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LE RIFLESSIONI DI PRIMIANO CALVO SULLA GARA PER IL SERVIZIO DI MENSA

Altro che riflessioni, è un’entrata a gamba tesa quella dell’ex presidente del consiglio comunale sulla gara per l’affidamento  del servizio di mensa scolastica a San Severo. E’ risaputo nel mondo del calcio che l’entrata a “gamba tesa” è un’azione fuori dalle regole del gioco ed è di quel giocatore che è in affanno

 

e che non sa come fermare l’avversario in possesso di palla,  proprio come lui fa in questa occasione, non avendo alcun argomento valido per raggiungere il suo obiettivo. Infatti non può non sapere l’avvocato Damone che nei contratti pubblici non esistono proroghe automatiche da ormai svariati anni.

E’ singolare la richiesta di proroga dell’appalto del servizio di mensa finalizzata a favorire l’attuale gestore.  Non si spiega il suo grossolano tentativo di avventurarsi in una critica ai costi del servizio: egli afferma che attualmente il servizio costa al comune € 3,90 IVA esclusa per pasto, mentre nel bando è previsto un costo di € 4,25 IVA esclusa per pasto, volendo con ciò dimostrare che ci sarebbe un aggravio di spesa per le casse comunali. In realtà le offerte economiche nelle gare pubbliche sono al ribasso. A chiunque, pur non conoscendo le leggi in materia,  sarebbe bastato dare una lettura al bando di gara per capirlo.

Le leggi italiane in materia sono improntate sui principi di trasparenza, libera concorrenza, imparzialità, parità di trattamento.

Anche Miglio è intervenuto  in modo spropositato sulla questione. Il candidato sindaco afferma che per migliorare il servizio di mensa scolastica i pasti devono essere preparati in loco e che il tempo di consegna massimo entro un arco di 60 minuti è a sfavore della qualità del servizio. Ma Miglio ha dimenticato di essere il firmatario di una interrogazione consiliare con cui chiedeva di  rivedere il bando per l’affidamento del servizio di mensa scolastica che, nella sua prima stesura, prevedeva che i pasti dovessero essere preparati presso un centro  di cottura in San Severo. Ma non è sempre Miglio che nella stessa interrogazione afferma: “per garantire la massima pluralità dei soggetti partecipanti alla gara, basterebbe richiamare il DPR 327/80 (art.31) che disciplina le modalità e le temperature dei pasti al momento della consegna ai soggetti fruitori e quindi non prevede alcuna obbligatorietà di avere un Centro di Cottura nel Comune”?

Perchè Miglio ora ha cambiato idea? A quale principio si è “ispirato”?   Sarà perché ora appartiene a una nuova “scuderia” e le disposizioni ricevute sono diverse e lui è uomo aduso ad “obbedir tacendo”?

Si vanta di portare avanti il “bene comune” ma ha una idea alquanto confusa di come portarlo avanti, forse  accecato solo dal “Comune” e non certo dal bene per  i cittadini di San Severo.

Primiano Calvo

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