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La festa è finita … e i sanseveresi rimangono!

Passata la festa, non ci si può davvero lamentare, il bel tempo, il sole e soprattutto le preghiere alla nostra Madonna del Soccorso, hanno permesso di festeggiare, brindare, strafare, ecc. ecc. Durante la festa i sanseveresi sembrano

vivere in un mondo a parte, lontano da tutto e tutti, concentrato esclusivamente sul programma, sulle processioni e sulle batterie del giorno. Non ci si chiede perché e come, si vive con l’orologio sembra in vista per non perdersi niente, ma proprio niente. E quest’anno i botti sono stati più forti del solito, i fujentes più allenati che mai, ma come faranno a correre così velocemente, a schivare gli ostacoli, insomma ad essere nel giro di un anno atleti di corsa campestre?il bello è che quando(come nel mio caso) segui le varie batterie nei vari rioni non proprio da vicino, ma nemmeno da lontano, riesci a notare tanti piccoli ma importanti particolari, il primo fra tutti vedere persone (al di sopra di ogni sospetto)che in realtà corrono coi i fujentes. Mi spiego. Per tutto l’anno hai un’idea di una persona, ma poi durante la festa crolla improvvisamente una convinzione per convincerti di un’altra, totalmente diversa. Che sia uomo o donna, che sia un ragazzino o un fighetto, che porti giacca e cravatta o semplicemente dei jeans, sotto i fuochi puoi beccare la gente più disparata, tanto da fare una vera indagine sociologica. Questo spiegherebbe la tendenza che abbiamo, nonostante emancipati, grandi, informatizzati, ad abbandonarci ad istinti atavici(in questo caso il brivido del botto sulla schiena), il brivido del botto sulla schiena), a riallacciarsi ad una cultura passata, popolare, lontana, mentre durante la quotidianità dobbiamo obbedire, soccombere, lavorare, riuscire, abbozzare, resistere, pagare, etc. Noi che spesso nei ruoli sociali e professionali stiamo stretti, che ci godiamo la festa e vorremmo che durasse all’infinito, noi che anche se la festa è finita rimaniamo qui, ancorati, radicati, insomma sanseveresi. La cittadinanza però non si rassegna alla fine, il programma dei fuochi infatti non finisce per ora, quasi a permetterle di vivere sulla scia delle grandiose batterie della domenica e del lunedì, ma senza vivere di ricordi, perché i botti non sono terminati. Come si dice, ogni scusa è buona, e si sa non siamo molto inclini a festeggiare per breve tempo, la fiera s’è n’è andata già ad Apricena, ma la festa può essere prorogata. Ciò che rimane sono i soliti problemi:portare il pane a casa, tirare a campare, convivere con la criminalità, accettare la sporcizia e le aiuole devastata, fare footing sull’asfalto, chiudere un occhio sul nepotismo e le raccomandazioni, fare la raccolta differenziata mentre gli altri chissà, convivere con la maleducazione, coi bulli del parco giochi della villa comunale, assistere ai teatrini politici, leggere notizie e nomi a metà da chi non ha il coraggio di firmarsi etc. etc.


ELISABETTA LEONE

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