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Sicurezza: Questa icona offusca l’immagine vera che a San Severo va riconosciuta di comunità perbene

Il delicato tema dell’ordine e della sicurezza pubblica su questo territorio rappresenta da tempo uno dei temi vitali per la vita della nostra comunità e da esso ridiscende una serie di altre questioni che ne condizionano la crescita. Insiste, infatti, il doloroso convincimento che tra le connotazioni di San Severo via sia purtroppo un’attitudine al crimine da parte di più cittadini. Questa icona offusca l’immagine vera che a San Severo va riconosciuta di comunità per bene, dedita al lavoro, imperniata sulla famiglia e sui valori delle civiltà sane. San Severo vive le sue tradizioni religiose con particolare fervore, utilizza le risorse della terra con alacre dedizione. San Severo lavora, studia ed è dedita alle arti e allo sport. I cittadini pagano le tasse a fronte di servizi che lo Stato deve erogare, tra i quali quello rivolto a garantirne l’incolumità e la integrità del loro patrimonio. Se questo servizio non viene adeguatamente erogato, il cittadino è fortemente creditore nei confronti dello Stato ma lo Stato chiede anche che le Amministrazioni locali collaborino fattivamente sia attraverso organi a ciò preposti, come la Polizia Locale, e sia con una intelligente attenzione alla cause che generano la criminalità. Quanto è accaduto di recente dimostra un deficit operativo del potere centrale ma anche una colpevole disattenzione alle cause che hanno generato questo inaccettabile picco della criminalità. Siamo convinti che se da tempo si fosse prestata attenzione alle più volte denunciate forme di contiguità tra la criminalità e la parte sana della città, se fossero stati recisi i canali di alimentazione psicoemotiva che hanno anche indirettamente favorito il convincimento che qui tutto è possibile, sicuramente sarebbe venuto meno l’humus che ha generato il diffondersi dell’adesione al crimine o l’incentivazione di quello già esistente. Credo che gli assessori preposti alla istruzione, alla sicurezza, alla cura delle famiglie e dei giovani abbiano il dovere di proporre un intelligente progetto sociale volto alla sensibilizzazione delle coscienze verso la cultura della legalità, della convivenza civile e oggi i gestori della cosa pubblica devono avere l’onestà intellettuale di accollarsi una parte della responsabilità di quanto accaduto quale manifestazione di profondo disagio sociale destinato a permanere. Infatti le Forze di Polizia possono prevenire e reprimere ma non sono preposte all’amministrazione dei problemi sociali. Di più: se una parte della cittadinanza disperata, priva di lavoro o non educata ad esso, priva di cultura e non avviata ad essa, abituata a risolvere il quotidiano con la tracotanza, il sopruso, lo stupefacente e la ludopatia, se costoro percepiscono di vivere in una società corrotta, senza riferimenti morali, se consolidano l’idea che solo il compare politico può risolvere il problema della sopravvivenza con il trucco amministrativo o l’acrobazia elettorale, allora ci ritroveremo di fronte a delinquenti convinti di essere a ciò legittimati, loro non diversi dagli altri, loro come chi li comanda. Provate a chiedere ai giovani per bene, quelli che studiano, quelli che lavorano e saprete che pochissimi di loro hanno fiducia in chi tiene le redini del comando. Se questo pensano i giovani, provate a immaginare quali sensi di colpa può farsi chi punta una pistola a un farmacista o chiede il pizzo ad un imprenditore. Quando sentiamo l’ululato delle sirene vuol dire che lo Stato ha perso anche se nella volante c’è un arrestato. Vuol dire che non ha funzionato la prevenzione, vuol dire che qualcuno è ricorso al crimine. Vuol dire che il problema è esploso perché già c’era. Non siamo per il lavaggio in famiglia dei panni sporchi. Siamo d’accordo sull’accorata richiesta di efficace intervento ora e qui ma non condividiamo l’alimentazione di una immagine nefasta di questa città, ormai indicata dai media non già come la terra del vino pregiato e dell’olio buono ma quella delle rapine e del Sindaco costretto a minacciare l’incatenamento per farsi ascoltare dal suo compagno politico. Il risultato della presenza stabile in Capitanata del Nucleo Anticrimine, di stanza a San Severo, consolida l’operatività della stessa forza di Polizia già molto spesso qui in regime di missione, con i risultati che conosciamo. Ciò conferma che la presenza delle divise sul territorio conforta il cittadino e lo rassicura ma non risolve il problema che invece si annida nella soluzione di un risveglio sociale guidato da una politica attiva e sana, soprattutto competente ed esperta nei vari settori che non tollerano più presenze dovute a mere assegnazioni numeriche in risposta ai contributi in termini di voti raccolti alle elezioni. Siamo addolorati nel ritrovarci qui a discutere di una questione che dubitiamo possa risolversi con la forza piuttosto che con l’intelligenza, con le divise piuttosto che con la politica sana e lungimirante, con le esternazioni mediatiche che recano disdoro alla città e ci auguriamo che questa brutta esperienza ci aggreghi tutti verso un progetto di risveglio morale collettivo che non sia sospinto dalla reazione all’aggressione da parte della malavita ma dalla voglia di restituire San Severo ad un clima sereno come spetta a tutti gli agglomerati urbani dediti al lavoro e alla cultura.

Rosa Caposiena Consigliere Comunale

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