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PAULOWNIA CLONE 112®, PIANTA OTTIMA PER BIOMASSA

La Future Green srl di Torremaggiore (Fg), che detiene in Italia l’esclusiva del marchio registrato, ne propone la coltivazione ad agricoltori interessati

La Paulownia clone 112®, pianta arborea per l’industria del legno, è un’ottima risorsa anche per la produzione di cippato, impiegabile per ottenere energia elettrica e termica tramite gassificazione, pirolisi o minipiroscissione e tra i materiali a minor

 

contenuto di ceneri, azoto e zolfo. È quanto sostiene Felice Di Pumpo, titolare con Simona Rosito della Future Green srl di Torremaggiore (Fg), che detiene in Italia l’esclusiva del marchio registrato di tale clone e ne propone la coltivazione ad agricoltori interessati.

«La Paulownia, pianta arborea conosciuta anche con il nome di “albero della Principessa”, è comparsa in Europa agli inizi del 1800, importata dalla Compagnia delle Indie orientali. Numerosi studi hanno cercato di adattare la Paulownia ai diversi climi per promuoverne la coltivazione in tutto il mondo, per il rimboschimento, l’utilizzo del legno e la produzione di energia, dimostrando che costituisce sicuramente un’alternativa valida alle colture agricole su terreni semi-aridi. Il valore industriale e commerciale che possiede questa pianta consiste principalmente nella rapida crescita, notevolmente maggiore rispetto ad altre specie. Tra gli altri benefici ricordo l’eccellente qualità e bellezza del legno, la capacità di recupero dei terreni abbandonati e/o degradati attraverso il rimboschimento e di controllo e stabilizzazione dell’erosione grazie al profondo apparato radicale, la considerevole produzione di biomassa, la capacità di fissare CO2 e il valore ornamentale».

Studi genetici sulla selezione varietale della specie Paulownia elongata, iniziati nel 1972, hanno prodotto il clone 112® a rese particolarmente elevate di biomassa e di materia prima ideale per l’industria del legno. «La Paulownia clone 112® – spiega Di Pumpo – può essere messa a dimora in qualsiasi terreno, anche incolto, tranne che in terreni paludosi o con molta acqua (può crescere anche con altre colture, soprattutto piantagioni basse, meglio se leguminose). Le piantine, ottenute per micropropagazione, vanno piantumate nel periodo primaverile in terreni lavorati e concimati in precedenza. La struttura della piantagione varia a seconda dell’obiettivo finale desiderato: per la produzione di legname, e solo secondariamente di biomassa, si adotta il sesto di 4 x 4 m, con 600 piante/ha, e persino più ampio (4 x 5 m, ecc.); invece per la produzione esclusivamente di biomassa il sesto consigliabile è 2 x 3 m (con 1.666 alberi/ha) o più stretto. Anche la coltivazione si diversifica a seconda dell’utilizzo finale: se l’obiettivo é ottenere legno per l’industria del semilavorato l’irrigazione deve essere compiuta 1-2 volte a settimana, soprattutto durante il primo e secondo anno di crescita, con almeno 900 m³/ha, per raggiungere buone rese finali a ettaro; nel secondo caso si riducono le quantità di acqua e si aumentano i turni irrigui (si aumenta il numero dei turni irrigui o si allungano i turni irrigui?). È consentito concimare durante i primi due anni, con dosi approssimative di 400 g/pianta di fertilizzante a base di azoto, benché sia un fattore che non produce significative differenze nelle produzioni finali. La pianta non si può riprodurre in quanto i semi sono resi sterili, quindi non è una specie invasiva».

La produzione di legno per l’industria prevede, dopo 6-8 mesi dall’impianto, il taglio tecnico del primo pollone, di 4-5 cm di diametro. «Dopo il taglio la piantina produrrà nuovi germogli: se ne selezionerà uno da cui si otterrà la nuova pianta, il cui tronco crescerà poco ramificato, perfettamente dritto per almeno 5 m, favorendo la produzione di legname di tipo A. Nel primo anno di vita della pianta definitiva (6-8 mesi + 1 anno dall’impianto), essa cresce già a un’altezza ideale per la produzione di legno per industria, formando un tronco di 4-5 m di altezza, diametro di 8-10 cm, privo di nodi. In questo periodo occorre evitare che il terreno si riempia di erbe infestanti. In zone aride nel periodo caldo si somministra acqua (6-9 m³/ha/settimana). Nel secondo anno di vita (dopo il taglio tecnico) la pianta definitiva arriva a un’altezza di 6-8 m e a un diametro di 16-20 cm. In questo periodo nelle zone aride si somministra acqua (6-9 m³/ ha/settimana) nel periodo caldo, si tagliano eventuali rami cresciuti sotto i 6 m, si evita che il terreno si riempia di infestanti. Nel terzo anno di vita (sempre dopo il taglio tecnico), la pianta definitiva arriva a un’altezza di 10-12 m e a un diametro 26-30 cm. Ora la pianta ha un tronco ideale di 6-7 m per l’industria, con ridotta conicità, quindi con pochissimo sfrido per realizzare tavolame, travi, manufatti, ecc., mentre tutto quello che risulta essere scarto è impiegabile come biomassa. Al terzo anno, dopo il taglio, la radice produce un nuovo pollone che si taglia dopo ulteriori tre anni e ciò si ripete al nono anno. Dopo il primo taglio l’albero crescerà ancora più veloce per ulteriori due cicli triennali. Quindi il ciclo produttivo è ripetibile per almeno tre volte; poi le radici possono essere estratte e impiegate come biomassa».

