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LA PAURA DELLA FIRMA E LA MEDICINA DIFENSIVA

Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri, diceva Voltaire.
Ma il funzionamento ottimale dell’apparato burocratico e il livello di prestazione sanitaria che garantisce un Paese, sono la vera cartina di tornasole dell’efficienza di una Comunità di individui.
La dilagante critica verso la classe dirigenziale amministrativa e il divampante malcontento verso il
comparto medico ha portato a due fenomeni paralleli: rispettivamente la c.d. “paura della firma” e la
“medicina difensiva”.
La prima vede protagonista il funzionario che, timoroso di incorrere in sanzioni disciplinari e contabili, tiene una serie di condotte omissive, che ostacolano il normale agire dell’Amministrazione, al solo fine di evitare imputazioni a titolo risarcitorio.
La seconda, il c.d. fenomeno della medicina difensiva, si verifica quando i medici prescrivono extra test, procedure diagnostiche ultronee o visite superflue, per scongiurare qualsiasi addebito di responsabilità per mancata diagnosi; oppure evitano pazienti o trattamenti ad alto rischio, per ridurre la loro esposizione ad un giudizio di responsabilità per “malpractice”.
È di palmare evidenza che comportamenti di tal fatta portano all’immediata “paralisi” del comparto
amministrativo e medico.
La cultura del terrore che minaccia aspre sanzioni in caso di errore, non porta ad un maggior grado di
attenzione e diligenza ma all’inibizione dei destinatari dell’avvertimento che, spaventati, preferiranno non far nulla piuttosto che fare, col rischio di essere puniti.
D’altronde la storia racconta che già Alessandro Magno, circa 2500 anni fa, ferito in battaglia, non riuscì a trovare nessun medico che intervenisse per asportargli la freccia dal braccio perché tutti spaventati dalle conseguenze che avrebbero patito in caso di esito negativo dell’operazione: il re della Macedonia dovette garantire, a più riprese, l’impunità al medico che si offrisse di operarlo per trovare un volontario (tale Critobulo) che se ne prendesse cura.
Uno Stato severo e inflessibile che punisce per colpe anche lievi, non produrrà una maggiore efficienza di servizi.
Occorre ridare lustro alla classe dirigenziale e accertarne, umilmente, i fisiologici errori.

AVV. MAURO CASILLO

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