Comunicati

IL PAESE “ELETTRICO”

di FRANCESCO GIANNUBILO

Senza voler addentrarci in aspetti specifici della governance in atto, ciò che esulerebbe dal percorso volutamente speculativo del presente scritto, non v’è chi non veda come sia in corsa nel nostro Paese un’età “elettrica”, che, in un modo o nell’altro, potrebbe palesarsi risolutiva per l’allestimento di una nuova rete di relazioni interne ed internazionali, comunque sia, un crinale critico, quello lungo il quale ci si sta muovendo, che rende assolutamente necessaria la ricerca di un corretto diagramma interpretativo in ordine all’attualità. Non dunque un programma investigativo come ipotetica “compagnia intellettuale”, bensì un piano di ricerca di una plausibile ossatura del processo politico in atto che valga anche a riposizionare, se del caso, il suo portato visionario e corrosivo di parossistica esaltazione di un “nuovo”, striato però di preoccupanti fremiti antipolitici/iperpolitici, ancora troppo simile ad un “tunnel” di cui non si intravede la luce. Si delineano tempi di tale e tanta confusione politica e ideologica, per cui elaborare un’analisi adeguata circa le ragione degli “strappi” si rivela impresa assai ardua e in cui, al di là di celebrazioni oniriche di ideali perduti, occorrerà capire se la “dottrina liberaldemocratica”, vale a dire quel sistema che era stato concepito per fondare la libertà, si trovi ora nella condizione di preparare la tirannide; quindi se, nato con la vocazione di baluardo nei confronti del Potere, esso stesso, avvalendosi della sovranità della Legge e dell’Autorità, possa invece fornirgli capacità di dilagare nella società più ampie di quanto quello stesso Potere non abbia mai potuto disporre nel suo percorso storico. Vero è pure che, in un vortice sempre più concitato di feroci sospetti, la nostra società sta rischiando la demenza prima dell’avvelenamento psicologico, un clima così ammorbato in cui sarà sempre più difficile far coincidere il SENSO DELLA LIBERTÀ con la DIGNITÀ DELLA PERSONA. Né v’è dubbio che la crisi – crisi materiale, in cui l’immaterialità della finanza gioca un ruolo determinante nel condizionamento delle economie di un mondo già manipolato da suggestioni di vario tipo, ma anche crisi delle “idee madri”, orientatrici della vita morale come dell’etica politica – sia il risultato complessivo di una moltitudine di illusioni e di menzogne, ma risposte consistenti in una mescolanza di generosità e di ottusità, di eroismo e di buffoneria, di infantilismo e di folclorismo, distruggerebbero una volta per tutte ogni possibilità di rinnovamento in un’epoca di così inquietante ambiguità, in cui le spiegazioni vengono infine sostituite dalla inettitudine del governo. Né si vorrebbe dunque che la voglia di nuovo, pur legittima per tanti aspetti – immigrazione, fiscalità, lavoro, ecc. – a fronte di un sistema di potere inabissatosi sostanzialmente nella palude maleodorante del parassitismo politico, del sottobosco assistenziale, dell’intrallazzo e della furberia, finisse per tradursi soltanto in un repentino passaggio da una politica di EQUILIBRIO ad una di AVVENTURE limitandosi solo a capovolgere ogni precedente assunto, facendo così come quel tale che, avendo un buco in una calza la rivoltò credendo che dall’altra parte fosse sana. Né si vorrebbe che l’esperimento di una nuova idea di un’inedita democrazia liberale dovesse concludersi con una totale eclissi della stessa democrazia liberale, con tutto il suo cinico corteo di lacchè e di corifei magari diventati nel frattempo padroni. Che lo si voglia ammettere o meno, tutto ciò non è che il frutto avvelenato di tante stagioni aspre, tra cui quella appena trascorsa, di questa STANTIA REPUBBLICA, con la sua guancia sinistra macchiata da una grossa voglia di topo e un odore di muffa e di miseria morale che si espande nell’aria, una Repubblica in cui tanti sono saliti allo zenit del firmamento politico grazie ai loro difetti morali ma solo pochi ne sono discesi grazie alle loro qualità intellettuali, una “REPUBBLICA DEL SUD”, diventata infatti tale ma già nata tra equivoci e contraddizioni, che ora rischia definitivamente di naufragare miserevolmente, in una tragicommedia folle, contro scogliere irte e impossibili.

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