L’analfabetismo motorio
Rubrica sportiva a cura di Fabio Basile Dottore in Scienze Motorie
L’analfabetismo motorio rappresenta una delle problematiche più insidiose della società contemporanea, una condizione emergente che descrive l’incapacità dei bambini e dei giovani di eseguire i movimenti coordinati di base che costituiscono l’alfabeto corporeo dell’essere umano. Correre in modo armonico, saltare una corda, lanciare e afferrare una palla o mantenere l’equilibrio non sono più competenze scontate, bensì abilità sempre più rare tra le nuove generazioni. Le cause di questo fenomeno sono radicate nelle profonde trasformazioni del nostro stile di vita. La prima e più evidente causa è la pervasività della tecnologia digitale, che ha sostituito il gioco dinamico con l’intrattenimento passivo degli schermi. I bambini trascorrono ore seduti, immobilizzando un corpo che biologicamente è strutturato per muoversi. A questo si aggiunge un’urbanizzazione spesso ostile all’infanzia, in cui la scarsità di spazi verdi accessibili e la scomparsa dei cortili hanno cancellato i luoghi d’incontro spontanei. Anche l’iperprotezione genitoriale gioca un ruolo decisivo: la paura che i figli possano farsi male limita le occasioni di sperimentazione autonoma, privandoli di un feedback propriocettivo fondamentale. Le conseguenze di questo deficit non si limitano alla sfera fisica, con l’aumento di peso e posture scorrette, ma si riflettono pesantemente anche sugli apprendimenti scolastici e sulla salute emotiva, manifestandosi con scarsa autostima, fragilità relazionale e difficoltà di concentrazione. Per contrastare l’analfabetismo motorio è necessario un cambiamento collettivo che rimetta il corpo al centro dell’esperienza quotidiana. Le famiglie devono impegnarsi a ripristinare il tempo del gioco libero all’aria aperta, inteso come un diritto biologico inalienabile. È fondamentale promuovere la camminata nei tragitti casa-scuola e ridurre drasticamente il tempo trascorso davanti ai dispositivi elettronici. Parallelamente, la scuola e le istituzioni devono investire sulla qualità dell’educazione fisica fin dalla scuola dell’infanzia, introducendo pratiche mirate e laboratori di psicomotricità capaci di risanare la frattura tra mente e fisicità attraverso il piacere dell’azione guidata. Solo restituendo ai minori lo spazio, il tempo e la libertà di muoversi potremo garantire loro una crescita sana, armoniosa e psicologicamente sicura.