La piantagione di Paulownia per biomassa necessita di meno lavorazioni rispetto a quella per l’industria del legno. «Ad esempio non sono necessari il taglio a 6-8 mesi di vegetazione per fortificare le radici e il taglio dei rami al di sotto dei 6 m. Il sesto di impianto è più stretto (non più di 2 x 3 m), la raccolta è meno onerosa. Il primo ciclo dopo l’impianto dura tre anni, poi la raccolta si fa ogni due anni (quanti cicli in totale?). La quantità raccolta al taglio è di 40-70 t/ha, con umidità al taglio del 30% e dopo 30 giorni inferiore al 15%. Un’analisi comparativa effettuata tra la Paulownia a 10 anni dalla piantumazione, con sesto di impianto di 4 x 4 m (600 piante/ha), e il pioppo di 14 anni, con sesto di 6 x 6 m (242 piante/ha), ha mostrato che la Paulownia presenta un diametro del tronco maggiore rispetto al pioppo (circonferenza media finale a 1,4 m di altezza dal suolo pari a 135 cm contro 120 cm), oltre a una maggiore quantità di massa legnosa prodotta (60 m³/ha contro 20,7 m³/ha)».

(Quanto sotto riportato riguarda la produzione di legno da industria. La Future Green fa contratti anche per la produzione di biomassa? Quindi ritira la biomassa? Oppure l’agricoltore trova egli un mercato o la può utilizzare per una propria centrale a biomassa? Per la produzione di biomassa le piantine anno lo stesso costo, 12,00 €/ciascuna?)

La Paulownia clone 112® è acquistabile esclusivamente dalla Future Green srl, che detiene, oltre all’esclusiva del marchio registrato, il controllo della produzione. «La Future Green fornisce le piantine con certificato di garanzia di origine e passaporto europeo. Essa cura il taglio e il ritiro del prodotto pronto, come pure del materiale di risulta (polloni alti 2,5-3,5 m e con diametro di 6 cm) e delle radici alla fine del ciclo. Nel contratto di fornitura delle piantine è prevista la loro sostituzione, in caso di moria non dovuta a negligenza dell’acquirente. Il costo d’impianto è costituito dal costo di fornitura delle piantine, pari a 12,00 € ciascuna: con il sesto di 4 x 4 m, in un ettaro occorrono circa 600 piantine, per un costo a ettaro di circa 7.200,00 €, incluse Iva e garanzia fideiussoria per il ritiro del prodotto pronto. Per ogni albero pronto per il taglio di Paulownia clone 112® l’agricoltore ottiene 25,00 €, pari a un ricavo totale a ettaro di 15.000,00 € a taglio. Il prezzo è riferito a tutta la pianta, compresi rami e ramaglie, in grado di dare un tronco con lunghezza minima di 6 m e diametro minimo di 28 cm. Il ritiro del materiale e il prezzo sono a totale carico della Future Green».

Marcello AntonioAmoroso

SCHEDA (per box)

L’“ALLUMINIO DI LEGNO”

Il legno ricavato dalla Paulownia clone 112®, noto come “alluminio di legno”, presenta eccellenti caratteristiche: resistenza alla torsione, alla contrazione e in genere alla deformazione; durezza; leggerezza (30% in media di più rispetto a qualsiasi altro legno paragonabile); mancanza di nodi per oltre il 70% del tronco; colore chiaro; potere calorifico di 3680 KJ. «La Paulownia clone 112® riesce a crescere in tre anni, producendo un fusto alto 10-12 m e con diametro medio superiore a 26 cm. Del tronco si può utilizzare per l’industria del mobile la parte fino a 5-6 m, costituita da legno dritto e senza nodi, di categoria A. La notevole restante è impiegabile come biomassa e combustibile. La pianta si rigenera dalla radice per almeno altri due cicli, raggiungendo la maturità del legname ancora al sesto e al nono anno, ottenendo quindi tre tagli in nove anni. Alla fine del terzo ciclo si rimuove dal terreno la ceppaia con l’apparato radicale, che è utilizzabile come biomassa».

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SCHEDA (per box)

SPECIE OTTIMA PER ASSORBIRE CO2

La Well Foresty Worldwide – Carbon Emission ha riconosciuto la Paulownia specie vegetale ottima per assorbire anidride carbonica e restituire ossigeno nell’atmosfera, dichiarandola pianta per il futuro dell’umanità grazie alle sue capacità di sviluppo e rigenerazione. «La quantità di CO2 fissata dall’apparato fogliare di Paulownia a 17 mesi di età è stata stimata intorno a 11 tonnellate a ettaro, considerando che il contenuto di carbonio della specie è del 49,5%. Questi valori sono estremamente considerevoli se vengono comparati con altre specie di rapida crescita che si sviluppano nelle stesse condizioni».

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