dell’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale della Puglia. Una disposizione importante, che offre alle comunità pugliesi la possibilità di tutelare non soltanto singoli elementi delle proprie tradizioni, ma anche il patrimonio complessivo delle feste patronali.
Ed è proprio alla luce di questa legge che sorge una domanda legittima: perché la Pro Loco di Chieuti APS non ha promosso, insieme alla candidatura del Tarallo, anche una specifica pratica per il riconoscimento dell’intera Festa patronale di San Giorgio quale patrimonio culturale immateriale della Puglia? Perché non valorizzare unitariamente l’entrata dell’alloro, la Corsa dei Carri, i riti religiosi, la devozione al Santo, le consuetudini popolari e tutte quelle manifestazioni che, insieme, costituiscono un patrimonio storico e culturale di inestimabile valore?
Non basta riconoscere il Tarallo: bisogna riconoscere la storia che rappresenta: il rischio di questa impostazione è quello di fermarsi alla superficie, riconoscendo il prodotto gastronomico senza attribuire la stessa attenzione al contesto storico, religioso e culturale dal quale esso trae origine e significato. Nessuno mette in discussione l’importanza del Tarallo di San Giorgio, né il valore del suo riconoscimento regionale. Ciò che si contesta è una possibile visione riduttiva di una tradizione che meriterebbe una tutela molto più ampia.
La festa patronale di San Giorgio non è una semplice manifestazione annuale. È un patrimonio costruito attraverso il tempo, il sacrificio, la partecipazione e la devozione di intere generazioni di chieutini. È la storia di un paese che attraverso i propri riti, le proprie usanze e le proprie manifestazioni continua a custodire e tramandare la propria identità.
La Pro Loco, in quanto associazione che ha tra le proprie finalità la promozione e la valorizzazione del territorio, avrebbe potuto cogliere questa opportunità per avviare un percorso più completo, coinvolgendo il Comune, la Parrocchia, il Comitato Festa, le associazioni e tutta la cittadinanza.
Una domanda alla Pro Loco e alle istituzioni: oggi, alla luce della Legge regionale n. 1/2025, sarebbe opportuno chiarire se esista l’intenzione di presentare una nuova e specifica candidatura per l’inventariazione dell’intera Festa patronale di San Giorgio. Non si tratta di contrapporre il Tarallo alla festa, ma di riconoscere che il primo è parte di una storia molto più grande. Il Tarallo di San Giorgio merita certamente un riconoscimento, ma lo meritano anche la Corsa dei Carri, l’entrata dell’alloro, i riti religiosi e popolari e soprattutto la festa nel suo insieme.
Non possiamo permettere che una tradizione così ricca venga raccontata soltanto attraverso un prodotto gastronomico, dimenticando tutto ciò che nei secoli lo ha accompagnato e gli ha dato significato. Chieuti ha una storia da raccontare e un patrimonio da difendere. La Festa di San Giorgio è uno dei simboli più importanti di questa identità.
Riconoscere il Tarallo è importante. Riconoscere l’intera Festa di San Giorgio sarebbe un atto di giustizia verso la storia, la cultura e la memoria della comunità chieutina.
Giovanni Licursi



