MORTE DI LUCIA SALCONE, IL CASO APPRODA DAVANTI ALLA CORTE D’ASSISE: 150 TESTIMONI NEL PROCESSO A CALIENDO

L’imprenditore sanseverese presente alla prima udienza. I genitori e i cinque fratelli della vittima si sono costituiti parte civile. Il 6 novembre saranno ascoltati i primi investigatori
FOGGIA – Dalla notte del rogo lungo la Provinciale 13 all’aula della Corte d’Assise. È iniziato questa mattina a Foggia il processo a carico di Ciro Salvatore Caliendo, l’imprenditore vitivinicolo di San Severo accusato dell’omicidio volontario premeditato della moglie Lucia Salcone, morta il 27 settembre 2024 all’interno della Fiat 500L distrutta dalle fiamme nelle campagne sanseveresi.
Caliendo, detenuto dal 23 febbraio scorso, era presente in aula ed è assistito dagli avvocati Michele Laforgia e Simone Moffa. Davanti alla Corte presieduta dal giudice Talani sono state affrontate le questioni preliminari, definite le costituzioni di parte civile e presentate le richieste istruttorie.
I genitori e i cinque fratelli e sorelle di Lucia Salcone hanno scelto di prendere parte al procedimento come parti civili, rappresentati dagli avvocati Michele Calvano e Angela Anna Nobile. Non si sono invece costituiti i figli della coppia, anch’essi presenti in Tribunale. Al termine dell’udienza, la Corte ha consentito loro di avvicinarsi brevemente al padre per un saluto.
Il dibattimento si preannuncia particolarmente complesso. Nelle liste depositate dalle parti compaiono complessivamente circa 150 testimoni: familiari, investigatori, consulenti e specialisti chiamati a ricostruire ogni passaggio della vicenda. La Procura ha inoltre chiesto la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte durante le indagini e l’esame dello stesso imputato.
Al centro del processo ci saranno due ricostruzioni radicalmente opposte. Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Sabrina Cicala, Lucia Salcone sarebbe stata colpita alla testa e successivamente avvolta dalle fiamme mentre si trovava ancora viva all’interno dell’automobile. L’incendio, provocato attraverso una miscela di benzina e gasolio, sarebbe poi stato presentato come la conseguenza di un incidente stradale.
Caliendo ha sempre respinto questa ipotesi, dichiarandosi innocente e sostenendo che la morte della moglie sia stata provocata da un tragico sinistro. Saranno quindi le consulenze medico-legali, gli accertamenti sulla vettura, le intercettazioni e le testimonianze raccolte dagli investigatori a misurarsi in aula.
La prossima udienza è stata fissata per il 6 novembre alle 9.30. Saranno ascoltati i primi cinque appartenenti alla Polizia Stradale impegnati nelle indagini. Ulteriori udienze sono già state calendarizzate per il 4 e il 18 dicembre.
La famiglia d’origine di Lucia, attraverso i propri legali, chiede che il processo accerti pienamente quanto accaduto e che venga rispettato il dolore di chi ha perso una figlia e una sorella. Spetterà ora alla Corte d’Assise stabilire se quella notte si consumò un incidente, come sostiene la difesa, oppure un omicidio premeditato, come contestato dalla Procura. Per l’imputato resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.



