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San Severo, barriere architettoniche: nel 2026 l’accesso resta un privilegio

A San Severo, nel 2026, entrare in un negozio o in un ufficio può ancora trasformarsi in un ostacolo insormontabile per chi ha difficoltà motorie. Non si tratta di casi isolati, ma di una realtà diffusa che continua a escludere, di fatto, cittadini costretti all’uso di stampelle o carrozzine.

Eppure le norme esistono, così come i finanziamenti destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche. Eppure esistono associazioni che, almeno sulla carta, dovrebbero tutelare i diritti delle persone con disabilità. Ma la quotidianità racconta altro: ingressi con scalini, accessi impraticabili, assenza totale di soluzioni alternative.

Il problema non riguarda soltanto gli uffici pubblici, ma soprattutto il mondo dei privati: attività commerciali, bar, ristoranti e servizi aperti al pubblico che, ancora oggi, si presentano con evidenti barriere all’ingresso. Se per gli immobili più datati si può parlare di difficoltà strutturali, ciò che sorprende – e preoccupa – è la scarsa attenzione nelle nuove aperture, dove l’accessibilità dovrebbe essere un requisito ormai scontato.

Non è solo una questione tecnica o normativa. È una questione di rispetto. Perché ogni scalino non superato non è solo cemento: è un limite imposto, è un’esclusione silenziosa.

E allora la domanda diventa inevitabile: possibile che nel 2026 l’accesso ai luoghi pubblici sia ancora una concessione e non un diritto?

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